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Condannato primario “Rummo” per mobbing

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novembre 2, 2009 by admin

Una nuova bufera si abbatte sul mondo della Sanità a Benevento, già sconvolto dagli ultimi eventi di cronaca politica e giudiziaria : il mobbing. A infliggere il colpo di grazia, stavolta, è stato il Giudice del Lavoro, dott.ssa Anna Carla Catalano, che, con una sentenza ‘storica’, pubblicata nei giorni scorsi, ha condannato un noto primario [M.F.] dell’Ospedale ‘Rummo’, in solido con l’Azienda Ospedaliera, a risarcire il danno da mobbing a un medico, P.S., che ha prestato servizio presso il nosocomio beneventano dal 1996 al 2004, allorquando lo stesso si vedeva costretto, suo malgrado, a chiedere il trasferimento, giacché stremato dal terrorismo psicologico esercitato nei suoi confronti sul luogo di lavoro.

Di qui la richiesta risarcitoria, accolta dal Giudice del Lavoro che, all’esito dell’istruttoria, riconoscendo che il dott. S. è stato “oggetto di mobbing ad opera del Primario del reparto” presso cui operava, ha riscontrato, nel caso di specie, “un quadro non solo di aggressività, ma anche di particolare denigrazione nei confronti del S., e soprattutto un’evidente violenza morale finalizzata ad emarginarlo dall’ambiente di lavoro, costringendolo poi a chiedere il trasferimento presso l’ASL di Napoli”, come si legge nella sentenza. Il tutto con il concorso del ‘gotha’ dell’ Azienda Ospedaliera, che ha “partecipato, o quantomeno volontariamente non impedito alcune delle attività mobbizzanti” poste in essere dal primario in danno del sanitario. D’altra parte, “le aggressioni verbali, seguite da malori refertati in Pronto Soccorso, l’apposizione per iscritto su cartelle cliniche di rilievi sull’operato del medico e la contestazione di errori pretestuosi, finanche nelle stanze di degenza, l’imposizione dell’argomento oggetto di aggiornamento professionale e l’assegnazione al solo dott. S. di un tutor, con l’incarico di redigere note di merito, l’esclusione da un’attività per la quale lo stesso aveva maturato all’estero titoli specifici e particolari competenze, a vantaggio di colleghi più giovani e non titolati, la modifica improvvisa e immotivata dei turni di servizio del solo dott. S., la negazione di permessi, l’isolamento dal contesto lavorativo e l’adibizione ad un’attività ambulatoriale da svolgersi tutti i giorni in un padiglione separato e lontano dal reparto, la redazione di una scheda di valutazione negativa sull’operato del medico in violazione del principi stabiliti dalla contrattazione di categoria sono condotte integranti il cd. mobbing, perpetrate per circa un anno e mezzo dal primario in danno del dott.S.”, come rilevano gli avvocati Ferdinando Di Cerbo e Stefania Angelone, legali del sanitario. Anche la finalità tipica di tale fenomeno, che è quella di “escludere il lavoratore dal contesto lavorativo di riferimento”, è emersa in tutta la sua gravità, atteso che “il primario è arrivato a sottoporre ai sanitari del reparto la sottoscrizione di una lettera di biasimo nei confronti del collega, consigliando, altresì, di limitare i contatti con quest’ultimo”.
Il terrorismo psicologico sul luogo di lavoro ha cagionato, peraltro, al dott. S. una grave sindrome ansioso depressiva, che gli ha impedito di prestare servizio per lunghi periodi, “acuita dall’atteggiamento omissivo ed ostruzionistico dell’Azienda Ospedaliera, che non ha adottato le opportune misure e cautele atte ad impedire al primario di continuare a perseverare nell’azione mobbizzante”, come si legge nella sentenza. Si tratta, dunque, di un fatto gravissimo proprio perché “la vicenda ha trovato la sua ambientazione in un reparto ospedaliero, dove l’obiettivo prioritario dovrebbe essere la cura dei pazienti ivi ricoverati !”
La vicenda del dott. S. riaccende i riflettori sulla necessità di una legge che disciplini il mobbing, fenomeno che si sta diffondendo sempre più nella realtà lavorativa, sia pubblica che privata, trovando terreno fertile anche nel Sannio.


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