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Ricordato dalla Provincia l’Olocausto degli ebrei

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gennaio 27, 2010 by admin

Il Consiglio provinciale di Benevento ha ricordato oggi l’Olocausto degli ebrei nella “Giornata della Memoria”.
Alla riunione erano presenti il presidente del tribunale, Rocco Carbone, autorità militari e don Nicola De Blasio, in rappresentanza dell’arcivescovo mons. Andrea Mugione.
Presenti anche gli allievi Lucia Amato, Alessandra Renis, Morgan Rinaldi, Renato Frangiosa, Claudio De Minico. Simone Razzano, Vincenzo Mercaldi e Nicola Iarusso in rappresentanza degli alunni del liceo Classico “De La Salle” di Benevento, accompagnati dalla docente Enza Nunziato: gli studenti hanno letto un componimento della stessa Nunziato sulla Shoah dal titolo: “Ricordi della Shoah. Storie di un altro Millennio”, tratto da “La deportazione dei carabinieri nei lager” ed una sua poesia originale.
La riunione del Consiglio provinciale di Benevento è cominciata con un minuto di silenzio in onore delle vittime della Shoah. I lavori sono stati introdotti da un discorso del presidente del Consiglio Giuseppe Maria Maturo che ha contestato l’opinione secondo la quale il “Giorno della Memoria” sia da ritenere solo una occasione rituale e protocollare.
In realtà, ha detto Maturo, da più parti si levano voci che negano quanto avvenuto contro gli Ebrei prima e durante la Seconda Guerra Mondiale ad opera del nazi-fascismo: proprio per tale ragione, ha concluso Maturo, la Giornata della Memoria di quella immane tragedia è un evento necessario per consegnare alle giovani generazioni un forte ammonimento perché quanto successe allora non abbia mai più a ripetersi.
E’ stata quindi presentata dagli allievi del De La Salle una drammatizzazione sulla deportazione verso la fine della Seconda Guerra Mondiale di alcuni Regi Carabinieri che, in quell’epoca terribile, si rifiutarono di obbedire agli ordini ricevuti di perseguire gli Ebrei.
I militari, “nei secoli fedeli”, si trovarono combattuti tra i doveri imposti dall’ossequio formale alla legge e dal giuramento all’Arma ed al Re, da un lato, e quelli dettati dal rispetto dei valori etici e morali, superiori a qualsiasi legge scritta.
I Regi Carabinieri deportati si affidano, nella drammatizzazione, alla misericordia divina essendo, così dicono disprezzati per opposti motivi politici da tutti, sia dai fascisti che dai partigiani. La drammatizzazione si è conclusa con una poesia inedita di Enza Nunziato.
E’ stato quindi proiettato un breve filmato realizzato dagli stessi allievi del Liceo beneventano sullo stesso argomento con testimonianze dei protagonisti del tempo.
Don Nicola De Blasio ha letto quindi un messaggio di mons. Mugione. L’arcivescovo ha affermato che la vicenda delle persecuzioni ebraiche segna un “punto di non ritorno” per l’Umanità: le conquiste scientifiche e tecnologiche di quel tempo servirono per distruggere un popolo.
“Da quei terribili eventi – ha scritto mons. Mugione – nacque tuttavia la consapevolezza di impedire in futuro simili nefandezze. La Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo delle Nazioni Unite nel 1948 è difatti un grande passo in avanti in questo senso; lo stesso processo fondativi dell’Europa si sostanzia proprio sul rispetto della dignità umana che fu calpestata in germani, in Itali, in Polonia e in altri Stati”.
“Ma – si è chiesto mons. Mugione – qual è il senso della memoria rispetto alla stessa storia? Può esistere una memoria cristallizzata nei musei o relegata tra le pagine dei libri? No, è necessario che l’insegnamento di quelle vicende terribili si concretizzi in comportamenti conseguenti e coerenti affinché non debba ripetersi”.
“La “banalità del male”, il concetto formulata dalla Harendt, è un invito – ha ricordato l’arcivescovo – a conquistare la capacità di pensare, che è si concretizza per esso stesso nel bene, quale valore ideale supremo: il pensiero stesso è il bene, mentre il male è la mancanza di pensiero”.
Attilio Petrillo, segretario territoriale generale della Cisl, ha sviluppato un parallelo tra le situazioni socio-economiche degli Anni Venti e Trenta del secolo scorso e quelle attuali: è necessario oggi come allora, secondo il segretario, attuare una politica ed una pratica di vita dedicate alla tolleranza ed alla solidarietà nei confronti dei più deboli e di quanti sono ai margini della vita civile.
La Giornata della Memoria in questo senso, vivificata di contenuti attuali, può costituire per tutti, anche e soprattutto per i giovani, un momento di forte coinvolgimento.
Pasquale Casciello dell’Associazione di volontariato “Accademia Kronos – Amici animalisti e ambientalisti” ha rievocato il 28 settembre 1943 allorché furono uccisi il padre e il fratello dai soldati tedeschi.
“Ancora oggi – ha detto Casciello – resta la domanda di allora: “perché?”.
“Purtroppo – ha detto Casciello – la Giornata della Memoria non è ancora riuscita ad attenuare egoismi e barbarie ai danni dei diseredati, come i fatti di Rosarno dimostrano”.
Enza Nunziato, intervenendo nel dibattito, ha denunciato una grave mancanza di partecipazione e compostezza in questa Giornata ed ha invocato invece maggiore riflessione su questi temi per consegnare ai giovani degli autentici insegnamenti e non un vuoto rituale, infule ed anzi dannoso.
“I testimoni della Shoah ormai non ci sono più – ha detto la Nunziato – e, dunque, è sempre più necessario che le nuove generazioni sappiano vivificare il passato riportando quale valore autentico nel presente. Molte musiche non sono state eseguite, molte parole non sono state dette, molte storie non sono state scritte in quell’epoca atroce: è compito nostro farle rivivere anche per le future generazioni”.
Avviando gli interventi “interni” all’Assemblea il consigliere provinciale Spartico Capocefalo ha riconosciuto che esiste un calo di partecipazione ed una forte disattenzione nei confronti degli ideali del rispetto della dignità umana, della libertà e della democrazia, unitamente alla stessa condanna dell’antisemitismo ed ha auspicato che il mondo della Scuola incrementi i propri sforzi per ricordare la Shoah.
Angelo Capobianco ha detto che la Giornata della Memoria costituisce una grande opportunità per tutti per un rinnovato impegno a ricordare e riflettere sugli orrori della Shoah.
Gennaro Capasso ha affermato che nel nostro tempo non si sono certo esaurite pratiche e politiche che umiliano l’uomo sia dal punto di vista dei diritti politici che di quelli civili. Si rende necessario pertanto uno scarto in avanti di valori e di impegno per nuove manifestazioni di accoglienza e solidarietà.
Giuseppe Lamparelli ha voluto ringraziare i ragazzi del liceo De La Salle per l’insegnamento da loro generosamente offerto a tutti in materia di rispetto della dignità umana. Il sacrificio di tanti milioni di ebrei, secondo Lamparelli, ha avuto come effetto la costruzione di un mondo più libero e civile, e rispettoso della dignità umana: un percorso che è però ancora in corso e che è ben lungi dall’essere concretizzato, ma che è carico di ancora maggiori valori.
Luca Ricciardi ha ricordato che i giovani vivono oggi in democrazia e libertà: sono, questi, beni preziosi per noi che vengono da un passato di atroci sofferenze.
Questo patrimonio di valori deve essere tramandato dalle giovani generazioni, combattendo ideologie e tecnologie nefaste che vengono dirette contro tanti altri uomini, contro tanti altri popoli.
Paolo Visconti ha espresso la sua indignazione perché, a suo dire, manca in molti il senso ed il valore della solidarietà, dell’amore nei confronti del nostro prossimo, e la stessa pietà. Occorrono nuovi impegni da parte di tutti perché vicende come le morti innocenti di Castelvolturno o Rosarno non passino sotto silenzio e tra l’indifferenza generale.
Il presidente della Provincia Aniello Cimitile ha ammesso il rischio che la Giornata diventi una “cerimonia” e non più una “Memoria”.
Ma, a suo dire, è necessario andare avanti nel ricordo: la memoria, come insegna la cultura ebraica, non è un valore generico, ma è un valore sacro, perché è uno degli attribuiti di Dio. Lo stesso popolo ebraico esiste ancora proprio perché coltiva la memoria di sé; del resto nessun popolo esisterebbe senza la memoria.
Cimitile ha ammesso che né i grandi maestri del pensiero e della didattica che lui ha avuto la fortuna di incontrare, né i grandi combattenti della libertà gli insegnarono mai qualcosa sulla Shoah: lui stesso ha “scoperto” l’Olocausto molto tardi, in età matura, e non in Italia, ma a Washington.
La “Giornata della Memoria”, dunque, ha un valore intrinseco per far riflettere sul baratro della ragione in cui piombò l’Europa: ma, quegli eventi non sono stati ancora compresi dalle categorie della storia.
Anzi gli stessi restano in conoscibili, anche perché gli stermini e la violenza non sono stati solo quelli ai danni degli Ebrei, ma anche di tante altre minoranze o di popoli (gli africani, i serbi, gli indiani d’America, gli aborigeni); l’Olocausto però è stato l’evento di sterminio più sistematico e metodico, nel quale si fusero barbarie e conoscenze scientifiche.
Un disegno analogo può essere purtroppo ripetuto ancora oggi: se così fosse le conseguenze sarebbero ancora più catastrofiche e devastanti; ma l’orrore più grande è che gli stessi paesi europei non impegnati nell’ideologia nazista si resero comunque responsabili della non accoglienza degli ebrei che fuggivano dal Terzo Reich.
Nessuno può dire di non aver saputo e questo ancora di più rafforza il problema della comprensione profonda dell’Olocausto.
Dunque, secondo Cimitile, la memoria consiste nel far emergere i valori etici e morali in grado di di ricreare le ragioni dell’accoglienza e della solidarietà nella convivenza civile.
Nella cultura ebraica la storia non si ripete, ma gli errori degli uomini sì: “perciò – ha concluso Cimitile – dobbiamo far rivivere le storie, gli uomini e i personaggi della vicenda della Shoah per ricordare e fare in modo che queste tragedie non possano più consumarsi”.


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