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Su ali L’Aquila

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aprile 14, 2010 by avsim

di Giovanni Pio Marenna

Via Campo di Fossa, L’Aquila, un anno dopo il terremoto in Abruzzo. Nessuna novità. Nessuna risposta certa è emersa dalle indagini sul crollo della palazzina di sei piani del civico n. 6 che ha stroncato 27 vite. Ci sono stati errori di valutazione negli anni ’60 nella costruzione dell’edificio in una zona in forte pendenza? Sono stati utilizzati materiali scadenti? Gli errori vanno imputati a quanti hanno consentito la costruzione in una zona della città definita da alcuni tecnici come “morfologicamente disgraziata”? Insomma quell’edificio è stato progettato e costruito nel posto sbagliato? Può una struttura accartocciarsi su sé stessa sotto i colpi di un terremoto di dimensioni rilevanti ma non catastrofiche? E, se si ritiene quella scossa disastrosa, perché palazzi della stessa via non sono venuti giù nella stessa maniera? Sono stati sbagliati i calcoli nella progettazione o hanno costruito male un immobile in un’area insicura? Di cos’era composto quel cemento armato che è servito ad innalzare il palazzo di via Campo di Fossa? C’era più malta, più ghiaia o più sabbia nei suoi pilastri? Chi sapeva perché ha chiuso entrambi gli occhi, girandosi dall’altra parte? Se i tecnici hanno definito “incoerente” il terreno sul quale poggiava la struttura di via Campo di Fossa significa che quasi sicuramente tale crollo non è stato tanto causato dalla malasorte, ma dal cinismo e dall’incoscienza scellerata di progettisti e tecnici che o sono stati responsabili diretti o ci hanno messo lo zampino o sapevano e hanno taciuto nel peggiore dei silenzi omertosi e vergognosi.
La Procura prosegue nell’inchiesta con rilievi e verifiche. Tra quelle 27 vite sbriciolatesi in quei terribili 22 secondi c’erano quelle di Maria Urbano di Puglianello e di Carmen Romano di Amorosi. Un anno dopo il loro sangue versato grida ancora per loro. I dolci volti delle due studentesse sannite rimbombano come martelli pneumatici nella nostra testa. Ogni volta che li guardiamo quelle lacrime di familiari ed amici, che scorrono ancora copiose, urlano dolore e sofferenza anche dentro di noi. Un urlo agghiacciante che lacera. A queste cose si aggiunge la rabbia di non conoscere ancora la verità. Le loro giovani ali sono state sì spezzate dal verificarsi del potente sisma, ma non è stato certo esso la causa principale della tragedia. Semmai è stata la goccia che ha fatto traboccare il già traballante vaso pieno di crepe. Ma non sono solo le 308 vittime ad aver perso le ali. Al di là della propaganda è L’Aquila a non averle ancora pienamente recuperate. Al di là degli spot ci vorranno anni per una completa ricostruzione. Milioni e milioni di tonnellate di macerie giacciono ancora per le strade e da un paio di mesi vengono spalate ogni domenica dagli aquilani. Dei 70.000 senza più una casa sono ancora più di 50.000 le persone assistite e 27mila usufruiscono del contributo di autonoma sistemazione, che consente loro di ricevere un sussidio per potersi permettere l’affitto di un’altra abitazione. Non si chiedeva la luna a nessuno, però è altamente scorretto spacciare per reale quella che ci viene mostrata nel pozzo. L’auto-incensazione dei giorni scorsi, che pubblicizzava il miracolo, aveva del ridicolo perché prendeva in giro chi sta vivendo amaramente sulla propria pelle una pesante difficoltà.
Scoprire chi ha colpe, nel caso della palazzina di via Campo di Fossa e negli altri casi (al momento sono 30 le persone sotto inchiesta), non riporterà certamente indietro le lancette dell’orologio, né in vita Maria, Carmen e gli altri 25 innocenti che vivevano in quella palazzina. Ma almeno sarà stata fatta giustizia. Al danno atroce per le perdite di familiari e amici non sarà seguita anche una crudele beffa. Le ali della città e il resto del corpo vanno, dunque, ricuciti seriamente e pazientemente, senza false promesse ed ipocriti impegni verbali che non potranno essere mantenuti in quattro e quattro otto. Quelle ferite di chi ha perso qualcuno di importante, invece, probabilmente non si rimargineranno mai del tutto. La fede, per chi crede, e soprattutto il tempo le cicatrizzeranno in modo da provare ad andare avanti.

FONTE: SANNIO WEEK


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