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Criminalità e malaffare nella tranquilla Benevento

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luglio 2, 2010 by admin

di Antonio Esposito

La stagione della lotta serrata alla criminalità in quella che da sempre è considerata una tranquilla provincia della Campania, coincide con l’arrivo del Procuratore della Repubblica, Giuseppe Maddalena. Tra le indagini più scottanti spicca quella che nel novembre scorso portò alla retata di dieci giovani, molti dei quali rampolli della Benevento bene, coinvolti in un vasto spaccio di stupefacenti. Ma quella più clamorosa è sicuramente la truffa orchestrata ai danni dei disabili da alcuni avvocati e funzionari di banca,che avevano orchestrato un piano per impadronirsi delle indennità regionali spettanti alle famiglie della persone malate. Un giro d’affari di 2 milioni e 200 mila euro, scoperto dalla Guardia di finanza agli inizi di aprile.L’azione dei magistrati ha portato alla luce lobbies speculative, scempi ambientali, arsenali camorristici, casi di tangentopoli organizzata e finanche operazioni massoniche.

Uno scenario sconcertante per una tranquilla città di provincia. Mentre la magistratura indaga, nella prima settimana del maggio scorso, a distanza di 48 ore, avvengono due fatti inquietanti: una busta contenente due proiettili calibro 9 viene inviata al dottor Antonio Clemente, uno dei magistrati più impegnati nella lotta al malaffare; un sabato notte viene incendiata l’auto dell’avvocato Mario Itro, usata abitualmente dalla moglie Cecilia Annecchini, da pochi mesi Sostituto presso il tribunale di Avellino,dopo essere stata per anni in servizio presso quello di Benevento. Con l’illegalità diffusa, nel capoluogo sannita irrompe la criminalità organizzata. Il 27 aprile dello scorso anno fu ucciso in pieno giorno, nel popoloso rione Libertà, Cosimo Nizza, ritenuto il capo di un clan locale. Un agguato di stampo mafioso: tre colpi di pistola alla nuca, seduto su una sedia a rotelle a causa di un incidente stradale verificatosi quattro anni prima, il 27 aprile 2005. Nello stesso periodo,da marzo a maggio 2009,un altro capoclan, Saverio Sparandeo, riceveva un imprenditore edile per imporgli il pizzo, proprio nel reparto di psichiatria dell’ospedale Rummo, dove era ricoverato. Per lui ed altri due complici scattò l’arresto per estorsione.”La modalità efferata ed eclatante dell’omicidio – affermò il Prefetto dell’epoca, Antonella De Miro – desta allarme sociale e conferma l’esistenza in provincia e nella nostra città di gruppi criminali e mafiosi, che operano sul territorio in autonomia, ma anche in stretto rapporto con i clan del Casertano e del Napoletano”.A più di un anno dall’omicidio Nizza, che rimase confinato nella cronaca locale e fece registrare, tra l’altro, l’aggressione a due operatori di un ‘emittente televisiva locale che volevano filmare il luogo dell’accaduto e ascoltare l’opinione della gente, non si conoscono ancora i responsabili. Recentemente un’altra giornalista di una tv privata beneventana ha ricevuto minacce anonime.
In questo scenario di fatti allarmanti, la spedizione dei proiettili al giudice Clemente ha il sapore della reazione minacciosa di gruppi e poteri forti della città colpiti evidentemente da alcune indagini che forse, per la prima volta, sono andate ad inceppare l’ingranaggio ben oleato dei loro affari occulti.”Da quando è arrivato a Benevento – afferma Gabriele Corona, Presidente di Altrabenevento – il magistrato Clemente ha condotto importanti inchieste sulle discariche e le cave abusive, sulla massoneria deviata, sulla tangentopoli telesina, sulla corruzione nella pubblica amministrazione, sugli abusi edilizi di Palazzo Passarelli, sul cinema multisala Gaveli, sul tentato omicidio di un commerciante di San Giorgio Del Sannio. Per la sua attività, inoltre, è stato denunciato e addirittura pedinato, è stato attaccato e criticato sulla stampa da alcuni imprenditori e dall’ex Assessore comunale Giuseppe De Lorenzo. Per tutti questi motivi ritengo necessario assegnare la scorta al giudice Clemente”.Per la vicenda dell’auto incendiata, gli inquirenti seguono diverse piste.
L’avvocato Itro è molto attivo nel settore civile, mentre la consorte è stata uno dei magistrati di punta della Procura di Benevento. Nel novembre scorso destò molto clamore in città l’arresto del loro figlio, Gianluigi Itro, accusato di spaccio di droga, insieme ad altri nove giovani, poi processato per direttissima e prosciolto.Quale messaggio hanno voluto lanciare gli attentatori?Come si può fermare questa recrudescenza di illegalità e di criminalità?Alle forze dell’ordine, alla magistratura, alle istituzioni spetta tenere desta la guardia, ma nessun cittadino può restare a guardare.

FONTE: IL BENE COMUNE


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