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Monnezza

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ottobre 20, 2010 by admin

E dunque cosa fatta capo ha. Di notte, come da migliori tradizioni, il presidente della regione Stefano Caldoro ha deciso che le zone interne non devono più vivere nel loro splendido isolamento. Dobbiamo contaminarci, sembra dirci il governatore. E lo fa attraverso due provvedimenti distinti tra loro ma che concorrono allo steso scopo: la contaminazione, appunto. Che non è solo culturale, sia bene chiaro. Chi pensa ciò altro non è che un segaiolo disadattato.

No, se contaminazione deve essere che contaminazione sia, allora. Fino in fondo. Dice: ma noi abbiamo già dato: Piano Borea, Tre Ponti, Serra Pastore, Sant’Arcangelo Trimonte: cos’altro volete da noi? Facile, come bere un bicchier d’acqua, meglio se contaminata: Sant’arcangelo. Avete questa bella discarichetta, noi abbiamo il problema dei rifiuti a Napoli. Fatto, e che ne se ne parli più. Se poi è d’accordo pure il presidente della Commissione ambiente della regione, che di nome fa Luca, di cognome Colasanto e con natali in quel di Baselice, il problema dov’è? Come dov’è? Quel che si propone per noialtri è poca cosa, un palliativo, un modo per tenerci buoni e non risolvere il problema alla radice.

Ci saremmo aspettato ben altro. Davvero. Perché come territorio non ci siamo mai tirati indietro. Quando siamo stati chiamati a dare il nostro, per quanto modesto, contributo, l’abbiamo sempre dato. Quando ci avete detto di eleggere Tizio abbiamo eletto Tizio. Quando bisognava eleggere Caio, l’abbiamo fatto. Avremmo eletto anche un cavallo per voi. Se soltanto ce l’aveste chiesto. E forse l’abbiamo pure eletto! Non ultimo alle scorse elezioni regionali. Avete chiesto, abbiamo dato. E la moneta con la quale veniamo oggi ripagati è tutta in qualche kilo di monnezza?

Ma quella, volendo, la sappiamo produrre pure noi. Certo non nelle quantità dei nostri amici napoletani, ma se ci impegniamo… No, qui ci voleva di più, qui ci voleva qualcosa di forte. Altro che ampliamento della discarica. Nei nostri arretrati territori, abitati da popolazioni ostili e puzzolenti ci voleva qualcosa del tipo centrale nucleare, o al limite una centrale termoelettrica, a turbo gas, magari una a propulsione atomica. Qualcosa, insomma, che se decide di fare danno lo fa sul serio. Altro che qualche buccia di banana non compostata assemblata in qualche vasetto di yogurt non riciclato. Volevamo di più! Ah, ci date pure la centrale? Ma sul serio, non è che poi vi rimangiate la promessa? Grazie allora. Grazie per davvero.

Peppe Porcaro


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