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Il portavoce minacciato: “Credevo di fare un lavoro tranquillo ma nel Sud le cose vanno così”

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marzo 26, 2011 by admin

Le vie delle intimidazioni sono infinite, soprattutto nei confronti dei giornalisti napoletani. Stavolta è entrato nel mirino Carlo Tarallo, che come attività prevalente non fa il cronista, non fa cioè il lavoro di chi raccoglie informazioni su ciò che accade per scrivere e diffondere notizie.

Carlo ha 37 anni. Vive a Portici, piccolo comune alle porte di Napoli. Collabora con il corrieredelmezzogiorno.it ma da qualche anno ormai il suo vero lavoro è quello del comunicatore: è infatti il portavoce del sindaco di Portici. E’ la sua voce pubblica. Sembra evidente che, per interposta persona, ce l’hanno con il suo sindaco. In questo senso, la storia di questo giornalista, bersagliato da minacce varie volte in pochi mesi, è insolita. Ma chi può avercela tanto con lui e con il suo sindaco? Gli investigatori non hanno dubbi: la matrice riconduce ai clan camorristici che dettano legge nei territori all’ombra del Vesuvio.

Le minacce sono ritenute serie ed inequivocabili dal Comitato per l’Ordine Pubblico e la Sicurezza che ha deciso di proteggere il giornalista. I carabinieri della tenenza di San Sebastiano al Vesuvio, coordinati dalla stazione di Torre del Greco hanno predisposto una “sorveglianza dinamica” su Carlo Tarallo: i suoi spostamenti sono telecontrollati e monitorati dai militari dell’ Arma.

“Avevo tenuto la notizia riservata, perché è una vicenda delicata- spiega Carlo Tarallo ad Ossigeno – ma anche perché volevo salvaguardare la mia serenità familiare, e non volevo allarmare chi mi conosce. Che cosa sta succedendo? Non lo so. So soltanto che ho un lavoro precario da portavoce del sindaco del Comune di Portici e sto facendo il mio dovere”.

Sono due gli episodi che hanno fatto scattare la decisione di “blindare” la vita e l’attività del giornalista. “Il 23 ottobre 2009 – racconta Tarallo – è giunta alla mia attenzione al Municipio una busta, tipo quelle imbottite, contenente un proiettile inesploso per fucile kalashnikov e una lettera intimidatoria. Oltre al proiettile calibro 7,62 c’era un foglio formato A4, con questa scritta a macchina: «Questo è quello vero, digli a Enzo che gli vogliamo bene… Tu fai il bravo». Sono rimasto di stucco, senza parole. Ho informato il sindaco e subito dopo mi sono recato al commissariato di polizia a sporgere denuncia”.

Cosa ti hanno detto gli inquirenti? “Hanno subito detto che si tratta di un’intimidazione da prendere sul serio. Anche perché il proiettile è di un’arma non comune, un’arma da guerra che è in dotazione ai killer della criminalità organizzata alle falde del Vesuvio”.

Carlo Tarallo ricorda che pochi mesi fa ha ricevuto nuove minacce, stavolta al telefono. “Nel cuore della notte – racconta – ha cominciato a squillare uno dei miei telefoni cellulari. Mi sono svegliato di soprassalto e non riuscivo a capire chi era che chiamava. La comunicazione era disturbata, poi è caduta la linea. Pochi attimi dopo mi è arrivata una chiamata sull’altro cellulare. Questa volta la voce è nitida, ma palesemente artefatta. Il mio ignoto interlocutore con un certo ghigno mi fa : «Stai scrivendo del Comune… bravo… scrivi, scrivi…». Preso alla sprovvista chiedo :«E’uno scherzo? Ditemi che questo è uno scherzo». Dall’altra parte, una risposta sardonica: «Sì, sì, applausi…ma quale scherzo?».

Chi era al telefono? Chi ha fornito i numeri di cellulare del cronista ? In attesa di rispondere a queste domande sulla base delle indagini delle forze dell’ordine, è scattata la decisione di tutelare con la vigilanza la vita e l’attività professionale di Tarallo, con particolare attenzione al suo operato in qualità di portavoce del sindaco Cuomo.

“Il mio dovrebbe essere un lavoro tranquillo, ma spesso – commenta Tarallo – nelle città del Sud Italia si trasforma, diventa qualcosa di straordinario. Portici, con il sindaco Cuomo, sta vivendo una sorta di primavera permanente. Qui non sappiamo neppure cosa vuol dire emergenza rifiuti. Qui gli immobili abusivi vengono abbattuti regolarmente tutti. Qui i negozi senza licenza devono chiudere. Insomma a Portici c’è un’aria di rinascita”. I cittadini ne sono contenti, ma evidentemente qualcuno che ci rimette sta cercando di usare le maniere forti.

Pensavi di correre dei rischi, con il tuo lavoro? ”No, assolutamente. Per anni ho fatto la gavetta in varie testate (il “Mattino”, Il “Roma” e vari uffici stampa). Alla fine sono approdato in una pubblica amministrazione e non mi aspettavo di finire nel mirino della camorra”.

Come hai reagito a queste minacce? “Da un lato sono preoccupato. Dall’altro sono soddisfatto ed orgoglioso dei numerosi attestati di solidarietà e vicinanza di amici,colleghi e dagli organismi di categoria dei giornalisti. Adesso so di non essere solo. Ho sentito come un abbraccio la vicinanza di tante persone che mi hanno dimostrato stima e affetto, prime fra tutte il sindaco Cuomo e tutta l’amministrazione comunale. In particolar modo voglio ringraziare le forze dell’ordine e la magistratura per la sensibilità dimostrata e perché non si sono risparmiate per condurre le indagini e vigilare sulla mia sicurezza”.

Cosa insegna la tua vicenda? “Che nel Mezzogiorno d’Italia può suscitare reazioni e ritorsioni non solo fare il giornalista e pubblicare notizie scomode, ma anche lavorare onestamente come portavoce di un Comune. Io ne ricavo questo insegnamento: chi come me crede nell’importanza del ruolo proprio di un giornalista, deve mettere nel conto che può correre qualche rischio”.

Arnaldo Capezzuto per Ossigeno


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