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La strana “amicizia” tra il boss Iadanza e l’ex comandante dei carabinieri di Montesarchio

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maggio 12, 2011 by admin

(Sanniopress) – La costruzione di una strada. Piccole somme di denaro. Concessioni edilizie. Persino un termocamino: questo il sindaco PdL di Montesarchio (Benevento) Antonio Izzo e l’assessore Silvio Paradisi, secondo l’accusa, hanno dato agli elettori in cambio di voti alle amministrative del 2003, quando fu decisivo per la loro elezione l’appoggio del clan Iadanza-Panella.

Emerge dall’ordinanza di custodia cautelare notificata ieri a 19 persone, tra cui i due politici ed elementi di spicco dei due gruppi criminali. Le indagini dei carabinieri sono state coordinate dal procuratore aggiunto Federico Cafiero de Raho e da un pool di pm: Catello Maresca, Antonello Ardituro, Marco Del Gaudio e Aldo Ingangi. Fondamentali le intercettazioni sia ambientali sia telefoniche, da cui emergono gli accordi tra il politici ed il boss Vincenzo Iadanza ma anche la compravendita delle preferenze.

In un caso, per esempio, l’assessore Paradisi conversa con un giovane elettore, il quale e’ stato contattato dal candidato di un altro schieramento. Paradisi: ‘Stai già impegnato? Se stai impegnato…’. Pasquale risponde: ‘Io ti devo dire la verità, io con il primo che mi sono impegnato è stato Mattia. Comunque mo’ vediamo, ci appariamo, io ad uno lo devo dare, io ci posso fare anche la fotografia. A me Mattia mi ha promesso 50 euro!

Però non è per i soldi io il voto ad uno lo devo dare’. Paradisi: ‘Io te ne do 100, qual è il problema? Pasquale, te ne do 100’. Raggiunto l’obiettivo, il boss chiese subito che gli fosse ricambiato il favore dell’appoggio elettorale: ‘Silviù, mi raccomando: (Izzo) mi deve dare tutto il verde, Silviù!’. E Paradisi: ‘Non ti preoccupare’. Di li’ a poco, infatti, Iadanza si aggiudico’ l’appalto per la pulizia dei locali di proprietà del Comune (compresa la caserma dei carabinieri, gli uffici del giudice di pace, la caserma della Guardia di Finanza, le scuole) nonchè la gestione del verde pubblico, attraverso il consorzio d’imprese denominato Consop di cui fa parte la ditta Supino Alberto; il boss si assicurò anche la gestione della piazza La Garde di Montesarchio, con annesso costruendo bar, chiosco e campo da bocce, attraverso il cognato Giuseppe De Simone Giuseppe.

L’inchiesta ha consentito di fare luce anche su un vasto giro di usura gestito dall’organizzazione criminale nonchè sui rapporti molto stretti tra il boss Iadanza e l’ex comandante della stazione carabinieri di Montesarchio, il luogotenente Stefano Vardaro, che è indagato per falso. Il sottufficiale omise di riferire al magistrato di sorveglianza la circostanza che il capoclan era indagato per estorsione, scrivendo anzi che ‘nel periodo in cui è sottoposto a vincoli (della libertà vigilata, ndr) non ha dato rimarchi di sorta’. Sulla base di queste parole, il giudice ridusse di un anno la sorveglianza speciale a Iadanza.

FONTE: ANSA


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