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Eraldo Affinati a Nonsololibri: “Ecco come nasce Peregrin d’amore…”

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maggio 21, 2011 by admin

(Sanniopress) – Presentato, presso la Biblioteca Provinciale di Benevento, il libro “Peregrin d’amore” (Mondadori) dello scrittore Eraldo Affinati, già finalista nel Premio Strega e nel Premio Campiello e unanimemente considerato una delle voci più importanti ed originali del panorama letterario italiano. L’evento rientrava nell’ambito della rassegna “Nonsololibri”, promossa dall’associazione Sanniopress Onlus con il patrocinio dell’assessorato alla Cultura della Provincia di Benevento, il sostegno di Eurogronde, Banca del Lavoro e del Piccolo Risparmio, Aesse Stampa e Piscina Solaria.

“Il libro “Peregrin d’amore” nasce da un’esperienza che ho vissuto alla Città dei Ragazzi, dove insegno – ha spiegato Eraldo Affinati nel suo intervento –. Due miei scolari afgani mi chiesero chi era Marco Polo, a cui era dedicato il padiglione che frequentavano. Rimasi molto colpito poiché loro non sapevano che avevano fatto, all’incontrario, lo stesso viaggio di Marco Polo. Ho iniziato a raccontargli “Il Milione” e a un certo punto mi sono reso conto che questi ragazzi capivano il testo molto meglio di quanto potessero fare i ragazzi italiani poiché avevano una predisposizione a vedere i paesaggi e i luoghi narrati nel libro che li rendeva dei lettori ideali. Allora ho pensato: ho un grande scrittore italiano, ho un luogo particolare come la Città dei Ragazzi, posso raccontare questo grande autore della letteratura italiana in un modo nuovo e diverso. E così è venuta fuori l’idea di farlo per ogni scrittore italiano scegliendo, per ognuno di loro, un luogo dove far rivivere le pagine delle loro opere. Un viaggio da Castel del Monte fino all’isola di Caprera, sulla tomba di Garibaldi, cercando di strappare la letteratura dalle bacheche. In fondo, noi insegnanti siamo chiamati a fare questo: attualizzare le opere che si studiano”.

L’intervento di Affinati è stato preceduto dall’analisi dell’opera dei professori Maria Cristina Donnarumma e Nicola Sguera. Quest’ultimo si è soffermato su alcuni aspetti del testo: “Si tratta di uno straordinario esperimento linguistico e letterario, soprattutto nel capitolo dedicato a Gioacchino Belli, in cui l’autore instaura un dialogo con il padre. E poi rappresenta anche uno strumento prezioso per comprendere le trasformazioni antropologiche dei paesaggi rurali del nostro paese”. Per Maria Cristina Donnarumma, invece, il libro di Affinati “è un viaggio nel cuore della letteratura italiana attraverso cui l’autore raccoglie i frutti dei semi sparsi dentro si sé sin quand’era bambino”.


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