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Comune di Benevento, lo Slai Cobas punta il dito sui concorsi per dirigente

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giugno 27, 2011 by admin

(Sanniopress) – Tra amministrazione comunale di Benevento e Slai Cobas è ormai guerra aperta: dopo il comunicato dei giorni scorsi con cui il sindacato denunciava il trasferimento del proprio rappresentante nella RSU, Gabriele Corona, ora a finire nel mirino della stessa organizzazione (con un comunicato a firma dello stesso Corona e di Alberto Zollo) sono soprattutto i nuovi concorsi per l’assunzione dei dirigenti: “Sulle opportunità di lavoro presso il Comune di Benevento e le aziende speciali collegate – si legge nella nota -, permane una  strana forma di riservatezza al punto che gli amministratori che continuano ad emettere comunicati stampa sulle materie più disparate, non si degnano di pubblicizzare, come dovuto, neppure i concorsi per le assunzioni. E’ già successo per gli incarichi al PRUSST, per le short list del Settore Sistemi di Staff, per il Concorso di impiegati all’AMTS, oggetto di contestazioni anche da parte della Procura della Repubblica perchè di fatto riservato a familiari di amministratori e funzionari comunali o della azienda. Succede ancora che l’ASIA, invece di utilizzare i lavoratori dei Consorzi disoccupati da un anno, assume attraverso le agenzie interinali che segnalano sempre gli stessi disoccupati, come se fossero gli unici in questa città martoriata per la carenza di lavoro. La mancata adeguata pubblicità si registra tutt’ora per tre concorsi pubblicati sul sito del Comune di Benevento ma per i quali nessuno si è preoccupato di emettere i necessari comunicati per consentire effettivamente ai giovani disoccupati di essere a conoscenza del Bando e partecipare alla selezione”.

L’attenzione dello Slai-Cobas è puntata soprattutto sul concorso per dirigente che scade il prossimo 1° luglio: “Si riferisce all’incarico di “dirigente extra dotazione organica per l’attuazione del programma triennale delle opere pubbliche, la costruzione del  depuratore  e l’ampliamento del cimitero”. A leggere bene l’avviso si capisce che questo dirigente extra di fatto si occuperà  di tutte le competenze assegnate normalmente al Dirigente dei Lavori Pubblici per il quale, però, era previsto il regolare concorso anche per la eventuale nomina di un attuale dipendente dell’Ente. Si dà il caso, però, che ultimamente i coordinatori di quel Settore sembrano caduti in disgrazia. Uno ha lasciato l’incarico in tutta fretta alcuni mesi fa e si è addirittura trasferito in altro settore; un altro, che è stato dirigente per diversi anni, non è stato neppure  confermato come Direttore Organizzativo, incarico oggi ricoperto da un terzo tecnico che però non è destinato a fare il dirigente. In quel Settore, vi sono in servizio altri quattro tecnici qualificati, oltre a quelli citati, ma l’amministrazione ritiene che nessuno di loro può fare il dirigente che deve essere reclutato all’esterno”.

Un comportamento anomalo per lo Slai-Cobas in quanto “non è questo, invece, l’orientamento della Amministrazione per la copertura dei posti di Dirigenti ai Settori Cultura e Patrimonio-Ambiente il cui bando è  stato pubblicato da pochi giorni sul sito web del Comune. Per la verità il documento non indica, stranamente, quali sono i posti da occupare ma gli addetti ai lavori possono comprenderlo  comunque.  Il Bando, infatti, prevede come titoli di studio la Laurea in Economia e Commercio, o Ingegneria per l’Ambiente, oppure Lettere o Scienze della Comunicazione, che, guarda caso, sono proprio quelli previsti dal vecchio bando per la mobilità, per i Dirigente alla Cultura e all’Ambiente. E allora perché non scriverlo chiaramente?  Uno dei due posti, è riservato al personale interno e risulta facile immaginare, considerati i titoli e l’esperienza acquisita, che sarà occupato dalla attuale coordinatrice del servizio Patrimonio e Ambiente, ma non si comprende che succederà per il dirigente alla Cultura.  Sarà sostituito il dott. Rino Vitelli, recentemente rinominato e reduce dal successo per il l’inserimento della Chiesa di Santa Sofia nel patrimonio Unesco, oppure il vincitore del Concorso sarà destinato ad altro incarico?”.

L’ultima censura riguarda, infine, il bando per Portavoce: “Figura non obbligatoria ma di cui Fausto Pepe ha già deciso di avvalersi nella passata consiliatura. Naturalmente lo stipendio è a carico delle casse comunali. Il Bando che per assurdo prevede il titolo di giornalista pubblicista e contemporaneamente  la laurea, assolutamente non prevista per i “pubblicisti”, ha già fatto sorridere gli operatori locali dell’informazione che naturalmente sono pronti a scommettere che l’incarico sarà assegnato all’ex portavoce che tanto si è prodigato per il sindaco anche in campagna elettorale”.

A tal proposito, a nostro avviso, va evidenziato che l’art. 3 del regolamento di attuazione della legge sulla comunicazione pubblica n. 150/200, sviluppando l’indicazione già contenuta nell’art. 9, comma 2, della stessa legge, stabilisce che l’esercizio di dell’attività di addetto stampa “è subordinato, oltre al possesso dei titoli culturali previsti dai vigenti ordinamenti e disposizioni contrattuali in materia di accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni, al possesso del requisito della iscrizione negli elenchi dei professionisti e dei pubblicisti dell’albo nazionale dei giornalisti”, limitatamente, però, al “personale che svolge funzioni di capo ufficio stampa”, nonché (comma 2) “per il personale che, se l’organizzazione degli uffici lo prevede, coadiuva il capo ufficio stampa nell’esercizio delle funzioni istituzionali, anche nell’intrattenere rapporti diretti con la stampa e, in generale, con i media”.

Nessun requisito particolare, invece, è stabilito per il “portavoce”, cioè per quel soggetto, che può essere “anche esterno all’amministrazione”, e che è chiamato (art. 7 legge n. 150) a “coadiuvare” l’organo “di vertice” dell’amministrazione pubblica “con compiti di diretta collaborazione ai fini dei rapporti di carattere politico-istituzionale con gli organi di informazione”.

Se ne deducono due considerazioni:

1)    non occorreva porre l’iscrizione all’Ordine dei Giornalisti come condizione di partecipazione al bando di portavoce;

2)    a maggior ragione, non bisognava creare una differenziazione tra “pubblicisti” e “professionisti”, trattandosi di una mera distinzione degli elenchi di iscrizione dell’unico Albo nazionale dei giornalisti previsto dalla legge n. 69/1963.

Tra l’altro, la ratio della legge sulla comunicazione pubblica relativamente al portavoce è molto chiara: si tratta di una figura di carattere fiduciario. Conseguentemente è questo il carattere prevalente (assolutamente discrezionale) per la sua individuazione da parte dei vertici dell’Amministrazione.

Non era, quindi, il caso di prestare maggiore attenzione all’elaborazione del bando, evitando – tra l’altro –  di “offrire in pasto ai leoni” il professionista che legittimamente l’Amministrazione sceglierà come proprio portavoce “fiduciario”?


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