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RASSEGNA STAMPA – Benevento, il Sud col cuore longobardo

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giugno 27, 2011 by admin

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(La Stampa Viaggi) – Benevento greca, fondata da Diomede lungo la sua fuga verso l’Italia dopo la distruzione di Troia. Benevento sannita, romana, longobarda, pontificia. Benevento dei culti egizi e delle fattucchiere. Benevento esoterica: vertice con Torino e Lione di quel triangolo magico che il mito dell’occulto, in altra tradizione, ha invece affidato a Londra. Benevento guerriera che, dalle Forche Caudine in poi, ha sempre fatto pagare a caro prezzo la sua conquista tanto che per un bel tratto di storia si è meritata l’appellativo di Maleventum. E che ha ricuperato il suo vero nome – in origine Maloenton in omaggio ad Apollo Maloeis protettore delle greggi – solo dopo la definitiva vittoria di Roma contro Pirro re dell’Epiro. Benevento colta, sede ancor oggi del cenacolo letterario più celebre d’Italia, nato nel ‘47 attorno alla famiglia Alberti, inventrice di quel premio Strega che si rifà a quel suo celebre liquore emerso dai fumi della leggenda come frutto di un fiammeggiante sabba di settanta negromanti, provenienti da ogni angolo della Terra, ciascuna portatrice di un’erba o di una spezia incantata.

Poi c’è la Benevento dei giorni nostri. Una città bellissima che non pare nemmeno appartenere a quel Sud miseria e nobiltà, vociante, disordinato, immondizia ovunque, anarcoide, assenteista, raccomandato. No, qui la natura aspra e selvaggia delle gole e delle forre che la circondano, l’indole montanara dei suoi abitanti, il loro rude orgoglio dipinto su lineamenti quasi intagliati, rendono tutto diverso: bastano pochi chilometri, ma Caserta e Napoli già paiono appartenere a un’altra galassia. Tutt’intorno vigneti a perdita d’occhio, uliveti fitti come la pioggia, fabbriche, capannoni, industria e agricoltura che s’insinuano ovunque, insieme, all’ombra di infinite rocche medioevali appollaiate sull’alto di ripidi picchi osci e sanniti. Dentro, in pieno centro, un’arteria palpitante, quel corso Garibaldi elegante e sensuale che discende lentamente verso le acque del Calore, ingioiellato dal soffio dei secoli a cominciare dalla possente Rocca dei Rettori, la cittadella pontificia(1321) aggrappata al punto più alto della città e costruita sui resti di un antico fortilizio longobardo con tracce romane e sannite sul modello delle fortezze di Avignone e Carcassonne. Poco più in basso, lo splendore di Santa Sofia (760), leggiadra chiesetta longobarda addolcita, più tardi, da un chiostro (XII secolo) che oggi ospita il Lapidario del Museo del Sannio. Di fronte si apre il vico Noce, uno dei mille sinuosi ed angusti filamenti della ragnatela medioevale beneventana, che conduce all’Hortus Conclusus, sorta di affascinante galleria d’arte a cielo aperto, che dal 1992 ospita sulle terre dell’antico orto benedettino un’installazione permanente di Mimmo Paladino, celebre enfant du pays e tra i grandi della Transavanguardia a sottolineare la continua comunione tra passato e futuro che qui si respira in ogni dove e che rende Benevento così «nordica». Riprendendo la discesa di corso Garibaldi, tra palazzi del XVII e XVIII secolo ben riportati al loro originario splendore, si arriva infine al Duomo longobardo-romanico e al ponte sul fiume progettato dal Vanvitelli. A questo punto mancano solo i due gioielli più preziosi: l’Arco di Traiano (114) e l’imponente Teatro Romano (II secolo) eretto da Traiano, completato da Caracalla e in grado di ospitare fino a diecimila spettatori.

Di sicuro, passando ad argomenti più prosaici, c’è anche da cantare la Benevento in cucina: sapori forti e generosi, grandi sughi, piatti tipici fatti di verdure e cereali, robuste carni paesane, pesce solo a condizione che sia fresco. Vini poderosi. Ma non è tutto. È obbligatoria un gita nei dintorni sia per la loro ruvida bellezza (quasi indimenticabile Sant’Agata dei Goti, antichissimo borgo costruito su uno sperone a picco con finestre sull’orrido), sia per la memoria (Pietrelcina con la casa di Padre Pio), sia per semplice curiosità (la più celebre piscina a forma di cuore della politica sulla rocca di Ceppaloni), sia per gli acquisti di prodotti tipici. Ecco due indirizzi da non perdere. Olio, Aglianico, Coda di Volpe e un incredibile Barbera medagliato alla masseria ‘A Canc’llera di Giuseppe e Imma Lavorgna a San Lorenzello, via Tratturo Regio 20. Infine: ceramiche dipinte a mano dal maestro Liberato Mazzarella in corso Umberto 122 a Cerreto, atelier Le Terre.


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Giornalista e saggista. È stato cronista parlamentare di Libero, vicedirettore de L’Indipendente, notista politico di Liberal. Collabora con Il Giornale e Corriere del Mezzogiorno

     

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