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Il caso Pisani e lo “strano” siluramento del colonnello dei Carabinieri, Fabio Cagnazzo…

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luglio 6, 2011 by admin

(Sanniopress) – Clamorosa rivelazione (ripresa da Dagospia) del sito Casertace.net, diretto dal sannita Gianluigi Guarino, secondo cui un anno fa il colonnello dei Carabinieri, Fabio Cagnazzo avrebbe interrogato Marco Iorio, l’imprenditore finito nell’indagine sul ricilaggio della camorra e a cui l’ex capo della Mobile di Napoli Pisani avrebbe rivelato dettagli delle inchieste. Pochi giorni dopo aver ascoltato Iorio, Cagnazzo fu trasferito….  Ma ecco di seguito la ricostruzione di Guarino:

“Quando ho lavorato la notizia riguardante il capo della mobile  napoletana, Vittorio Pisani, il mio pensiero è andato immediatamente a ciò che è capitato un anno fa, quando, proprio da un’informativa della squadra mobile partenopea, frutto delle dichiarazioni di un pentito, cominciarono i guai per il colonnelloa aversano Fabio Cagnazzo, uno degli autentici eroi (e stavolta il sostantivo va preso nel suo senso letterale) della guerra dello Stato contro i clan camorristici.
Quella informativa rimase fine a se stessa. 26 magistrati su 30 della Dda firmarono un documento senza precedenti in cui esprimevano solidarietà al colonnello Cagnazzo, marcando e rmarcando il suo impegno come autentica, instancabile, irriducibile e indiscriminata lotta contro la criminalità organizzata e contro tutti i suoi gangli neri e bianchi. Lotta indiscriminata, che, appunto, non si dotava di strumenti illegale, come quello di servirsi di un clan, di tutelarlo perché diventi utile per catturare altri camorristi.
Si sa come funzionano le cose nell’Arma dei carabinieri. Ci sono casi in cui alti ufficiali sono stati difesi strenuamente, come è successo con Gianpaolo Ganzer, addirittura condannato in un processo, e altri come Cagnazzo che sono stati abbandonati al loro destino, in conseguenza di un’accusa mai provata e che non ha prodottto alcun provevdimento giudizario di garanzia ai danni dell’alto ufficiale, che dalla sua trincea baricentrica di Castello di Ciseterna, aveva assestato colpi durissimi ai clan casertani, ma anche a quelli napoletani, a quelli che rientravano negli ambiti territoriali in cui si eservitavamo le competenze di Vittorio Pisani, del quale, però, si ricorda anche  l’importantissimo, quanto anomalo arresto di Antonio Iovine, attuato dalla squadra mobile di Napoli nel territorio di quella di Caserta.

E’ emerso in queste  che solo qualche giorno prima dell’imformativa alla Procura su Cagnazzo  da parte di Pisani, il colonnello aveva ascoltato come persona informata dei fatti, manco a dirlo, proprio Marco Iorio, quello delle pizzerie “Regina Margherita”, l’imprenditore napoletano amico di Fabio Cannavaro e che oggi è finito nela rete della Dda che lo accusa di essere uno dei più importanti riciclatori delle sporche finanze della camorra. Oggi, Iorio e Pisani risultano entrambi indagati, seppur con una diversa gradazione applicativa delle misure cautelari, in una storia di camorra.

Non sono tipo di deduzioni logiche, soprattutto perché non ho cognizione prodonda di tutti gli aspetti di questa brutta storia lunga un’anno e che ha una gestazione sicuramente ancor più lunga,  ma dico che, quanto meno, quello che è capitato a Cagnazzo dovrà essere rivisto, riconosiderato anche dai giudici, nel senso che occorrerà capire se il colonnello è stato il bersaglio di un vero e proprio complotto, finalizzato a toglierselo dalle scatole, ad allontanarlo, soprattutto, da certe inchieste.
E sarebbe puire ora che il comando generale dei carabinieri cominciasse a mettere nei suoi ragionamenti e nelle sue valutazioni i fatti obiettivi, le cose e non solo le suggestioni, che tanto significano soprattitto nella costruzione e nella considerazione concreta del proverniale sospetto che, al di là e al di fuori dell’esercizio dell’azione penale, non dovrebbe neppure sfiorare un tutore della legge, impegnato per di più, nel fronte avanzatissimo della lotta alla camorra.
Ecco quello che merita il colonnello Fabio Cagnazzo alla luce di cià che è scritto nell’ordinanza odierna. Se lo Stato si tira fuori o si distrae, chi, come me, conosce bene la storia d’Italia, dovrà inserire il caso Cagnazzo nel capiente e numeroso elenco infame  di coloro in cui questo Paese non è riuscito a riconoscere nella storia di un suo servitore la stimmate del diritto e della legalità.
Ma da un Paese in cui il diritto e la legalità, nel corso di 150 anni, sono stati violati continuamente, con disinvoltuta e faccia tosta dalle proprie istituzioni, ce lo si può aspettare. Della serie: niente di nuovo sotto questo cielo”.


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Giornalista e saggista. È stato cronista parlamentare di Libero, vicedirettore de L’Indipendente, notista politico di Liberal. Collabora con Il Giornale e Corriere del Mezzogiorno

     

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Giornalista e saggista. Ha diretto il Secolo d'Italia e L’Indipendente. Ha fondato la rivista Percorsi.
 

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