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Sulla provincia italiana

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luglio 10, 2011 by admin

di Antonio Tretola

(Sanniopress) – Quando Dante volle indicare il deplorevole stato di abiezione in cui in maniera tanto graduale quanto inesorabile si precipitava  il nostro Paese, adoperò un espressione fulminante: “non donna di provincia/ ma bordello”.

La sanità e l’austerità, il severo rispetto delle norme sociali, una fede rustica congiunta però sempre ad un rigoroso rispetto del substrato etico che sostanzia ogni sentimento religioso, sono state per secoli e secoli, il manto aureo che ha ricoperto il veridico “mito della provincia italiana”.

Dai borghi operosi sgorgò l’espansione commerciale che nel Quattrocento fece dell’Italia la maggior potenza commerciale d’Europa, nella quiete di spazi incontaminati fiorirono l’arte e la poesia, che abitano spesso lontano dalle metropoli “che plaudono al vizio e la virtù deridono”.

L’operosità è stata per anni il marchio distintivo della provincia italiana, la matrice del benessere e dello sviluppo economico di una nazione che nei “piccoli comuni” ha saputo scorgere per anni un’inestimabile risorsa, una fruttifera versatilità e non una dispersione centrifuga.

La “provincia” in Italia è stata un certificato di garanzia, una sorgente di genialità: Leopardi (Recanati) e Verdi (Correggio), Sandro Pertini (San Giovanni di Stella) ed Alcide De Gasperi (Pieve Tesino), hanno forgiato il loro estro, la loro caratura morale, in quella che una volta era la fucina di uomini capaci di anteporre il bene plurale alla brama della gloria personale.

Che pena, ora vederla ridotta così, la provincia italiana! Come cadesti in così basso loco?

Una volta si scrivevano interi romanzi, opere teatrali, persino lacrimevoli e melense sceneggiate sulla moralità dell’emigrante: colui che partiva dal paesino con “un frammento di patria (o di paese) che gli palpitava nel cuore ” come chiosava Mario Soldati, che cercava la realizzazione personale e raggiuntala non era dimentico del senso del sacrificio e della rinuncia che è spesso il tratto più autentico ed encomiabile dei “provinciali”.

Una volta in provincia nascevano uomini come il governatore di Bankitalia Domenico Menichella  ( natali nel microscopico Biccari, provincia di Foggia) che lasciata via Nazionale potè scrivere un simpatico libello: “Come non sono diventato ricco”, oggi lasciare la provincia significa ambire a oltrepassare ogni limite pur di soddisfare la più vorace viziosità, barche e orologi da cinquantamila euro, tanto per dire.

Una volta  Cervinara poteva propagare il suo nome nel mondo grazie ad uomini come Onorio Ruotolo, uno dei più geniali scultori dell’epoca contemporanea ( splendido un suo busto di Edagr Allan Poe), oggi evidentemente, davvero qualcosa è cambiato…


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