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Ai confini della civiltà

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settembre 3, 2011 by avsim

di Simone Aversano

(Sanniopress) – Il signor M. è un contadino di Benevento*. Il signor M. vive e lavora in Contrada Lammia, a due passi da Località Torrepalazzo nel Comune di Torrecuso. Il signor M., insomma, quasi quasi lo si potrebbe considerare un cittadino di Torrecuso invece che di Benevento, e la cosa in verità non sarebbe una “cattiva pensata” perchè in questo modo la città di Benevento potrebbe scrollarsi da dosso il peso di un’ipocrisia che dura ormai da tempo. L’ipocrisia di considerare il signor M. ancora un cittadino di Benevento senza che, in effetti, gliene venga riconosciuta la dignità.

Contrada Lammia, infatti, con il suo essere all’estremo nord della città, può tranquillamente considerarsi la zona del capoluogo sannita più distante dal centro e dai salotti cittadini. Basta guardare una qualsiasi mappa di Benevento per accorgersi in maniera lampante come la zona di Contrada Lammia chiunque potrebbe immaginare non appartenga affatto alla città ma a qualche paese confinante. E’ l’assurda logica delle delimitazioni territoriali operate con metodo politico più che ambientale o culturale, logica distorta che gli avveduti amministratori del XX secolo hanno ereditato dagli avvedutissimi statisti del Congresso di Vienna, quelli, per intenderci, che si spartirono l’Africa col righello. Ma quella è un’altra storia.

Questa è la storia del signor M., cittadino di Benevento, residente a tutti gli effetti a Benevento, contribuente a Benevento. Ma sconosciuto, ignorato a Benevento, non preso in considerazione a Benevento, ai margini (in tutti i sensi) di Benevento. Il signor M. fa il contadino ma non è un “cafone”, come purtroppo la puzza sotto il naso del beneventano medio farebbe pensare. Perchè a Benevento se sei del Rione Mellusi sei “in”, così come per parte di Pacevecchia, Centro Storico e poche altre zone. Mentre se vieni dal Rione Libertà sei delle “palazzine”, ti storcono il naso contro de vivi al Rione Ferrovia o al Triggio, e non te la passi molto bene neppure se sei di Capodimonte, per non parlare di Santa Maria degli Angeli. Tutte zone del centro abitato cittadino, ma ugualmente abbastanza lontane dai salotti della città, quelli dove la “beneventanità” si mette in mostra come meglio può, tralasciando ogni brandello di essere per celebrare, in una sorta di ostentazione teatrale, ogni briciola di apparire che ciascun beneventano può permettersi il lusso di sfoggiare.

Figurarsi, in questo stato di cose, quanto beneventano può essere considerato il singor M., beneventano residente e contribuente che abita in Contrada Lammia. Sarebbe interessante intervistare i beneventani (quelli veri, si intende) mentre passeggiano lungo il Corso Garibaldi, e chieder loro quante contrade di Benevento saprebbero enumerare, e soprattutto se conoscono Contrada Lammia. Sarebbe un’imitazione ben riuscita delle domande di cultura generale fatte da Le Iene ai parlamentari davanti a Montecitorio. Un disastro.

E questo forse il signor M. lo sa. Come sa anche che lassù, in Contrada Lammia, non è proprio la stessa cosa che passeggiare lungo Corso Garibaldi. E così in tante altre contrade di Benevento, dove spesso manca l’illuminazione pubblica, non ci sono marciapiedi, in passato scarseggiavano persino i cassonetti dell’immondizia. Per non parlare delle strade sconnesse o dissestate, puntualmente riasfaltate in vista delle elezioni comunali. E sarebbe meglio tralasciare le discariche abusive. Quelle proprio non le tocchiamo, perchè al signor M. fanno venire il nervoso. Sì, perchè il singor M. lo sa bene che certa gente che scende a Benevento passando per quella zona, tra Contrada Lammia e Contrada Olivola, o più giù a Contrada Mosti e La Francesca, provenendo da altri paesi dell’hinterland beneventano lascia senza troppi complimenti sacchetti di rifiuti, materassi, copertoni, televisori, e tutto quello che può. Uno stillicidio inquinante, continuo, inarrestato e incontrollato. Quando il singor M. ha saputo che a Benevento città avevano messo centinaia di telecamere, subito si è detto fra sè e sè (tanto chi altri volete che si metta ad ascoltare un contadino di Contrada Lammia…) “forse serviranno per riprendere le gonne e i tacchi delle belle signore che passano, o le giacche elegantissime dei signori padroni della città”. E intanto nelle contrade si abbandonano rifiuti, per arrivare in città a volte si rischia di rompere qualche ammortizzatore, e certe notti è buio pesto perchè i lampioni sono spenti.

Ieri il signor M. ha letto sui giornali che il Comune di Benevento ha posto nuove panchine in centro città, lungo Via Traiano, perchè proprio ieri è incominciata la 32esima Città Spettacolo. E’ stato allora, leggendo quelle notizie e gardando quelle immagini, che il signor M. ha avuto conferma dello stato di cose: Benevento è una città a due velocità, con i salotti spesso tenuti a nuovo e le contrade e periferie sempre dimenticate, da qualsiasi amministrazione si sia avuta negli ultimi decenni. Una logica che si allinea perfettamente con la mentalità da snob del beneventano medio, quello che ci metterebbe un solo istante a considerare il signor M. un uomo ai confini della civiltà.

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*Il signor M. è un personaggio frutto dell’immaginazione dell’autore di questo brano, sebbene la sua storia voglia essere una rappresentazione verosimile della realtà.


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