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La Grecia siamo noi

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settembre 8, 2011 by admin

di Giancristiano Desiderio

(Sanniopress) – La Germania è la locomotiva d’Europa: è un dato di fatto ed è anche l’opinione politica di Angela Merkel. Sono due “fatti” sui quali si può e si deve concordare: primo perché se tiene la Germania, tiene l’Europa e, viceversa, se vien giù la Germania, vien giù l’Europa; secondo perché i giudizi politici della donna politica più importante d’Europa sono da tenere in considerazione e ci riguardano molto da vicino. Infatti, se la Germania è la locomotiva d’Europa, che cos’è l’Italia? E se, come è chiaro, l’Italia non ricopre lo stesso ruolo della Germania, tanto che non traina l’Europa, ma ne è trainata, quanto contano i giudizi politici del nostro capo di governo?

Solo qualche giorno fa è stata la stessa Angela Merkel, sia pure informalmente, a dire che l’Italia è come la Grecia. Anche in questo caso, il giudizio è condivisibile almeno per due ordini di motivi: primo perché se ancora alla fine di maggio potevamo guardare la Grecia dall’alto in basso e tenerla come termine negativo dei nostri paragoni e dei nostri desideri, oggi dopo la lunga e folle estate del nostro governo che ha fatto la bellezza di quattro manovre economico-finanziarie, tanto da meritarsi il nomignolo di “governo Penelope”, la distanza tra l’Italia e la Grecia è solo quella del mar Egeo; secondo, perché se ci troviamo in questa situazione lo dobbiamo a un governo che per mesi e anni ci ha letteralmente nascosto la verità contribuendo con le sue bugie e i suoi provvedimenti sbagliati a peggiorare una situazione che, presa in tempo, poteva essere meno drammatica per tutti. Al punto in cui siamo, possiamo tirare le somme di queste settimane di passione in cui l’Europa ci chiedeva provvedimenti seri e certi, il governo continuava ad essere in vacanza e il presidente Napolitano doveva farsi coraggio e richiamare tutti all’ordine e alla serietà. Possiamo dividere il risultato in due: un economico e uno politico. Quello economico deve necessariamente essere “positivo”, altrimenti non resta che il fallimento di uno Stato e di una collettività nazionale. Quello politico è per forza di cose negativo: se all’inizio della bufera estiva avevamo un governo bugiardo, al termine della stagione degli ombrelloni ci ritroviamo con il governo meno autorevole d’Europa. La Grecia siamo noi.

Le parole della Merkel, per chi sappia leggerle, stanno a evidenziare proprio questa condizione minore del governo italiano che  – è quasi superfluo dirlo –  si ripercuote sull’intero Paese. L’Italia non cresce anche e soprattutto perché il governo non è credibile. E non è credibile sia in senso figurato, perché non è autorevole, sia in senso letterale, perché racconta frottole, menzogne, bugie. Le racconta a tutti: agli italiani, all’opposizione, alla maggioranza. La stessa incredibile vicenda della manovra più lunga della storia repubblicana sta qui a testimoniare le bugie di governo. Ma quale potrà mai essere la credibilità internazionale di un governo che non è creduto neanche dalla sua maggioranza?

E’ un problema politico e nazionale che dovrebbe far arrossire i rappresentanti del partito di maggioranza relativa. Invece, a stento è avvertito, e non da tutti. Anche davanti a una crisi economica che tuttora potrebbe travolgere la vita nazionale fino a cambiarla dal di dentro trascinando verso la povertà milioni di italiani che vivono un po’ più su della fatidica “soglia di povertà”, nel Pdl si continua a ragionare in termini di berlusconismo e antiberlusconismo. Un partito di maggioranza relativa è, a suo modo, la riserva politica e di pensiero su cui possono confidare sia il governo sia il Paese. Il Pdl si rifiuta o è incapace di svolgere questo ruolo e condanna un Paese interno alla mediocrità.

(tratto dall’edizione odierna di Liberal)

http://giancristianodesiderio.wordpress.com


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Giancristiano Desiderio

Giornalista e saggista. Ha diretto Il Sannio, è stato cronista parlamentare di Libero, vicedirettore de L’Indipendente e notista politico di Liberal. Scrive per il Corriere della Sera e Il Giornale.
     

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