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Colpo ai Casalesi: ripulivano soldi in case e alberghi in Umbria

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settembre 15, 2011 by admin

(Sanniopress) – Truffa aggravata, riciclaggio, bancarotta fraudolenta, emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, con l’aggravante del metodo mafioso. Sono le accuse formulate ai danni di un’organizzazione criminale con base operativa a Perugia, diretta da cittadini campani lì residenti e collegati con alcuni esponenti del clan camorristico dei Casalesi. Sedici persone sono finite stamattina in manette, in un’operazione congiunta di carabinieri del Ros, dei comandi territoriali dell’Arma e del Gico della Guardia di Finanza di Perugia e Firenze.
L’operazione, chiamata ‘Apogeo’, ha sgominato una banda che operava in Umbria, Toscana, Marche, Veneto, Campania e in altre zone del territorio nazionale. I carabinieri del Ros hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Perugia, su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia. La Guardia di Finanza ha invece eseguito un provvedimento di sequestro preventivo di beni mobili ed immobili, tutti riconducibili all’organizzazione criminale indagata, per un valore stimato di oltre 100 milioni di euro.
Dalle indagini è emerso che il gruppo operava su due distinti fronti, tra loro collegati: investiva nel circuito economico delle aree d’influenza ingenti capitali della camorra, creando o acquisendo società dei settori alberghiero, della ristorazione e dell’edilizia, molte della quali con sede inesistente o fittiziamente collocata all’estero; acquisiva attività imprenditoriali in difficoltà finanziarie che, una ‘svuotate’ della loro sostanza economica, venivano utilizzate per truffe ai danni di fornitori, false fatturazioni per operazioni inesistenti e distrazioni di capitale, fino a condurle al fallimento.
Alcuni degli arrestati nell’ambito dell’operazione denominata ‘Apogeo’ sono ritenuti dagli investigatori molto vicini al clan dei Casalesi e, in particolare, al gruppo camorristico di Villa Literno. Lo ha spiegato il generale Mario Parente, vicecomandante del Ros, nel corso di una conferenza stampa che si e’ tenuta stamani a Perugia e alla quale ha preso parte anche il comandante delle Fiamme gialle dell’Umbria, generale Fabrizio Cuneo.
Secondo quanto spiegato dal generale Parente, l’indagine “ha consentito ancora una volta di confermare la vocazione imprenditoriale del clan dei Casalesi” e “la capacita’ di riciclare e rimpiegare i proventi illeciti delle loro attivita’ criminali”.
L’operazione e’ entrata nel vivo a meta’ del 2010, anche se era partita alcuni mesi precedenti. In particolare le indagini erano scaturite da alcune informazioni acquisite su una serie di investimenti immobiliari (in particolare su un complesso immobiliare di 300 appartamenti a Ponte San Giovanni, alla periferia di Perugia) in corso nel capoluogo umbro da parte di soggetti non locali.
Secondo gli investigatori l’organizzazione criminale, che aveva la base operativa a Perugia, era in grado di immettere nei circuiti economici locali, attraverso la creazione di una serie di societa’ inesistenti o costituite all’estero, ingenti capitali provenienti dalla camorra per l’acquisizione di attivita’ commerciali nel settore alberghiero, della ristorazione e dell’edilizia. Nell’ambito dell’indagine la guardia di finanza di Perugia e di Firenze, con 24 reparti dislocati su tutto il territorio nazionale e l’impiego di 400 uomini e 130 autovetture, ha sequestro beni mobili ed immobili per un valore stimato di oltre 100 milioni di euro. In particolare i sequestri, operati in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Puglia, Sicilia, Lazio, Umbria e Toscana, hanno riguardato 320 immobili (terreni, alberghi, ristoranti, appartamenti) per un valore di circa 90 milioni di euro; 200 conti correnti in 53 istituti di credito diversi; 18 societa’ e 45 quote societarie per un valore di 3 milioni di euro; 9 polizze assicurative, 1 cavallo, 2 natanti e 144 autoveicoli.
A Perugia, in particolare, sono stati sequestrati 300 appartamenti, 2 alberghi e 4 terreni. Secondo quanto riferito dagli investigatori il presunto sodalizio criminale, diretto da soggetti di origine campana in collegamento con esponenti del clan dei Casalesi, operava su due distinti fronti: da una parte l’investimento, nel circuito economico delle aree d’influenza, di ingenti capitali rivenienti dall’organizzazione camorristica, mediante la creazione o l’acquisizione di societa’ operanti nel settore alberghiero, della ristorazione e dell’edilizia, molte delle quali con sedi inesistenti o fittiziamente collocate all’estero ed operanti mediante prestanomi; dall’altro l’acquisizione di attivita’ imprenditoriali in difficolta’ finanziarie che, una volta ‘svuotate’ della loro sostanza economica, venivano utilizzate per il compimento di sistematiche truffe in danno di fornitori, false fatturazioni per operazioni inesistenti e distrazioni di capitale, fino a condurle al fallimento.
Sempre nel corso della conferenza stampa di questa mattina il generale Mario Parente, ha spiegato che “in Umbria, come in altre regioni del centro Italia, non c’e’ una penetrazione e un controllo del territorio da parte della criminalita’ organizzata” anche se “c’e’ un interesse per tutte le opportunita’ in tema di riciclaggio che la regione offre”.
Di “bellissima operazione, che ha visto lavorare insieme carabinieri e guardia di finanza, in particolare il Gico di Perugia e quello di Firenze” ha parlato, invece, il generale Cuneo che ha anche sottolineato l’importanza dell’operazione “per la tutela del territorio dal rischio di infiltrazioni da parte della criminalita’ organizzata”. Cuneo ha parlato poi dell’Umbria come di una regione “potenzialmente a rischio” per l’esposizione alla criminalita’ organizzata anche se dati a disposizione “evidenziano che non c’e’ certo una sorta di assalto alla carovana”.


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