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Da spin-off dell’Università del Sannio i sensori per l’acceleratore Lhc

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novembre 7, 2011 by admin

(Sanniopress) – Sono italiani i sensori che tengono sotto controllo l’acceleratore di particelle più grande del mondo, il Large Hadron Collider (Lhc) del Cern di Ginevra: li ha realizzati la Optosmart, spin-off dell’università del Sannio e del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr).

I sensori sono in fibra ottica e sono utilizzati per tenere sotto controllo alcuni parametri (come deformazione, campi magnetici, temperatura e umidità) di Lhc. “I sensori a fibre ottiche hanno il vantaggio di non contenere parti elettriche (che potrebbero alterare le misure) nell’area di misura e di poter essere impiegati in qualsiasi tipo di ambiente anche se fortemente inquinato da radiazioni o da forti campi elettrici e magnetici”, ha spiegato Antonello Cutolo, dell’università del Sannio, uno dei soci della Optosmart insieme con Andrea Cusano dell’università del Sannio, Giovanni Breglio dell’università Federico II e Michele Giordano del Cnr. “Questo tipo di sensori – ha aggiunto Cutolo – sono fra i pochissimi che possono funzionare anche a temperature inferiori a 260 gradi sotto lo zero”.

Le prime prove eseguite nel Cern di Ginevra, ha proseguito, risalgono a circa due anni fa e i sensori vengono montati nella parte dell’acceleratore denominata Cms. Le ragioni per cui è stata scelta questa tecnologia per eseguire le misure, ha sottolineato Cutolo, “sono legate alla completa immunità, delle fibre ottiche, agli alti flussi di radiazione e ai forti campi magnetici presenti nell’area oltre al fatto che i nostri sensori hanno mostrato la capacità di poter lavorare fino a temperatura prossime allo zero assoluto”. Questa resistenza alle radiazioni e ai campi magnetici ha anche dimostrato che questi sensori a fibra ottica sono utilizzabili per monitorare le centrali nucleari.

“Perché – ha spiegato Cutolo – le condizioni esistenti nelle centrali nucleari potrebbero alterare il funzionamento di sensori realizzati con materiali elettrici”. Allo sviluppo dei dispositivi hanno partecipato anche Marco Pisco, Armando Ricciardi, Piero Pilla, Alessio Crescitelli, Marco Consales, tutti dell’università del Sannio.

Fonte: Ansa


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