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L’INTERVENTO | Monti, un governo per l’Europa

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novembre 11, 2011 by admin

di Giancristiano Desiderio

(Sanniopress) – Il governo Monti  – abbiamo la buona abitudine di chiamare le cose con i nomi propri –  dovrà essere il governo europeo che non abbiamo ancora avuto. L’uscita di scena di Silvio Berlusconi, al di là dei numeri parlamentari, sarà ricordata per aver ceduto il passo ad una personalità di livello internazionale e per aver riconosciuto, sia pure a detti stretti, che all’Italia serve un governo per l’Europa. Chi oggi parla di un commissariamento del nostro Paese da parte dell’Europa sbaglia perché l’Italia non è commissariata bensì si è auto-commissariata. Il governo Berlusconi è andato a sbattere sulla crisi finanziaria ed economica, ma la crisi più che somigliare a degli scogli in mezzo al mare che potevano essere evitati appare essere un imbuto nel quale si è infilata tutta la politica della Seconda repubblica e non l’ultimo dei suoi governi. Purtroppo, in questi anni non abbiamo mai avuto un governo all’altezza dell’Europa e delle necessarie politiche di riforma sia del sistema sociale ed economico sia degli apparati statali e parastatali. La politica e i governi hanno deciso solo quando sono stati costretti a farlo da un vincolo esterno: capitò così con i parametri di Maastricht e con l’euro ed è capitato così con l’attuale crisi finanziaria e il rischio di fallimento per insolvenza dei debiti statali.

All’alba della Seconda repubblica furono molte le speranze. Oggi che Berlusconi esce di scena si parla del tramonto del berlusconismo e fioriscono le antologie dei suoi diciassette anni nei quali, in verità, ha governo per nove anni. Ma al di là delle fotografie, dei successi (pochi) e degli insuccessi (molti) ciò che conta mettere in luce è che al suo sorgere la Seconda repubblica promise due cose su tutte: un nuovo sistema istituzionale costruito intorno al principio dell’alternanza e una riforma liberale dell’economia, del lavoro, della politica e dello Stato. La seconda di queste due “rivoluzioni” non c’è mai stata e la prima è stata una caricatura dei sistemi democratici più riusciti e maturi. Il sistema bizzarro che è stato costruito nel tempo si è mantenuto in piedi da una parte demonizzando il passato  – la partitocrazia, i democristiani forchettoni, i socialisti corrotti, i comunisti consociati, Roma ladrona –  e dall’altra elogiando il futuro con l’autopromozione della propria diversità annunciando riforme mai fatte. Guarda caso oggi l’Europa ci dice di attuare finalmente proprio quelle riforme che sono state sempre enunciate e mai fatte. Dunque, il problema non è che l’Unione europea ci commissaria ma che i governi della Seconda repubblica non si sono mai posti al livello del nuovo sistema europeo e delle loro stesse intenzioni che sono state sempre usate sul piano della propaganda e mai dell’azione di governo. In particolare, la destra ha proposto riforme liberali senza attuarle e la sinistra ha annunciato una sua svolta riformista senza concretizzarla. Di fatto la politica italiana ha rinunciato alle politiche europee per tutelare i propri corporativismi, clientelismi, caste. Pur avendo un sistema-Paese in buona salute e pronto a fare un passo avanti rinunciando, con senso di giustizia ed equilibrio, ai privilegi, alle comodità, ai lussi, i governi e le maggioranze che si sono succedute non sono mai state all’altezza di questa politica di riforme allo stesso tempo italiane ed europee. Così accade che oggi l’Italia  – uno dei Paesi e delle democrazie che hanno fondato la “comunità europea” –  non sia tra i padri della moderna Europa e appaia come un Paese “sorvegliato speciale”.

Il governo Monti non sarà e non è un governo tecnico. Il governo presieduto dal senatore ed ex commissario europeo Mario Monti è per la stessa funzione che dovrà svolgere un governo politico. La Lega da una parte e Antonio Di Pietro dall’altra si sono già tirati fuori. Non c’è da meravigliarsi: sono entrambe due “parti” non europee. La Lega sul suo non-europeismo vi ha costruito un’identità territoriale che è il contrario dello Stato moderno. L’Italia dei Valori segue suggestioni e mal di pancia ed esprime di conseguenza una politica di pura opportunità. Sono altre le forze che devono sostenere il governo Monti che deve avere un consenso ampio: prima ancora delle sigle di partito, sono le forze liberali, cattoliche, riformiste, nazionali che si devono riconoscere in un programma di riforme europee già esistente. Il governo Monti non è un governo che abita nel limbo. Piuttosto, sarà uno spartiacque perché ha allo stesso tempo il compito di chiudere una stagione ed aprirne un’altra. Proprio perché il debito e l’economia reale devono tra loro essere in una sana corrispondenza, il governo Monti dovrà essere non l’ultimo governo della Seconda repubblica ma il primo della “nuova Italia”. Il presidente Napolitano ha detto che “l’Italia sarà all’altezza”. E proprio di questo si tratta: se la politica è seria, e dimostra di riformare anche se stessa, gli italiani sanno sia compiere sacrifici sia ritornare a crescere. Il punto è che tra il sistema-Italia che lavora e il sistema-Europa che governa non possiamo più permetterci di avere una classe politica elitaria e non governante. Da questo punto di vista  – potremmo dire “l’Italia vista dall’Europa” –  la Seconda repubblica appare come una lunga estate calda in cui la politica è andata in vacanza o, se la metafora è più calzante, si è ammalata di se stessa. Insomma, si è passati dall’idea della rivoluzione alla prassi di non toccare nulla. Paradossale, ma reale.

Dunque, il governo Monti sarà politico ed europeo e con un buon lavoro potrà contribuire anche a porre la questione, non più eludibile, di una dimensione più precisa della politica dell’Europa unita.

(tratto dall’edizione odierna di Liberal)

 

 

http://giancristianodesiderio.wordpress.com

 

 

 

 

 

 


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Giornalista e saggista. È stato cronista parlamentare di Libero, vicedirettore de L’Indipendente, notista politico di Liberal. Collabora con Il Giornale e Corriere del Mezzogiorno

     

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Giornalista e saggista. Ha diretto il Secolo d'Italia e L’Indipendente. Ha fondato la rivista Percorsi.
 

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