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L’INTERVENTO | Aumenta la pressione fiscale: il destino delle piccole imprese è segnato

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novembre 14, 2011 by admin

di Pietro Di Lorenzo

(Sanniopress) – I soliti professori, accompagnati da titoli in prima pagina, annunciano quello che ormai anche il più piccolo artigiano di periferia ha intuito da tempo: in Italia la pressione fiscale è ormai insostenibile. I numeri sono meno rappresentativi della realtà, purtroppo! La Banca d´Italia indica al 43,8% del prodotto interno lordo (PIL), il livello di tassazione che si raggiungerà nel 2012. A questo bisogna aggiungere il sicuro salasso che gli Enti locali dovranno applicare direttamente alle aziende del territorio. Anche per far fronte alla riduzione dei trasferimenti di entrate da parte del Governo. Tutti hanno ragioni da vendere. Ma si rendono conto che in questo modo viene meno la volontà e la voglia stessa di produrre? Di fare impresa? Dove finirà il “darsi da fare” degli imprenditori, che sono stati i veri motori della crescita italiana? Senza benzina la macchina non parte e ormai tutti dicono la stessa cosa: a me non conviene lavorare, oppure il classico “non mi conviene più aprire la saracinesca al mattino”. Ed hanno ragioni da vendere!
Chi lavora è costretto a salari da fame. Pochi euro, che a volte non coprono nemmeno le spese di trasferimento dalla propria casa al posto di lavoro. C´è poi chi lavora a progetto, senza nessuna garanzia. E così per tutte le varie categorie di lavoratori. Una frustrazione unica, insieme a continue umiliazioni che finiscono per scoraggiare proprio chi ogni giorno dovrebbe sostenere con il lavoro la crescita italiana.
Da sempre l´Italia è stata la culla della piccola impresa e dell´artigianato di qualità. Quella genuina voglia di darsi da fare che si trasferiva nella pratica iniziativa di mettere su un´azienda che spesso traeva dal territorio la sua spinta iniziale. Aprire bottega significava anche realizzare il proprio sogno e magari vederlo tramutare in realtà, constatando che la propria azienda con il passare del tempo cresceva e con questo creava posti di lavoro. Si pagavano le tasse e contemporaneamente, per i settori che più funzionavano, aumentavano le aziende, gli spazi da destinare al lavoro ed ai servizi e quindi aumentava l´occupazione. Spesso erano proprio i dipendenti che si trasformavano in imprenditori aprendo nuove attività. C´era una tassazione sopportabile, meno burocrazia ed un apparato dello Stato meno pesante. Ecco allora la sintesi di quello che serve all´Italia per ripartire, per puntare finalmente alla crescita. Uniamo le nostre forze e ripetiamo con ferma decisione l´ultimo e disperato appello alle Istituzioni locali e nazionali, prima che sia segnato per sempre il destino delle imprese: meno tasse, meno burocrazia, meno apparato dello Stato.

* Imprese che resistono Campania


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