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L’EDITORIALE | Lettera aperta sulla scuola

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novembre 30, 2011 by admin

di Giancristiano Desiderio

(Sanniopress) – Carissimi Nicola Sguera e Amerigo Ciervo, vi scrivo una lettera aperta sulla scuola perché, come è accaduto altre volte con Nicola, può essere un utile contributo per una civile discussione. Ho letto che siete contrari alle occupazioni scolastiche ma so anche che nel recente passato siete stati accanto agli alunni che protestavano e criticavano la riforma in nome di una scuola migliore e soprattutto pubblica. Naturalmente, il cambiamento non solo è legittimo ma è anche motivato: non si può sostenere un movimento studentesco se degenera nel vandalismo e sconfina nella baldoria organizzata spacciata per autonomia didattica (anche se, in verità, vandalismo e baldoria accompagnano sempre ogni movimento studentesco). Tuttavia, il vostro dietrofront può, al netto delle violenze, disorientare i giovani che si chiedono: ma perché ieri sì e oggi no? I ragazzi sono fatti così, non si accontentano di compromessi, sono estremi perché muovono da posizioni di principio. Allora, con voi vorrei fare proprio una discussione di principio che muova da questa domanda: la scuola italiana che scuola è?

La scuola italiana è statale. Tutte le scuole sono statali, anche quelle private. Non nel senso che sono dello Stato, ma nel senso che fanno parte dell’unico ordinamento statale che le riconosce e le fa proprie. Le scuole private riconosciute sono infatti dette paritarie. Le scuole private non riconosciute non esistono perché se esistessero giocherebbero in fuori gioco, sarebbero cioè una moneta fuori corso. Il sistema scolastico è tutto assorbito dallo Stato. Quindi la differenza tra scuola pubblica e scuola privata non ha senso, mentre è giusta la distinzione tra scuola statale e non statale ossia non gestita dallo Stato ma rientrante nell’unico ordinamento riconosciuto dalla legge. Insomma, in Italia c’è il monopolio dell’istruzione e il sistema scolastico che vale è solo e soltanto quello che lo Stato vuole. In questo sistema è molto difficile parlare di scuola pubblica. Perché vi sia scuola pubblica, infatti, è necessario che vi sia libertà di scuola ma è proprio questo che manca. Voi due, cari amici, insegnate filosofia, e se volete potete aprire una vostra scuola ma la vostra ipotetica scuola non avrà alcun valore pubblico perché non potrete rilasciare diplomi che solo lo Stato abilita a rilasciare per suo conto e suo nome.

Il diploma (e la laurea) è ciò su cui tutto si regge. Il diploma è il valore della scuola (il pezzo di carta). Il diploma altro non è che un mezzo attraverso cui lo Stato organizza i suoi uffici, regolamenta gli accessi alla sua amministrazione e al mondo delle aziende che vive sotto la sua ala protettrice. Questo sistema scolastico è nato sotto il fascismo e si è grandemente rafforzato con la Repubblica. Piaccia o no le cose stanno così. Il sistema del diploma organizza tutta la scuola (formazione) e tutta l’università (ricerca) che in questo modo diventano strutture burocratiche dipendenti dallo Stato. Il diploma snatura la scuola e depotenzia il merito. Questo sistema lo possiamo variamente riformare cioè riorganizzare ma se non lo pensiamo nei suoi presupposti giuridico-istituzionali rimane un mito. Tutte le discussioni tra chi vuole la riforma e chi la critica in nome di un’altra riforma e naturalmente in nome della scuola pubblica sono discussioni vane che non pensano l’unica cosa che va pensata: il rapporto tra lo Stato e la libertà civile d’insegnamento.

Naturalmente, c’è un motivo se in Italia c’è il sistema della scuola di Stato ed è un motivo storico che riguarda la natura del nostro Risorgimento. Ma ora non è il caso di discuterne. Piuttosto, va detto che la scuola di Stato ha grandi meriti. Il suo più grande merito è quello di aver fornito allo Stato italiano i dirigenti di cui aveva bisogno per amministrarsi. Ma la scuola di oggi è diversa dalla scuola di ieri perché è scuola di massa. Tuttavia, pur essendo scuola di massa, ha conservato il sistema del diploma che poteva funzionare per una scuola di (pochi) dirigenti, mentre è del tutto inutile e controproducente per la scuola di tutti.

Il sistema della scuola di Stato non è l’unico possibile. Esiste anche il sistema della scuola libera in cui lo Stato non interviene nella vita delle scuole imponendo il diploma. Il sistema della scuola libera si fonda sulla libertà: l’esistenza della scuola è giustificata dalla necessità di formare, apprendere, ricercare. Il valore della scuola non è dato dal diploma e il merito non è svalutato a beneficio del possesso del diploma. Nel sistema della scuola libera, la scuola di Stato non è l’unica esistente ma una tra le tante e svolge il ruolo che effettivamente è chiamato a fare lo Stato: garantire l’istruzione quando le forze sociali non vi riescono autonomamente. Nel sistema della scuola libera lo Stato seleziona i dirigenti di cui ha bisogno  – e gli impiegati, i burocrati, i tecnici –  attraverso l’esame di Stato che così ritorna a svolgere la sua effettiva funzione di esame extrascolastico. Nel sistema della scuola libera la scuola non è ridotta ad essere una succursale della burocrazia statale e delle aziende e non si ridurrà a svolgere corsi di formazione per il superamento di esami di Stato. Nella scuola libera, insomma, la scuola non è più un impiego per professori  – siano di ruolo o precari –  e ritorna ad essere ciò che dice la parola greca: tempo libero dalle fatiche e dedicato alla formazione umana.

Lo so, non è una riforma, è una vera rivoluzione. Ma a voi le cose rivoluzionarie  – soprattutto a Nicola, Amerigo non ne ha più l’età, ma quella che ha è portata con grande classe –  piacciono, o no? Questa cosa non si farà mai. Perché intorno alla scuola ci sono tanti interessi extrascolastici. La scuola italiana è scuola di Stato e tale resterà. Però, se vogliamo discutere della scuola  – e di tutte le solfe che si fanno: pubblico, merito, diritti, finanziamenti, precari, tagli –  abbiamo il dovere di pensare che cos’è la scuola fino in fondo. La scuola è libertà, è educazione alla libertà attraverso la libertà. O vogliamo credere che l’autorità in materia di letteratura o storia o matematica o chimica sia lo Stato? Non basta dire  – e lo dico anche ai ragazzi –  vogliamo la scuola pubblica: bisogna anche dire che la scuola pubblica è in contrasto con il monopolio statale dell’istruzione e il diploma come strumento per l’organizzazione del sapere e degli uffici pubblici e parastatali. Abbiamo il dovere di pensare la scuola nei suoi fondamenti perché lì c’è il cuore della vita civile (oggi si dice democratica). Luigi Sturzo aveva ragione quando diceva che gli italiani non saranno liberi fino a quando la scuola non sarà libera. Purtroppo, non si chiedeva se gli italiani vogliono essere realmente liberi.

 

http://giancristianodesiderio.wordpress.com

 

 


BLOGGER:

Giancristiano Desiderio

Giornalista e saggista. È stato cronista parlamentare di Libero, vicedirettore de L’Indipendente, notista politico di Liberal. Collabora con Il Giornale e Corriere del Mezzogiorno

     

Gennaro Malgieri

Giornalista e saggista. Ha diretto il Secolo d'Italia e L’Indipendente. Ha fondato la rivista Percorsi.
 

Antonio Medici

Fondatore del blog Gourman.it, racconta “esperienze” enogastronomiche senza tecnicismi anche sui quotidiani Roma e Sannio.

     

Billy Nuzzolillo

Giornalista. Ha collaborato con Il Sole 24 Ore, il Corriere della Sera, il Corriere del Mezzogiorno e La Voce di Indro Montanelli. Ha fondato il blog Sanniopress.

     

Amerigo Ciervo

Docente. Da quarant'anni cercatore di musiche e storie

   

Guido Bianchini

Laureato in filosofia, studioso di pensiero ebraico moderno e di onto-teologia contemporanea.

   


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