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L’INTERVENTO | L’accanimento terapeutico di Monti

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dicembre 5, 2011 by admin

di Peppe Meola

(Sanniopress) – Mario ha un debito di190.000 euro. Il suo problema è che non riesce a mettere da parte più un centesimo, senza già permettersi niente di superfluo. Gli amici però gli consigliano di fare dei “sacrifici impressionanti” per risanare il suo debito. Così Mario fa una scelta: inizierà a mangiare a giorni alterni. A conti fatti risparmierà 2.500 euro all’anno.
Secondo voi Mario riuscirà a ripagare il suo debito prima di crepare?

Lo so, è una metafora di una semplicità che fa rima con  banalità. Però, riducendo la questione all’osso, siamo sempre lì: è possibile immaginare di risanare un debito che è più grande del Pil annuale, con una crescita a zero? Oppure: ha senso immaginare di restituire fiducia e credibilità al sistema Italia nella maniera prospettata sopra?

Insomma, stiamo continuando a portare avanti una cura senza effetti. Anzi, considerata l’inefficacia della terapia,  ci ostiniamo a proseguire l’accanimento terapeutico sul debito pubblico. Non c’è nessuna possibilità di risanarlo con queste condizioni, ammettiamolo una volta per tutte.

Non bisogna essere degli accademici per comprenderlo. Stiamo pagando gli interessi sul debito al 6-7%. Nel contempo la nostra crescita è praticamente zero. Quindi lo Stato, nel suo insieme, genera meno ricchezza di quanto si indebita; col risultato che il debito non può che crescere.
Per uscirne dovremmo iniziare ad avere una crescita economica che avvicini i tassi di interesse sul debito; cosa che farebbe aumentare la fiducia verso il debitore Italia, e far scendere così i tassi di interesse.

Ma con le misure di austerity imposte da Monti e dall’Europa, non può crescere un bel niente, dal momento che lo Stato toglie ossigeno ai redditi degli italiani. La qual cosa si traduce in diminuzione dei consumi; che a sua volta determina una contrazione della produzione; che a cascata fa aumentare la disoccupazione: ed il famoso cane inizia a mordersi la coda… I professori la chiamano RECESSIONE.

Nessuna delle misure del pacchetto presentato ieri sera mi ha impressionato o meravigliato più di tanto. Ho provato solo un profondo fastidio quando ho appreso della misura sui capitali scudati. Lì veramente si va nel ridicolo. Tassare dell’ 1,5% dei capitali fatti rientrare con una ammendina simbolica del 5% è puro fumo negli occhi.

Parliamo di 100 miliardi che già erano sfuggiti alle tasse. Il 6,5% aggregato di imposte è una barzelletta. Altrove  il dazio imposto al rientro è andato dal 20 al 45%.

Allora, immaginando un provvedimento che richiedesse una tassa una tantum del30% su quei capitali rientrati, avremmo un incasso di 30 miliardi di euro: praticamente il raddoppio immediato della manovra.

Non risolverebbe niente lo stesso; ma almeno avrebbe una parvenza di senso il richiamo alla solidarietà e equità pronunciato da Monti&Co.

 

(tratto dal blog “Le mie considerazioni inutili)


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