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L’INTERVENTO | Gestire la cultura (e il Natale) in tempo di crisi

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dicembre 15, 2011 by admin

di Manuela De Noia

(Sanniopress) – Stiamo vivendo un momento storico in cui a Milano due spazi espositivi di grande pregio, la Fondazione Mazzotta e la Fondazione Pomodoro, chiudono i battenti per mancanza di fondi. Le fondazioni di origine bancaria, a fronte della crisi finanziaria, stanno riducendo in modo significativo le erogazioni sussidiarie a favore della cultura e degli istituti culturali – La Fondazione Cassa di Risparmio di Livorno, ha sensibilmente tagliato i suoi fondi per le attività culturali, la Fondazione Cassa di Risparmio Volterra e la Fondazione Monte dei Paschi di Siena, non hanno neanche aperto il loro annuale bando. Stiamo assistendo, in tutta l’Italia, a drastici tagli nei capitoli dei bilanci pubblici di Comuni e Province dedicati agli istituti e al patrimonio culturale, i quali non erogano più risorse per eventi riconosciuti e importanti. Negli ultimi cinque anni, il budget delle 46 Biblioteche statali italiane è stato dimezzato, passando da 30 a 17 milioni di euro annui (Relazione finale della Commissione di studio sulle biblioteche pubbliche statali, 2009). La crisi economica e i tagli dell’intervento pubblico hanno avuto pesanti ricadute anche sull’impegno dei privati nel sostegno alla cultura, circa il 30% in meno rispetto al 2008, secondo i dati forniti dal rapporto annuale Federculture del 2010. Le sponsorizzazioni delle imprese private che non sono mai state decisive per il sostentamento degli istituti culturali, il più delle volte sono destinate ad eventi effimeri ed autoreferenziali. Insomma, la crisi economica c’è ed è seria e soprattutto non è un fenomeno passeggero, anzi si stima che negli anni a venire si dovrà fronteggiare un’ulteriore contrazione della spesa pubblica e delle risorse private destinate alla cultura.

A fronte di questa crisi, assistiamo al fenomeno in controtendenza della città di Benevento in cui, invece di attuare una gestione responsabile del denaro pubblico, la Giunta comunale e la Camera di Commercio spendono 120 mila euro più IVA per l’acquisto, a titolo definitivo, di un’installazione di arte contemporanea di Riccardo Dalisi, artista architetto e designer di indiscussa fama internazionale. L’opera commissionata appena quindici giorni fa a Dalisi – il quale, in un’intervista rilasciata ad un magazine locale, afferma che: “… solitamente, per concepire un’opera mi occorrono almeno 20 giorni. In questo caso, ho impiegato una notte” – sostituisce di fatto il tradizionale impiego delle luminarie per le quali il Comune aveva fatto sapere di non disporre di fondi adeguati per la loro realizzazione.

Non viene assolutamente messa in discussione la pregevole qualità artistica dell’opera di Riccardo Dalisi, ma ciò che stupisce e fa riflettere è la frettolosità dell’iniziativa del Comune, l’uso sconsiderato di fondi pubblici per un’iniziativa effimera che durerà quanto? Difficile stabilirlo, quindici giorni forse, visto il ritardo nell’allestimento della Natività in Piazza Castello e la rimozione dell’installazione, dopo l’incidente della caduta di alcune sagome sospese, lungo il Corso Garibaldi. L’assoluta mancanza di una politica di fundraising che, se fosse stata generata da una programmazione tecnica e politica rigorosa, avrebbe dato vita ad una sinergia tra azione pubblica e azione privata, così come richiesto dal momento di austerity, sgravando dalle casse comunali il costo di parte dell’opera di Dalisi. La tardiva comunicazione del progetto artistico, da parte del Comune e della Camera di Commercio, alla cittadinanza e all’esterno, e l’assemblaggio dell’opera a ridosso della vigilia di Natale, non produrrà neanche i tanto sperati effetti sull’incremento del flusso turistico, con le conseguenti ripercussioni economiche, in città.

Fa riflettere, altresì, la scarsa reazione da parte dei beneventani, nessun accenno ad una qualsiasi forma di protesta sociale. Forse perché prevale la disillusione o perché si percepisce ormai la distanza da una classe politica arrogante e con una visione della cultura ridotta a mera forma di consumo invece che a elemento capace di produrre sviluppo umano, economico e innalzamento della qualità della vita. La perdita di ulteriori 3 posizioni rispetto allo scorso anno, siamo al 97° posto, nella classifica de Il Sole 24 Ore per qualità della vita è un dato quantomeno allarmante.

Investire nella cultura, nella conoscenza, nella creatività è un dovere per le amministrazioni pubbliche, soprattutto in tempi di profonda crisi economica come questo, ma è una grande responsabilità in termini di scelte ponderate e programmate, evitando gli sperperi di denaro pubblico, creando le condizioni affinchè l’economia della collettività e non del singolo ne esca rafforzata, sostenendo la creatività giovanile e l’occupazione. Questo non è il tempo degli sprechi o delle facili sponsorizzazioni elargite a festival o iniziative culturali che non hanno più modo di esistere questo, e mi piace chiudere con l’appello di Alberto Garlandini (Presidente di ICOM Italia), “E’ al contrario il tempo della responsabilità, della competenza, del rigore della condotta professionale, della coscienza degli obblighi che abbiamo nei confronti della società e delle sue necessità di crescita, economica, sociale, morale.

*  Curatore e membro CER dell’AIB – Campania


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