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IL CASO | I misteri del presepe di Riccardo Dalisi

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dicembre 24, 2011 by admin

(Sanniopress) – Proprio mentre sembrava che le polemiche sul “Natale beneventese” si fossero improvvisamente placate e che l’opera del maestro Riccardo Dalisi non dovesse più produrre effetti indesiderati ecco che viene fuori un nuovo capitolo di questa, per moltiversi, grottesca e surreale vicenda.

Un lettore molto attento, Penna Insolente, ci ha, infatti, segnalato un particolare sfuggito a noi come alla stragrande maggioranza dei benventani: l’alone di ruggine che caratterizza un lato del maestoso presepe voluto da Comune e Camera di Commercio.

Come si può notare dalla foto fornitaci dal nostro lettore solo una parte della lastra metallica è priva dell’alone di ruggine e, guarda caso, coincide proprio con la forma della parte superiore del fondale stesso.

Come a dire che la parte superiore è rimasta collocata per un pò  su quella inferiore (le varie parti, com’è noto, sono state unite nel corso del montaggio) in modo da proteggerla dagli agenti atmosferici…

Tutto ciò induce a chiedersi: quanto tempo le lamiere sono rimaste esposte agli agenti atmosferici dopo la loro sagomatura e, conseguentemente,  quando è realmente iniziata la realizzazione dell’opera?

A voler essere pignoli c’è da dire, infine, che il nostro lettore pone anche un’altra questione: “Avete notato la differenza tra le figure ricavate nella parte sinistra del fondale (guardandolo dal Corso) e quelle della parte destra? Non vi sembra che quella sinistra contenga decorazioni molto simili a quelle delle opere realizzate da Michelangelo Lombardi  e collocate sul corso durante Città Spettacolo, mentre quelle presenti sulla parte destra sono diverse?”.

Insomma, il “mistero” si infittisce, proprio come in un film di Emir Kusturica.

 

 


1 comment »

  1. Penna Insolente ha detto:

    La Natività realizzata con materiale stagnoso (stagnariell) dove è la ‘manipolazione’ a darne forma.
    Il resto realizzato con taglio laser su lamiera dura dove è la ‘perforazione’ a darne forma.
    La corrente del ‘napoletanino’ è costituita appunto dall’uso degli ‘stagnatielli’ e la tecnica della perforazione apparirebbe come una interessante innovazione.
    Ed infatti la parte centrale dell’intera struttura è rappresentata dalla manipolazione degli ‘stagnarielli’ il resto che la ‘incornicia’ è realizzato tutto con laser perforazione.
    Apparirebbe essere la prima volta in assoluto che il Dalisi si cimenti in tale ‘avanzata’ tecnica. Due tecniche un solo artista?
    Penna Insolente

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