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L’INTERVENTO | A proposito di Morcone e Colle Alto vi dico che…

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gennaio 12, 2012 by admin

di Rosario Spatafora

(Sanniopress) – L’articolo apparso su Sanniopress.it (ripreso anche da Morconiani.net) a firma di Billy Nuzzolillo riprende stralci del libro “La Malasorte”, che raccoglie una serie di “indiscrezioni e racconti” di detenuti. Lo stesso autore del libro, però, ammette nella prefazione che “i fatti sono realmente accaduti ed i personaggi veri, ma i collegamenti fantastici sono stati necessari in alcuni punti per costruire un racconto completo”. Di qui, la necessità di fare qualche precisazione sulla vicenda raccontata.

Non posso entrare nel merito di fatti accaduti negli anni Ottanta ed in quelli degli anni Novanta in quanto non ho elementi a riguardo. Voglio, però, soffermarmi su quelli relativi all’anno  2007 che mi hanno visto coinvolto in qualità di sindaco di Morcone. Dico subito e con chiarezza che non esistono delibere, di Giunta o di Consiglio, del Comune di Morcone favorevoli all’insediamento di un deposito di eco balle “del casertano” in località Colle Alto. Non esistono neanche lettere o determine dell’ufficio tecnico comunale che possano lontanamente prefigurare un tale assenso.  Già questo basterebbe a smentire affermazioni che non hanno alcun riscontro cartaceo.

Riguardo alla cava in questione, ricordo che nel 2006, e cioè 19 mesi prima dell’aggiudicazione e lontano dall’emergenza rifiuti, avendo appreso dell’asta pubblica, inviai una lettera al giudice De Risi esprimendo la preoccupazione che ci potessero essere infiltrazioni malavitose nella partecipazione all’acquisto della stessa. Il giudice De Risi con nota inviata al Procuratore della Repubblica di Benevento ed a me per conoscenza, ribadì l’attenzione alle possibili “anomalie” nella vendita e chiese al Procuratore eventuali “suggerimenti, iniziative e provvedimenti”. La nota in questione è datata febbraio 2006.

Nulla accadde fino agli inizi del 2007, quando l’emergenza rifiuti si fece seria e cominciarono le ricerche di siti idonei, nelle varie province della Campania, dove stoccare le famose eco balle. La Provincia di Benevento diede incarico al dott. De Paola di verificare tutte le  cave dismesse per valutarne l’idoneità, rimandando ad un tavolo tecnico, con i vari funzionari comunali, il compito di approfondire le  ulteriori problematiche. Il 26 aprile 2007 inviai una comunicazione con la nomina del tecnico comunale e con una serie di motivazioni che rimarcavano la inidoneità del sito. Il 2 maggio 2007 inviai nuova nota al Presidente della Provincia con la quale elencavo, in modo più approfondito, le criticità esistenti in quel luogo. La scelta cadde poi sul Comune di Sant’Arcangelo Trimonte, la cui individuazione fu recepita in un decreto legge. Alla popolazione di Morcone non fu mai nascosto nulla: infatti, in data 14 maggio 2007 affiggemmo una comunicazione ai cittadini con gli esiti della scelta per informarli della situazione; il 25 maggio 2007 riunimmo il Consiglio Comunale che, all’unanimità,  votò un ordine del giorno contro qualsiasi insediamento nei confini comunali; in data 8 giugno 2007 convocammo la cittadinanza per discutere della problematica dei rifiuti ed, infine, pubblicammo sulla Cittadella, il giornale di Morcone, il resoconto della vicenda.

Pensavamo che fosse stata scritta la parola fine alla vicenda ma, nel novembre 2007, la Regione ritornò sulla necessità di individuare un nuovo sito in Provincia di Benevento. La scelta effettuata dal Commissariato di Governo era basata su un errore di valutazione. Dalle fotografie satellitari l’area di cava in questione ricomprendeva anche quella di proprietà della famiglia Venditti, che opera come azienda di materiali inerti in quel luogo. La cava oggetto dell’asta pubblica rappresentava, invece, circa un quarto della estensione complessiva per cui, quando i tecnici capirono che si trattava di un’area residuale, elaborarono un progetto che prevedeva solo una piccola quantità di eco balle da stoccare. A conferma di ciò dovettero individuare una ulteriore zona adiacente l’impianto CDR di Casalduni. E’ inutile rimarcare e citare la grande quantità di lettere, diffide, ricorsi al TAR e delibere di Consiglio Comunale che esprimevano contrarietà a tale insediamento e, dopo una battaglia di popolo, il Commissariato prese atto che i costi erano di gran lunga superiori ai benefici.

Nel libro si parla di un accordo (del tutto inventato) tra Comune, Provincia e Regione ma non si cita invece il Commissariato di Governo, che – si badi bene – aveva il compito della scelta definitiva.

Appare evidente, quindi,  che l’ipotesi in questione risulta essere fantasiosa ed inverosimile. Le successive indagini dei Carabinieri non hanno portato ad alcuna inchiesta e/o avviso di garanzia nei confronti miei o di altri rappresentati istituzionali.

Detto ciò, ritengo che le cause che determinarono gli attacchi al nostro territorio non siano state del tutto eliminate e che ci sia tutt’ora la necessità di mantenere alta l’attenzione per contrastare eventuali iniziative dello stesso tipo.

 


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