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IL CASO | Il crac Scaturchio e il signor Pascalucci

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gennaio 13, 2012 by admin

di Billy Nuzzolillo

(Sanniopress) – La notizia dell’applicazione della misura interdittiva del divieto ad esercitare attività d’impresa al sannita Pasquale Ucci, accusato di bancarotta fraudolenta nell’ambito dell’inchiesta sul crac  della nota pasticceria napoletana “Giovanni Scaturchio”, ha destato molto stupore nel Sannio.

Pasquale Ucci è, infatti, il “dominus” della Antica Trattoria Pascalucci, situata in territorio di S. Nicola Manfredi, lungo la strada che dal capoluogo conduce a S. Giorgio del Sannio. Luogo di ritrovo abituale di imprenditori, politici e anche di importanti rappresentanti istituzionali, la trattoria (aperta nel lontano 1932), secondo la Guida Michelin, “oltre a proposte locali, presenta anche una cucina di pesce elaborata con capacità, a base di prodotti freschi e genuini”.

L’azienda, tra l’altro, è anche una delle più richieste ed apprezzate nel settore del banqueting & wedding. Nel suo sito (www.pascalucci.it) si legge, infatti: “Dal 1970, con il passaggio alla seconda generazione, alla piccola trattoria si aggiungono due nuovi spazi, destinati ai grandi eventi, quali matrimoni e festeggiamenti in genere. Quindici anni dopo, nel 1990, Pascalucci diviene Banqueting, acquisendo in esclusiva location, quali il Palazzo Ducale di Fragneto Monforte e Villa Bice. Fiore all’occhiello la gestione esclusiva del foyer del Teatro di San Carlo di Napoli e la realizzazione di innumerevoli eventi e cene di gala”.

Quando il “signor Pascalucci”, come viene generalmente chimato Pasquale Ucci, qualche anno, fa decise di aprire una sede della rinomata pasticceria Scaturchio a Benevento, nella centralissima piazza Roma (affittò un locale dal Comune) furono in molti a sperare che finalmente anche il salotto buono della città potesse avere il suo locale “chic”. L’esperienza, però, durò circa un mese e, al termine delle festività natalizie, chiuse improvvisamente i battenti.

Gli inquirenti, nella nota diffusa alla stampa, ricordano l’evento: “La società di Ucci sul sito web www.scaturchio.it annunciò l’apertura di punti vendita con il marchio senza chiedere ne’ ottenere autorizzazione preventiva, aprendo persino uno di questi a Benevento attraverso una società intestata a un socio e creando la Scaturchio bar srl e la Scaturchio Eventi sr” sempre senza autorizzazione. Un accertato abuso di marchio aziendale”.

Ma il nome di Pasquale Ucci e della societa’ “Turistiche alberghiere srl” (attualmente sotto sequestro) era già comparso nell’ambito dell’Operazione Malta, come ricordò il giornalista Antonio Esposito lo scorso maggio sulla Voce della Campania, aprendo un primo squarcio sui collegamenti sanniti dell’inchiesta  (http://www.lavocedellevoci.it/inchieste1.php?id=408):

“Dalle assicurazioni alle opere d’arte, dalle consulenze finanziarie all’editoria, dalle aste giudiziarie alle iniziative turistiche. Un labirinto di scatole cinesi, ramificato e sofisticato, per riciclare ed investire nei più svariati campi il denaro raccolto con le polizze e destinato ai premi assicurativi. L’Operazione Malta, condotta dalla procura della repubblica e dalla guardia di finanza di Napoli, ha portato alla luce una vera e propria cupola affaristica, capeggiata da Paolo Viscione e dal figlio Vincenzo, che avevano creato una rete di molteplici società, nelle quali compaiono quasi sempre gli stessi personaggi. Un’organizzazione internazionale disseminata tra Malta, l’Inghilterra e gli Stati Uniti d’America, con base operativa distribuita sull’asse Napoli – Benevento – Cervinara. Dalle carte dell’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Vincenzo Piscitelli, emergono nuovi retroscena. Accanto ai Viscione, hanno avuto un ruolo chiave Giovanni Sidoti, Luciano Sorice, Oscar Russo e Fabio Solano. I sei protagonisti principali sono accusati di associazione a delinquere, truffa aggravata, esercizio abusivo dell’attività assicurativa e finanziaria, falso in bilancio, trasferimento fraudolento di beni, illecita raccolta di risparmio. Tutto il business ruotava intorno alla Eig (European Insourance Group), societa’ assicurativa domiciliata a Malta, e alla Nowosad, con sede nel Regno Unito, che fungeva da broker e mandataria della prima. ”.

Secondo i pm, infatti, «con articolate transazioni negoziali la Nowosad faceva affluire cospicue somme di danaro sui conti di Arteinvest, Wispen, Management Service, Cora Immobiliare, San Domenico, Iniziative Turistico Alberghiere e Genealth». Venivano, tra l’altro, finanziate le società “Turistico Alberghiere” e “San Domenico”, lanciate alla conquista dello storico marchio e delle attività della rinomata pasticceria napoletana “Scaturchio”.

In quest’operazione, non andata in porto – spiegò alla Voce Gabriele Corona, presidente dell’associazione Altrabenevento  – si erano tuffati, con la San Domenico, anche il commercialista beneventano Fabio Solano, ed il notaio beneventano Vito Sangiuolo, con la regia della famiglia Viscione, oltre che, come detto, Pasquale Ucci.

Nello scacchiere affaristico-imprenditoriale, emerse come una delle pedine più importanti l’onnipresente Fabio Solano. «L’intraprendente Solano – sottolineò Corona alla Voce della Campania – aveva creato anche la Dvs, con sede a Roma, che si doveva occupare della certificazione dei bilanci e risulta essere amministratore di un’altra società di Firenze, in compagnia di Giovanni Scapagnini, figlio di Umberto, noto per essere il medico di Silvio Berlusconi ed ex sindaco di Catania. Una società impegnata nella ricerca scientifica dei trattamenti contro la vecchiaia». Il professionista, insomma, giocava un ruolo a tutto campo ed appariva anche come l’anello di congiunzione tra la famiglia Viscione e quella di Pasquale Lombardi, un nome rimbalzato nelle cronache nazionali come uno degli artefici della cosiddetta Loggia P3.

“Figura, infatti, come presidente del collegio sindacale dell’Ivs (Istituto Vendite Giudiziarie), che vede ai vertici Vincenzo Viscione, come azionista di maggioranza, e Gianfranco Lombardi, figlio di Pasquale, come amministratore delegato”, scriveva ancora il mensile di Andrea Cinquegrani e Ritta Pennaorla.

Una vicenda, insomma, in cui il tranquillo Sannio è tutt’altro che marginale.

 

 


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