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L’INTERVENTO | Meno “veline” e più provvedimenti

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gennaio 15, 2012 by admin

di Antonio Medici

(Sanniopress) – Il sindaco di Benevento, Fausto Pepe, ha avuto cura di far trapelare una lettera riservata con la quale censura l’operato di Cosimo Lepore e Andrea Lanzalone, rispettivamente assessore e dirigente alle finanze, rei di aver inviato, a sua insaputa, 1600 avvisi a presunti evasori TARSU, comminando sanzioni sproporzionate e non predisponendo idonee strutture per il ricevimento dei cittadini che vogliono chiarire la propria posizione.

La diffusione della lettera persegue l’evidente scopo di dissociare la responsabilità del sindaco da un’azione fortemente impopolare. Non è una novità, oramai, la dissociazione del sindaco dall’operato di assessori e dirigenti; già nella conferenza stampa di fine anno, infatti, Fausto Pepe aveva lanciato strali contro alcuni di essi.

Viene spontaneo, dunque, chiedersi perché il sindaco, piuttosto che lamentarsi pubblicamente, non provvede, come suo potere e dovere, a revocare le deleghe agli assessori che danno prova di imperizia ed a richiamare formalmente, con atti formali, i dirigenti infedeli? Sappiamo, però, che il quesito è destinato a rimanere senza risposta perché ciò che sembra normale ai comuni cittadini non lo è nelle stanze del potere, governate, ahinoi, da logiche imperscrutabili.

Non è possibile fare a meno di notare, tuttavia, che mentre il sindaco sbraita a vuoto contro gli assessori che si è scelti, il suo più rilevante atto amministrativo di questo secondo mandato, il brusco licenziamento del segretario comunale, è stato censurato per ben due volte dalla magistratura, che ha reintegrato il segretario Antonio Orlacchio; allo stesso tempo la nuova segretaria, nominata fiduciariamente da Fausto Pepe a settembre, 15 giorni fa si è dimessa, lasciando vacante la poltrona. Insomma un vero pasticcio, combinato in prima persona dal sindaco.

L’approssimazione degli atti amministrativi non è irrilevante per le tasche dei cittadini.

Nel caso del segretario comunale la città subisce i danni economici derivanti dal pagamento delle spese legali, dall’obbligo di pagamento delle mensilità arretrate  per le quali sono già state pagate retribuzioni alla segretaria poi dimessasi e, beffa finale, dall’incentivo alle dimissioni che, supponiamo, sarà proposto al reintegrato Orlacchio per lasciare definitivamente il suo ufficio. Sinché qualche giudice contabile non accerterà il danno erariale, tutte queste spese saranno poste a carico del Comune e dunque dei cittadini.

Per la TARSU, poi, i cittadini in regola con i pagamenti e quelli cui sono stati computati metri quadrati in eccesso hanno 60 giorni per far valere le loro ragioni agli sportelli comunali o per ricorrere alla giurisdizione tributaria; saranno in ogni caso costretti a perder tempo e denaro. E non valgono a sospendere l’efficacia degli avvisi notificati gli annunci a mezzo stampa, occorrono atti amministrativi, difficili da ipotizzare per la generalità dei contribuenti. Per tentare limitare almeno i disagi ai cittadini sarebbe opportuno un più ampio orario di apertura degli uffici e la possibilità di prenotare per telefono o via mail la verifica della propria posizione, in particolare per  anziani e disabili.

Per il futuro sarebbe auspicabile che il sindaco, la giunta e i dirigenti passino più tempo a ponderare i propri provvedimenti che non a trasmettere veline ai media.


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Giornalista e saggista. È stato cronista parlamentare di Libero, vicedirettore de L’Indipendente, notista politico di Liberal. Collabora con Il Giornale e Corriere del Mezzogiorno

     

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