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L’EDITORIALE | Il tabù di Benevento

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gennaio 23, 2012 by admin

di Giancristiano Desiderio

(Sanniopress) – Il talento beneventano è un mistero. Che cosa sappiano fare i beneventani è un mistero anche per i beneventani. Di Dugenta  – non fate finta di non sapere dove sia Dugenta –  si dice “a Dugent’ pure l’evera è malamente”. A Benevento la scena non muta. Per i beneventani i beneventani non sono buoni. Se la specialità degli italiani è parlar male degli italiani e dell’Italia, allora, i beneventani sono un po’ come i napoletani, sono i parenti poveri dei napoletani, i cafoni insomma che fanno sentire signori quei poveracci dei napoletani i quali  – per riprendere il filo del discorsetto –  sono degli italiani esagerati. Dunque, i beneventani hanno in sé sviluppato il vizio italiano: parlar male di sé e della patria, ossia di Benevento (anche Benevento è una patria, sicuro). Il vero talento beneventano è proprio questo: parlar male di sé. Parlano male della patria che se non ci fosse dovrebbero inventare per parlarne male e per non sentirsi spaesati al mondo.

I politici di Benevento fanno schifo per definizione. Non che non sia vero, ma a volte si esagera. Se sei di destra la sinistra è una chiavica, se sei di sinistra la destra è una animale, se sei di destra e di sinistra il centro è la banda Bassotti, se sei di centro la destra è fascista ma fa comodo e la sinistra sono cretini ma fanno comodo anche loro. Ma il giudizio negativo riguarda tutti. Gli imprenditori di Benevento sono dei cafoni arricchiti. I commercianti sono dei bottegai. I professori sono dei deficienti. I giovani sono dei perdigiorno. I giornalisti sono dei pennivendoli e dei leccaculo. Insomma, a Benevento nel giudizio dei beneventani non c’è niente che si salvi. Le cose stanno davvero così?

Per la prima volta in questa città si discute. Non lo si è mai fatto come lo si fa oggi. E’ un buon segno. I discorsi, però, ancora non vanno a segno. Sono un po’ tutti pre-orientati. Si discute, ma non fino in fondo. Il beneventano soffre di un pregiudizio negativo per Benevento. Naturalmente, ha le sue buone ragioni. Ma come se ne esce senza un po’ di fiducia in se stessi e nella città? Il sindaco  – lasciamo perdere ora il sindaco attuale –   potrebbe anche essere il miglior sindaco di sempre ma anche se lo fosse nessuno se ne accorgerebbe perché la città non ha fiducia in sé. Tutti  – la politica, il giornalismo, l’impresa, perfino la chiesa –  sono rapiti dall’operaismo o dall’attivismo o, meglio, dal cosismo: ossia dal dover fare qualcosa che sia un’opera, un progetto, un finanziamento, insomma un qualcosa di risolutivo o di importante. Se si fa  – non si fa –  non basta perché bisogna farne un’altra. Il cosismo è fatto così. Perché l’opera più importante non si fa, è. Ed è questa: come si fa ad infondere fiducia alla città? Come si fa a dare fiducia ai beneventani? E’ questa la grande vera opera di un buon sindaco: far riscoprire alla città la virtù della fiducia. Forse, però, non è solo opera di un sindaco, anche se lì si dovrebbe realizzare al suo massimo grado.

Direte: sì, vabbé, la fiducia, qua non ci sono soldi e tu te ne vieni con la fiducia. Ma senza fiducia non si fanno soldi. Solo la disperazione è più importante per fare soldi. Ma anche in quel caso c’è bisogno di un minimo di fiducia. Il disperato che ci prova nutre pur sempre un minimo di fiducia. Se c’è una cosa di cui non si può fare a meno nella vita  – dico nella vita quotidiana non nella vita tanto per dire –  è proprio la fiducia. Forse che voi non vi fidate del meccanico che vi aggiusta la macchina? Se siete meccanici potete controllare ma se non lo siete  – come nella stragrande maggioranza dei casi –  non potete fare altro che fidarvi. Ognuno di noi ha il suo meccanico di fiducia. Il medico di fiducia. Il commercialista di fiducia. Il barista di fiducia. C’è una fiducia più o meno consapevole per quasi tutto. Meno che per Benevento. Perché? Perché qui s’incontra un tabù: qualcosa che non va messo in discussione, qualcosa che è accettato senza essere detto perché è la condizione di tutto ciò che si dice. E cosa “si dice”? Che tutto cambia ma Benevento non cambia mai perché i beneventani non sono buoni a niente e se uno è buono deve andar via per fare fortuna. E’ il tabù di Benevento che va messo in discussione ma per farlo bisogna mettere in discussione se stessi e non solo gli altri. Un esercizio che la sottoborghesia non è abituata a fare, tantomeno a pensare.


3 comments »

  1. Adele Cusanelli ha detto:

    Si parla male di Benevento;i beneventani parlano male di Benevento,della loro città?Perchè? Non hanno fiducia nelle Istituzioni,negli uomini da loro stessi votati? Perchè?E’ chiaro che il perchè c’è…ma non lo si dice.Non lo si dice, ma lo si sottintende.E’ il segreto di Pulcinella! Possiamo anche stendere il nostro manto pietoso di belle parole che copra campanili,antichità,stradine vetuste,e compiacercene…ma sotto la coltre c’è gente che sa che deve rincorrere ogni treno e saltarci sopra a costo di perdere una gamba o…tanta dignità,per sopravvivere.A Benevento ogni azione mirata è sotterranea e inafferrabile finchè non compare, compiuta e sfacciata come una donzella in carne, di altri tempi! In questa fase restiamo immobili ,basiti dallo stupore:possibile? Possibilissimo! Impasti,reimpasti,”posti” che nascono come funghi,”posti” che scompaiono risucchiati chissà da chi;oggi sei in carcere,domani hai l’alloro che ti cinge la testa! La moralità (chi è costei?) divenuta parola strana e obsoleta,non ricordiamo più bene neppure come si pronuncia.In compenso abbiamo imparato ad allargare il cerchio:si gioca meglio,in tanti!Andiamo avanti!

  2. Rosebud San Marco ha detto:

    crede davvero che sia un tabù pensare “ma Benevento non cambia mai perché i beneventani non sono buoni a niente e se uno è buono deve andar via per fare fortuna” ?
    è un pensiero diffuso e detto apertamente da molti beneventani! ma, questo modo semplicistico di generalizzare (come tutte le generalizzazioni…!) non rende giustizia al quadro d’insieme della città. non credo sia vero che la maggioranza dei beneventani pensano che loro e i propri concittadini in fondo non sono buoni a niente etc.. è il solito sfogo che si fa’ pensando alla lentezza di cambiamento di questa città che è geograficamente e storicamente periferica, e la geografia fa la storia.. (come diceva Braudel bisogna “pensare geograficamente la storia e storicamente la geografia”.. se Bucarest si fosse trovata dov’è Parigi avrebbe avuto la storia e la fortuna di questa città.. e viceversa per Parigi).
    se i beneventani hanno poca fiducia nei loro politici e dirigenti è perché la storia passata gli ha dato motivo di pensarlo e il pregiudizio negativo prosegue…! poichè lo si può sconfiggere solo con i fatti concreti..
    se hanno poca fiducia di se stessi invece è un altro conto…
    non bisogna confonderlo semplicisticamente con la sfiducia di essere beneventani in questa città sonnolenta, con un pregiudizio negativo verso i suoi dirigenti locali.. e senza entusiasmo nel futuro..
    non credo sia predominante nei beneventani la sfiducia in se stessi. non credo abbiano complessi di inferiorità verso le altre città della Campania,anche se costatano che Salerno o anche Avellino sono per alcuni versi più attive e moderne della loro città, ma, ad esempio, credo che invece soffrano di un complesso di superiorità nei confronti dei napoletani (come forse la maggior parte degli italiani ormai..).
    evidentemente lei non vede essere beneventano, poiché è proprio quello che il beneventano medio pensa dei napoletani (purtroppo per generalizzazione..): grandi cafoni e ignoranti… che vivono in una realtà da farwest grazie alla loro mentalità lassista.. e la loro mancanza di senso civico ed etico…!
    quando si va in vacanza in altre zone d’Italia,e per l’accento si viene scambiati per napoletani, noi tutti, subito a precisare con orgoglio che noi siamo beneventani.. non certo napoletani!
    Facendo di tutta un’erba un fascio si generalizza.. e questo è il modo di pensare più facile e semplice(e rozzo), poiché si innalza a paradigma una parte per il tutto, falsando la realtà che invece è sempre più complessa e articolata.. e così si perde di vista il “quadro d’insieme” di una realtà.. ed è sempre difficile capire o semplicemente osservare.. se non lo si sa fare guardando le cose dalla giusta distanza…

  3. Rosebud San Marco ha detto:

    crede davvero che sia un tabù pensare “ma Benevento non cambia mai perché i beneventani non sono buoni a niente e se uno è buono deve andar via per fare fortuna” ?
    è un pensiero diffuso e detto apertamente da molti beneventani! ma, questo modo semplicistico di generalizzare (come tutte le generalizzazioni…!) non rende giustizia al quadro d’insieme della città. non credo sia vero che la maggioranza dei beneventani pensano che loro e i propri concittadini in fondo non sono buoni a niente etc.. è il solito sfogo che si fa’ pensando alla lentezza di cambiamento di questa città che è geograficamente e storicamente periferica, e la geografia fa la storia.. (come diceva Braudel bisogna “pensare geograficamente la storia e storicamente la geografia”.. se Bucarest si fosse trovata dov’è Parigi avrebbe avuto la storia e la fortuna di questa città.. e viceversa per Parigi).
    se i beneventani hanno poca fiducia nei loro politici e dirigenti è perché la storia passata gli ha dato motivo di pensarlo e il pregiudizio negativo prosegue…! poichè lo si può sconfiggere solo con i fatti concreti..
    se hanno poca fiducia di se stessi invece è un altro conto…
    non bisogna confonderlo semplicisticamente con la sfiducia di essere beneventani in questa città sonnolenta, con un pregiudizio negativo verso i suoi dirigenti locali.. e senza entusiasmo nel futuro..
    non credo sia predominante nei beneventani la sfiducia in se stessi. non credo abbiano complessi di inferiorità verso le altre città della Campania,anche se costatano che Salerno o anche Avellino sono per alcuni versi più attive e moderne della loro città, ma, ad esempio, credo che invece soffrano di un complesso di superiorità nei confronti dei napoletani (come forse la maggior parte degli italiani ormai..).
    evidentemente lei non vede essere beneventano, poiché è proprio quello che il beneventano medio pensa dei napoletani (purtroppo per generalizzazione..): grandi cafoni e ignoranti… che vivono in una realtà da farwest grazie alla loro mentalità lassista.. e la loro mancanza di senso civico ed etico…!
    quando si va in vacanza in altre zone d’Italia,e per l’accento si viene scambiati per napoletani, noi tutti, subito a precisare con orgoglio che noi siamo beneventani.. non certo napoletani!
    Facendo di tutta un’erba un fascio si generalizza.. e questo è il modo di pensare più facile e semplice(e rozzo), poiché si innalza a paradigma una parte per il tutto, falsando la realtà che invece è sempre più complessa e articolata.. e così si perde di vista il “quadro d’insieme” di una realtà… ed è sempre difficile capire o semplicemente osservare.. se non lo si sa fare guardando le cose dalla giusta distanza…

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Giancristiano Desiderio

Giornalista e saggista. È stato cronista parlamentare di Libero, vicedirettore de L’Indipendente, notista politico di Liberal. Collabora con Il Giornale e Corriere del Mezzogiorno

     

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Giornalista e saggista. Ha diretto il Secolo d'Italia e L’Indipendente. Ha fondato la rivista Percorsi.
 

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