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L’INTERVENTO | La “movida” beneventana, ussiè….

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gennaio 23, 2012 by admin

di Vincenzo Romano

(Sanniopress) – Ho ritenuto giusto che all’interno del titolo del mio post ci fosse un intercalare tipicamente beneventano (e non sannita) : ussié! E’ un termine che conosciamo solo noi. Che conosce solo il vero beneventano, colui che viene dai quartieri popolari, ed è utilizzato per esprimere la completa negazione di un concetto o di una frase detta precedentemente, o anche per esprimere contrarietà nei confronti di qualcosa o qualcuno.

“Il benevento è forte, ussiè” (Il Benevento non gioca bene)

“Il presepe di Dalisi, ussiè” (Il Presepe è orrendo)

“Vincenzo Romano, ussiè” (Vincenzo Romano sta inguaiato)

Il mio “ussiè” è un po’ provocatorio nei confronti dell’autore di un articolo a mio avviso critico, ma superficiale…quasi rabbioso, ma anche perché è da anni che si sente parlare di movida del centro storico, ma più semplicemente si potrebbe parlare di “confusione” più che di movida. Perché la mia risposta all’articolo di Sanniopress? Perché lavoro da 6 anni nella “movida” beneventana e la conosco abbastanza bene, e poi perché credo che la critica è ben accetta se costruttiva, se è utile per cambiare qualcosa, e non per buttare merda su una città e su i suoi concittadini.

Detto questo passiamo alla risposta. Il primo grande errore è quello relativo al “cocktail annacquato”. Questa, purtroppo, è una limitazione culturale dei “non addetti ai lavori”. Dico purtroppo, perché è consuetudine del fine settimana avere almeno un cliente che richiede la miscelazione di un drink con poco ghiaccio, o addirittura senza ghiaccio. Questo perché qui (ma anche altrove), c’è questa convinzione che il ghiaccio nei cocktail venga utilizzato per occupare spazio, e quindi mettere meno distillato. Questo discorso lo posso comprendere da un ragazzino che è alle prime armi nel bere, ma non lo posso accettare da chi scrive su portali di pubblico interesse. Bisogna documentarsi prima. Nell’articolo è stato criticato il “provincialismo” di coloro che si godono la “movida” beneventana, ma con queste affermazioni anche l’autore cade in quel “provincialismo” di colui “che sa”, “che conosce”..anzi…”che crede di conoscere”, ma che non sa assolutamente nulla.

Parlando dei “cocktail annacquati” della movida beneventana, siccome sono uno di quelli che li miscela, ti posso assicurare che Benevento è una città che non sta messa così male nell’antica cultura del bere, come ti posso assicurare che il ghiaccio è uno dei componenti fondamentali nella costruzione di un cocktail, perché lo tiene fresco, e ne puoi apprezzare al meglio le sue proprietà organolettiche. In qualsiasi drink la presenza del ghiaccio è fondamentale sia nella fase di preparazione, che di consumo. Ci sono cocktail che hanno bisogno della presenza del ghiaccio a lungo termine (parliamo dei long drink. Cocktail a preparazione diretta), e cocktail che vengono degustati senza ghiaccio, ma nella fase di preparazione viene utilizzato anche per il raffreddamento dei bicchieri.

Quando lavoro e qualche cliente mi viene a chiedere un drink con “pochissimo ghiaccio”, o “senza ghiaccio”, pensando di avermi fregato perché lui “sa più di me”, ed è stato un dritto, mi faccio un sorrisino, mi do il pizzico sulla pancia, e faccio quello che mi dici, sapendo che è stato stupido due volte: uno perché certamente si berrà un cocktail annacquato (come tu dici), e due perché le quantità alcooliche sono sempre le stesse. Prova a farti preparare un gin lemon con due cubetti di ghiaccio, e comincia a berlo dopo 30 secondi, e fattene preparare un altro con una bella consistenza di ghiaccio e comincia a berlo dopo lo stesso intervallo temporale. Cosa noterai? te lo dico io: che nel primo il ghiaccio si è sciolto, e berrai un gin lemon annacquato che dopo cinque minuti diventa caldo, e nel secondo caso berrai un gin lemon freddo, che diventa sempre più freddo con il passare del tempo. Peccato che una persona così critica come l’autore dell’articolo cada su queste piccolezze così “provinciali”.

Passiamo ai fighetti, alle donne con le cosce lunghe, che escono e spendono con i soldini di papà.

Se guardate bene l’articolo su Sannio Press, vedrete che alla fine c’è un link che fa riferimento al blog ufficiale dell’autore che ha scritto l’articolo. Documentandosi un po’ all’interno del blog scoprirete che l’autore è laureato con Lode alla Luiss di Roma e che quindi per studiare ha certamente fatto dei sostanziali sacrifici economici, sia per frequentarla, sia per viverci a Roma. Per chi non lo sapesse la Luiss è un’università privata, dove la prima rata costa tre mila euro, ed è rinomata oltre che per il nome, anche per il fatto che è frequentata da “figli di papà”. Mi sembra assurdo che la morale venga fuori da un professionista giornalista, che nella sua vita ha avuto la fortuna di poter accrescere le sue conoscenze in una famosa università romana, e di poter vivere certamente la “movida” capitolina. E mi sembra assurdo che si venga a criticare coloro che provano a vivere la “movida” beneventana, casomai studenti nella stessa città, che durante la settimana non consuma un soldo per spenderli durante il week-end,  per sfuggire anche solo per poco, alla noia mortale di una città che sta morendo. E mi sembra assurdo che venga pubblicato su un portale cittadino un monologo fatto solo di critiche, verso locali e frequentatori, senza capirne né il perché, né il problema, né la risoluzione. I problemi del centro storico sono seri, ma scrivere un articolo che attacca tutto e tutti non ha senso. Forse era più giusto dire che da anni si portano avanti questi discorsi sulla “movida”, ma che i commercianti, così come i clienti, stanno pagando il prezzo dell’incapacità delle amministrazioni comunali. Le amministrazioni si stanno dimostrando incapaci dinanzi a questo problema. Inette. La risoluzione sarebbe la presenza di forze dell’ordine, che non significa che bisogna ritrovarsi con agenti in borghese che controllano a campione, oppure da una settimana all’altra con lo spiegamento di tutte le forze dell’ordine, partendo dalla polizia per finire alla finanza, che girano per tutti i locali. Qui non ci troviamo nella Chicago degli anni trenta. Basta una presenza di una pattuglia a piazzetta vari e una a piazza piano di corte. Stop. Ci vuole la presenza di forze pubbliche per rendere la zona più vivibile e sicura per tutti, ma invece ogni sei mesi si fa il solito teatrino di centinaia di forze pubbliche in giro per i vicoli. Risultati? Nessuno.

L’unico risultato che dopo anni ci dobbiamo ritrovare a leggere un articolo gratuitamente critico sulla condizione di una città che sta morendo, e sui “fighetti” che la frequentano…e forse l’autore stasera andrà in uno dei localini della capitale, dove ci sono portafogli pieni, e donne “vere” che possono mostrare le doti che madre natura le ha donato. E forse, l’autore,  con il cocktail di tendenza del momento (quasi certamente il mojito con l’ombrellino) penserà:”ah meno male che me ne sono andato da quella città”.

(tratto dal blog Geekrov)


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