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IL RACCONTO | La movida, Belle Tette, Big Gym e Bei Capelli

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gennaio 26, 2012 by admin

di Domenico Barone

(Sanniopress) – Belle Tette spacca. È ogni volta alla moda. Tutti i capi del momento ce li ha lei, non gliene manca uno. È marchiata per bene. Manco quando va a correre lascia spazio al caso. Ha tutine rosse e nere che stuzzicano tutti. La gente si rintrona e ci perde la testa. I medici, quelli dei grandi studi, si rimbecilliscono più di tutti.
Il fatto è che Belle Tette non si concia solo con gusto. È una figona. Quell’altro, lo statista, l’avrebbe chiamata patonza. Non è una stangona però c’ha altri armamenti. Ha due poppe da perdere la testa. E le mette in mostra, tutte le stagioni. Estate e inverno, non fa differenza. Gliel’ho detto, fai bene, dai piacere ai disgraziati che possono solo guardare, quelli che smanettano nel cesso di casa. Ha un culo che Dio lo benedica. Pure quello lo esibisce con cura. Si tira su i leggings e si fa i glutei sodi. Si mette il tacco 12 e va con la chiappa splendente. Se la vedi, dopo ti devi confessare.
Ogni tanto si fa un giro. Perlustra, lei in fondo è pantofolaia, vuole solo capire la risposta del pubblico alla merce che espone. Fa sondaggi. La sfilata che preferisce è in discoteca. Belle Tette vive fuori, studia in una grande città. Lei è vip e le bettole le snobba. Quando ha letto che mi hanno riempito di improperi perchè ho scritto che i beneventani, quelli della movida, e manco tutti ma una nutrita truppa, sono affetti da sindrome piccolo-borghese, mi ha chiamato. Mi ha detto che non hanno capito niente e che, comunque, a quei quattro “sfigati” che piagnucolano e si atteggiano a vip la movida “vera” gliela farebbe vedere lei. “Altro che vip!” , ha concluso. A Roma bazzica all’Art Cafè. Belle Tette non paga mai. Si presenta lì davanti, magari con l’amica modella, e le spalancano tutte le porte. I buttafuori la portano al privè. Là c’è tutto il sottobosco della televisione: Amici di Maria De Filippi, Gf, CentoVetrine, tronisti, Isola dei Famosi. Certe volte questi passano pure in provincia, stanno dieci minuti e si fottono qualche migliaio di spiccioli.
Una sera stava all’Art e ha conosciuto meglio uno dei vipponi. Palestrato e belloccio, aveva fatto il Grande Fratello. Ora faceva le serate e smerciava animali morti. Era un macellaio. Un bravo ragazzo, ma Belle Tette non faceva carte. Aveva mandato ‘a fanculo medici e professoroni, figuriamoci uno con la terza media un po’ buzzurro!
Quando torna in provincia non si fa vedere in giro. I quattro cafoni del paese manco li guarda. Quanto a quelli della movida, puh!, fanno ridere. Vanno al Sayonara e al Maraja e si credono vip, ma che cazzo ne sanno dei vip. A Belle Tette hanno proposto un servizio fotografico su Di più. “E poi, quelli li chiamano pure privè! Meglio la stalla del nonno”.

Big Gym è uno a posto. E’ vero, è un pò zingaro, porta sempre la stessa maglietta delle occasioni speciali. Porta pure sempre lo stesso pantolone. Però è forte. È pompato come cristo comanda. C’ha un bel viso. Piace persino alle nonne. E ha un portafogli sempre ciccione. Big Gym infatti ha studiato, si è laureato bene, ha un buon lavoro. Ora passa all’incasso.
Il sabato sera gli piace andare a ballare. Vuole cuccare e sa che in quelle baracche, lo Smile, il Byblos e il Sayonara, qualche mignottona sempre si trova. Sa anche che piace. Al paese le tredicenni gli saltano addosso. Lui, però, non è disperato, e, si sa, la disperazione è cattiva consigliera. Non fa il pederasta, signorilmente declina.
Quella volta allo Smile, Big Gym erano un po’ giù di morale. Quella gran patata della ragazza lo aveva definitivamente lasciato a piedi . Era un po’ bevuto. E teneva a mente la vecchia saggezza popolare, quella che al paese gli ricordavano sempre, “ogni buco è pertugio”. Gli avevano persino spiegato che “meglio la lontra di mare”, “quella non ce la fa piu’, scoppia, è ‘na zozza”. Un po’ quello, un po’ l’altro, Big Gym sbandava.
Allo Smile le pecore zoppe abbondavano. C’erano pure un paio di vacche. Quella del paese forse era una “lontra di mare”. Big Gym l’aveva trovata la macchina da fottere. Si porta fuori la lontra e nello spiazzale della catapecchia se la mangia. Finita la festa, tutto come si deve.
Big Gym, che è un vero amico, avrebbe tutti i titoli per fare il vip di provincia. Ma è un bravo ragazzo. Non è vanesio, è sempre disponibile, io gli dico che è un gran socialista, perchè condivide sempre. È un timidone in fondo, non ce la fa a fare il figo. Si sminuisce in continuazione. Non ha niente da spartire con i vip di provincia.

Belli Capelli sì che è un vip di provincia. Ha messo una panza che traborda. Si rimpinza come i tacchini delle batterie e beve come un ossesso. Quella roba sciacquata se la scola davanti al Maraja, certe volte al Sayonara. Là si scatena, va al privè e ordina i bottiglioni di champagne. Gliene danno due, un paio di centinaia di euro bastano. Quando si avvinazza è contento, può raccontarla ai compari suoi il giorno dopo.
Ci stanno serate di vera gloria. Belli Capelli c’ha un amico che gli passa la bamba. La cocaina gli piace, lo fa andare come un razzo. Quando stava a scuola si faceva i ndruoni. Ora va per i venticinque e i fighi tirano coca. Lui è un figo. Fiuta quella roba bianca e un’altra serata è passata alla grande.
Lui si fa vacanze che scoppiano. L’ultima volta è stato a Santo Domingo e a Cuba. “E che te lo dico a fare? C’erano dei troioni che te la sbattevano in faccia per dieci euro. A certe basta che pagavi il cocktail. E la bamba? Quattro spiccioli”. Un’altra volta, poi, si è imbucato a Forte dei Marmi.” ‘Na chiavica, non c’avevamo un soldo, quei cazzo di baldacchini in spiaggia costavano ‘n occhio della testa. Eravamo i più pidocchiosi”.
Belli Capelli in verità i soldi ce li ha. A scuola era una capra. Il padre l’ha capito e l’ha spedito in una scuola privata, una con un nome decoroso ma sempre di merda. Quando si è diplomato a cazzo di cane ha capito che l’Università non era cosa sua. Il babbo gestiva locali, roba seria, e là lo ha dirottato. Perciò la pecunia non gli manca. Davanti a tutti spende e spande. Si è fatto il macchinone. Quello di prima era troppo piccolo e quell’altro prima ancora lo ha scassato. Le hogan ai piedi non gli mancano. Arriva nelle Marche per fare rifornimento. Là risparmia e ne compra una decina. C’ha il rolex tarocco. Al Sayonara paga e strapaga. Quando sta per i cazzi suoi, con i compari, è un taccagno. I soldi per la birra non ce li ha. Manco per la benzina. Il macchinone lo lascia a casa.

studioinrosso.blogspot.com


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Giornalista e saggista. È stato cronista parlamentare di Libero, vicedirettore de L’Indipendente, notista politico di Liberal. Collabora con Il Giornale e Corriere del Mezzogiorno

     

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