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L’EDITORIALE | 47 centrodestra che parla

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febbraio 6, 2012 by admin

di Giancristiano Desiderio

(Sanniopress) – In questi primi giorni di primavera mi è tornato in mente il fantasma del centrodestra. Certo, sono pensieri che si addicono al 2 novembre più che al risveglio della natura. Ma, come diceva retoricamente Ugo a Pindemonte, all’ombra dei cipressi e dentro l’urne confortate di pianto è forse il sonno della morte men duro? Bisognerebbe farsi, alla maniera di Dante o di Enea, un viaggetto nell’oltretomba per averne qualche notizia oppure come nel film del 1950 di Carlo Ludovico Bragaglia “47 morto che parla” andrebbe intervistato un morto che parla, il Signor Centrodestra, appunto, che come quell’antico guerriero combatteva corpo a corpo e non sapeva d’esser morto. Ma perché parlare del caro estinto? Perché se vi guardate intorno vi rendete conto che siamo circondati dai signori del centrosinistra che sono i angelici sindaci del Pd e serve uno straccio di opposizione, anche a costo di farla alzare o come Lazzaro o come Nosferatu. Siamo ai miracoli e alla superstizione.

Siamo abituati a pensare che il centrodestra sia vivo e vegeto perché fino a qualche mese fa c’era il Patonza che menava il torrone e gli effetti mediatici e mediatori delle propaggini del suo governo arrivavano a Benevento. Da queste parti è venuto anche lui, il Patonza, e quando è venuto lui se n’è andato quel che rimaneva del centrodestra. Ora che il Patonza non c’è più, paradosso dei paradossi, ora sì che c’è un governo di centrodestra. Solo che il governo Monti piace più al Pd che al Pdl. Questa è la cosa più strana di tutte: perché quando il Pd fa un governo tutto suo non è in grado di mettere su un governo riformista e quando il Pdl fa un governo suo non è in grado di mettere su pista un governo liberale. La stagione dei governi della Seconda repubblica  – quella stagione, per capirci e riepilogare, in cui la politica non era vecchia ma nuova, non era partitocratica ma meritocratica, non era dei professionisti ma dei cittadini e, insomma, cazzate del genere che un po’ tutti (nessuno si tiri fuori) abbiamo contribuito a diffondere –  è finita così con un governo che per essere serio è dovuto nascere senza i politici nuovi, meritevoli e repubblicani. Un capolavoro di insipienza che somiglia troppo a una nemesi storica per essere attribuito solo a malaccorte manovre di palazzo andate a quel servizio. Fatto sta che il governo Monti proprio perché è un governo di centrodestra sostenuto dal Pd rappresenta la fine del governo patonziano ed è una pietra tombale sul centrodestra della patonza. Che si fa?

Madonna, e che vuoi fare, niente. Qui il centrodestra si basava sulle individualità e non sulle collettività e meno ancora sulle collette. Ma le individualità sono fatte per esaurirsi ed è difficile che diventino senso comune. Devi prendere atto della dipartita del Signor Centrodestra che in questa provincia è stato sempre una mosca bianca fino ad essere sostituito da quella nuova Balena Bianca che è il Pd locale che rappresenta il vero e inutilissimo potere del luogo ed è rimpinzato di ex comunisti, ex democristiani, ex socialisti e rappresenta per Benevento  – terra quanto mai deserta di operai e proletari –  il vero “compromesso geografico”. Nel senso che si sono messi insieme pezzi caudini, telesini, sangiorgesi, beneventani e hanno dato vita a questa “gioiosa macchinetta da guerra” che ha ridotto il Pdl a fare la parte della riserva indiana o di mastro Geppetto nella pancia della balena.

Morale della favola: parlare del centrodestra per come l’abbiamo conosciuto è  – tanto per nobilitare la cosa alla maniera di Jean Paul –  una “passione inutile”: trattasi di mera illusione finita (naturalmente non solo per colpa del Patonza) in colossale presa di culo. Se si vuole parlare di centrodestra con cognizione di causa bisogna farlo a iniziare dal governo Monti. Sapete cosa significa questo sul piano geografico locale (è infatti inutile parlare di piano storico locale). Sapete? Significa che è già iniziata da tempo la stagione dei gattopardi.


1 comment »

  1. Antonio Esposito ha detto:

    veramente il 48 è “morto che parla”.Nella smorfia napoletana 47 è solo “il morto”.E’stato solo un errore o era voluto?

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Giancristiano Desiderio

Giornalista e saggista. È stato cronista parlamentare di Libero, vicedirettore de L’Indipendente, notista politico di Liberal. Collabora con Il Giornale e Corriere del Mezzogiorno

     

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Giornalista e saggista. Ha diretto il Secolo d'Italia e L’Indipendente. Ha fondato la rivista Percorsi.
 

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