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IL RACCONTO | La compagnia alcolica

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febbraio 6, 2012 by admin

di Domenico Barone

(Sanniopress) – Hanno lo stomaco tarato per bene. Si alzano quando è ancora notte, mettono qualche straccio e vanno direttamente al bar. Là prendono un cornetto e si ingollano una Vecchia Romagna. Se la tracannano alla sette della mattina e poi bivaccano tutta la giornata lì avanti. Certi vanno a lavorare.  Perché  seguono un duro regime di consumo alcolico, a intervalli regolari ripassano al bancone. Non ci sta niente da fare, scolano solo spirito. Quando cerchi di offrirgli una cosa diversa rifiutano un po’ offesi. Forse non mangiano.

Allora, c’è quello che quand’era frugoletto, me lo diceva sempre la buonanima della nonna che faceva la maestra, andava a scuola con pane e frittata e bottiglione di vino. Faceva la seconda elementare e gli preparava tutto la mamma.  Non sta troppo bene. Al paese qualche volta ha provato a legnare delle persone. Dopo  lo hanno chiuso in un centro.

Il fratello sta meglio. E’ un po’ handicappato, ma non tira randellate a nessuno. Arrivato a trent’anni  gli hanno dato la pensione d’invalidità. E visto che doveva averla da dieci anni ha accumulato carta sonante. Si è preso quasi venti milioni di lire e ha scialacquato tutto. Per prima cosa si è comprato un motorino rosso e lo ha riempito di adesivi. Ci ha attaccato figure di Padre Pio, Gesù Cristo e i santi. Davanti, sopra la Madonna, stava scritto: “La Madonna vi salverà”. Lui andava a messa e il prete gli faceva suonare pure le campane del paese. Con quel mezzo scassato scorrazzava avanti e indietro. Oramai si era fatto i soldi. Il fatto è che il mezzo lo lasciava dappertutto con le chiavi. Una sera, alla festa del paese, gliel’ hanno rubato. Allora ha iniziato a girare con un Sì sfasciato. Poi gli spiccioli sono finiti e adesso cammina a piedi. Non lo fanno manco più scampanellare.

Gli altri compari sono tutti della stessa famiglia. Veramente hanno tutti la stessa madre. Quand’era giovane, a casa non c’avevano niente e si è arrangiata. Il padre se li è sobbarcati tutti. Non li distingui. Sono tutti come le montagne e si muovono in branco, che è pure più difficile. C’hanno almeno quattro figli a testa, mentre da qualche film dell’orrore hanno preso le mogli. Le figlie non se lo lasciano dire due volte. A vent’anni sono già maritate e se sono sfortunate a quell’età c’hanno solo un erede. Non si sa come campano. Un paio prendono la pensione d’invalidità. Ad uno gliel’hanno pure tolta e mo’ è rimasto a piedi. Per grazia di Dio, ci sta la democrazia. Ogni cinque anni si vendono la vagonata di voti della famiglia e stanno a posto per qualche mese. Visto che sono prolifici, almeno danno un contributo alla crescita della popolazione.

Il più sbandato della famiglia fa coppia fissa con una spugna cha abita al paese a fianco. Si mettono insieme e quan’arrivano le sagre  traballano sotto i palchi, pieni d’alcol in corpo.  Quello del paese vicino è quasi naturista, solo che non va in giro nudo. Cammina con la bicicletta e ci va dappertutto, in tutte le stagioni. Per mangiare, consuma solo prodotti naturali. Si ferma nelle proprietà altrui e raccoglie pomodori, broccoli, patate. Vive all’aperto. Dorme sulle panchine, sotto le capanne. Solo ogni tanto torna a casa dalla famiglia. La catapecchia gliel’ha data il comune. E’ enorme perchè deve ospitare tutti, tredici figli più la moglie.

Uno ultimamente è uscito dalla compagnia. A suo tempo ha fatto la storia dei bevitori. Non lo avevo mai visto lucido. Faticava come una bestia ed era bevuto. Faceva baldoria e, manco a dirlo, era ciucco. Certe volte non si reggeva in piedi, quasi camminava a quattro zampe. Alle festa patronale si agitava avvinazzato con la banda degli ubriachi. Oggi è un un uomo nuovo. Beve succhi di frutta. Costantemente, a tutte le ore.

http://studioinrosso.blogspot.com


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