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L’EDITORIALE | L’Italia non si appende all’alta tensione

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febbraio 29, 2012 by admin

di Giancristiano Desiderio

(Sanniopress) – L’alta tensione percorre l’Italia. Il movimento No Tav vuole elettrizzare tutto il Paese e magari appenderlo ai fili della corrente elettrica. Luca Abbà è diventata un simbolo della loro lotta, com’era inevitabile che accadesse. Ma né noi né il resto del Paese possiamo restare incantati dalle parole d’ordine dei “protestanti” e dalla creazione dei loro miti pretestuosi. Il primo è proprio il sacrificio del contadino Abbà. Gli abbiamo reso omaggio, come è giusto che sia quando un uomo difende le proprie idee fino a fare fiamma di se stesso. Però, è proprio il sacrificio di Abbà a smontare le proteste dei suoi “fedeli” e seguaci: nessuno lo ha attaccato, nessuno gli ha usato violenza, nessuno gli ha fatto del male. Luca Abbà ha scelto liberamente di appendersi ai fili dell’alta tensione per testimoniare il suo pensiero. I fatti sono questi. Chi protesta e li cambia per protestare è in malafede. L’Italia non può essere lasciata appesa ai fili dell’alta tensione.

L’autostrada bloccata, i treni in ritardo, gli scontri cercati con la polizia, i presidi in altre città come Milano, Firenze, Roma, Palermo ad opera di comitati studenteschi e centri sociali nel tentativo di bloccare i lavori del cantiere per il corridoio ferroviario per l’alta velocità è semplicemente un atto di inciviltà e antidemocrazia. La scritta apparsa sull’autostrada contro Caselli recita: “Caselli ti ruberemo la salma”. Parole e scritte che si commentano da sole e qualificano il movimento No Tav e le intemperanze che lo attraversano. Ieri, subito dopo la caduta volontaria di Luca Abbà dal traliccio, si è detto che la polizia altro non cercava che il morto. In realtà, il comportamento della polizia e di tutti gli agenti è da encomio. Sono sottoposti a provocazioni continue. Le cronache riportano racconti come questo: “Alcuni manifestanti si sono avvicinati ai carabinieri schierati dietro ad un guard rail e hanno iniziato a provocarli chiamandoli «pecorelle nel recinto», dicendo loro di prepararsi «perché starete qui vent’anni» e arrivando a veri e propri insulti («Noi ci divertiamo un sacco a guardare voi stronzi»). Ma i militari sono rimasti immobili e la situazione è rimasta sotto controllo”. La lotta che sta andando in scena nei dintorni di Torino è giocata sui nervi: si punta a logorare le forze di polizia, si vuole che qualche poliziotto perda la pazienza, insomma si vuole che qualcuno reagisca e si inneschi uno scontro in cui i provocatori, che già sono violenti, siano presentati al mondo intero come pacifisti e vittime della violenza di Stato. Sono questi i fili dell’alta tensione a cui si cerca di appendere come un lenzuolo fradicio l’Italia al cospetto dell’Europa.

Allora, si sappia. Lo Stato di fronte ai soprusi non può arretrare. Anzi, sia detto con maggior chiarezza: il governo non può fare marcia indietro davanti ai soprusi e a maggior ragione non può fare dietrofront davanti ai soprusi organizzati. Il governo ha il dovere di portare avanti gli accordi internazionali ed europei la cui realizzazione è già in largo ritardo. Il governo ha l’elementare dovere di far rispettare la legge. I manifestanti della No Tav, che chiamano “sbirri” i poliziotti, possono criticare la legge ma non possono violarla. Non possono neanche tirare in ballo alcuna disobbedienza civile perché il governo italiano, d’intesa con l’Unione europea, altro non sta realizzando che un tunnel ferroviario. In gioco non ci sono corpi, vite, espressioni, idee, libertà. In gioco ci sono soltanto binari ferroviari, treni, carrozze, vie di comunicazione. Il governo italiano, nel rispetto di accordi con l’Europa, ha tutto il diritto di realizzare delle vie di comunicazione che ritiene strategiche per la sua economia e la crescita del benessere nazionale. Il movimento No Tav può opporsi e criticare. Dopodiché, se vuole cambiare la strategia delle vie di comunicazione in Italia non può fare altro che organizzarsi democraticamente e conseguire il consenso per governare o influenzare il governo. Altra strada non c’è.

Ecco perché quanto sta accadendo è inaccettabile: si sta usando la violenza  – perché bloccare strade, autostrade, cantieri, treni è già violenza –  contro le regole democratiche. Uno degli slogan sbagliati dei manifestanti è “le leggi ingiuste non si rispettano”. Uno slogan sbagliato perché le leggi ingiuste si cambiano. Ribadiamo: si sta parlando di treni, non di vita. La vita democratica è tale perché una minoranza organizzata ha la possibilità concreta di diventare maggioranza e cambiare, nel rispetto dei diritti, le leggi. Le minoranze organizzate hanno anche la possibilità di influire sulle stesse forze politiche con rappresentanza parlamentare. Ciò che le minoranze più o meno organizzate  – come, del resto, anche le maggioranze –  non possono fare è forzare la democrazia con atti di violenza e prove di forza. Queste sono le regole base della vita democratica ma i giovani del movimento No Tav o non le apprezzano o non le conoscono. Nei loro discorsi si mischia di tutto: economia, morale, filosofia, visioni del mondo, pauperismo, insomma, di tutto un po’. Si fa un gran guazzabuglio e lo si vuole far passare per un distillato di saggezza e sapienza, oltre che per una grande lezione di libertà e umanità. Le loro idee sono poche  – girano peraltro un po’ tutte contro il capitalismo, il libero mercato, la tecnica, la scienza e contro la patria occidentale che li ha portati all’ingrasso –  e come vuole la regola anche confuse di tutto punto. Da qualche parte abbiamo sbagliato. A scuola, all’università, nelle redazioni, nei partiti. Ma ora la ferrovia.

(tratto da Liberal)


1 comment »

  1. Salvatore De Toma ha detto:

    Siamo alle solite : si discredita il Movimento e lo si criminalizza sol perchè c’è uno sparuto gruppo di imbecilli facinorosi che usano la violenza per palesare giuste rivendicazioni da parte di migliaia e migliaia di cittadini democratici ed onesti. Nè bisogna trascurare la circostanza di comunicati e riprese televisive fasulle mandate in onda (per mettere in cattiva luce i manifestanti) dai fiancheggiatori di decisioni scellerate che non tengono in alcuna considerazione i problemi che le stesse procurano all’ambiente, all’agricoltura, ecc., preoccupati solo ed unicamente di rispettare la logica del profitto. Nè può essere, vieppiù, sottaciuta la circostanza di infiltrati della polizia e di altre forze dell’ordine tra i dimostranti con lo scopo di creare disordini per far scaricare la colpa su questi ultimi. Certo, non è lecito occupare strade ed autostrade ma cosa rimane da fare quando non si dà ascolto a masse enormi di persone che cercano vanamente di far ragionare i poteri forti?

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Giancristiano Desiderio

Giornalista e saggista. Ha diretto Il Sannio, è stato cronista parlamentare di Libero, vicedirettore de L’Indipendente e notista politico di Liberal. Scrive per il Corriere della Sera e Il Giornale.
     

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