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L’EDITORIALE | Il Sud e l’altra faccia della Lega

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aprile 5, 2012 by admin

di Giancristiano Desiderio

(Sanniopress) – La Lega è un partito antimeridionale fin dal nome: Lega Nord. Il partito di Bossi, di Maroni e ora anche di Belsito è stato un partito anti-sistema che ha utilizzato e forse inventato la “questione settentrionale” per contrapporla alla più nota e annosa “questione meridionale”, fino al punto di teorizzare la secessione per praticare il federalismo. Il leghismo si è nutrito (anche) di tutti i luoghi comuni sul Sud e ha visto i meridionali secondo la  – più o meno –  triade western di Sergio Leone: brutti, sporchi e cattivi ossia fannulloni, parassiti e mafiosi. I meridionali si sono sentiti giustamente offesi da questo sentimento prima di tutto anti-italiano e poi xenofobo e il cantore di Napoli “e ‘na carta sporca”, Pino Daniele, in un suo brano “minore”, ha messo anche in musica l’offesa cantando “questa Lega è una vergogna”. Dunque, ora che i vertici della Lega sono indagati, tra l’altro, per truffa ai danni dello Stato per l’uso malaccorto del finanziamento pubblico del partito, e ora che il suo tesoriere sembra Citaristi e Bossi il nuovo Cinghialone  – come il leghista Feltri volle definire Craxi –  i meridionali possono finalmente esultare e dire: “I leghisti incorruttibili che volevano cambiare l’Italia dividendola perché corrotta da Roma ladrona in giù hanno finito di pontificare, sono come tutti gli altri e anche peggio. Questa Lega è una vergogna”.

Tuttavia, è una soddisfazione che lascia un po’ di amaro in bocca. Il leghismo, lo si voglia o no, ha rappresentato per il Sud una sfida positiva. Una volta messa da parte o superata la “pazza idea” della secessione, la Lega ha introdotto e sostenuto il tema della riforma dello Stato e con il federalismo ha costretto tutti  – dalla società politica alla società civile –  a misurarsi con un cambiamento del governo centrale e locale del Paese al cui confronto la Grande Riforma di craxiana memoria appare una piccola riforma. Un vero terremoto istituzionale che nella posizione leghista ha la sua ragion d’essere proprio nella “diversità” meridionale. Per una volta il Mezzogiorno non è stato chiamato ad organizzarsi sul piano strettamente politico e partitico ma sul delicato e fondamentale tasto dell’autogoverno. Se il leghismo ha fatto gli interessi del Nord e dei settentrionali, l’altra sua faccia è stata  – doveva essere quella – quella del miglioramento della vita politica e civile del Sud che non è stato chiamato a rifugiarsi nel sudismo ma a confrontarsi su amministrazione, servizi, rappresentanza, fiscalità. Da questo punto di vista la Lega per il Sud non è stata una vergogna ma un’occasione.

C’è poi un altro motivo che dovrebbe indurre i meridionali a non brindare alla fine del leghismo dicendo: “Sono tutti uguali, non cambia mai niente”. La differenza che c’è tra Nord e Sud sta proprio nella politica e nel diverso peso che i partiti hanno nella vita sociale. La Lega non è solo il frutto del Senatùr ma della crescita economica del Nord-Est che incrocia la crisi dei partiti tradizionali, mentre ogni tipo di sudismo nasce sulla depressione economica del Mezzogiorno e sulla sua dipendenza dalla politica, classica o irrituale che sia. Il Nord, con o senza la Lega, cambia ed evolve, mentre il Sud è sempre sul punto di ricadere nella trappola del suo Gattopardo.

(tratto dal Corriere del Mezzogiorno)


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Giancristiano Desiderio

Giornalista e saggista. Ha diretto Il Sannio, è stato cronista parlamentare di Libero, vicedirettore de L’Indipendente e notista politico di Liberal. Scrive per il Corriere della Sera e Il Giornale.
     

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