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S. Giuseppe Vesuviano, assolto il cronista querelato dal sindaco

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aprile 17, 2012 by admin

di Arnaldo Capezzuto

(Sanniopress) – Il giornalista Leonida Ambrosio non deve risarcire il Comune di San Giuseppe Vesuviano che sette anni fa gli ha chiesto 200 mila euro di danni di immagine per i suoi articoli. Lo hanno deciso i giudici della seconda Sezione Civile del Tribunale di Nola che hanno contestualmente condannato l’amministrazione comunale al pagamento delle spese processuali, con una sentenza che rafforza il diritto all’informazione e consacra il lavoro di documentazione e di denuncia svolto dai giornalisti in terra di camorra con autonomia di giudizio, spirito di indipendenza e coraggio, scontrandosi con amministratori pubblici che non ammettono il diritto di critica.

Il cronista, hanno detto i giudici,  ha fatto solo il suo mestiere: ha raccontato i fatti con spirito critico. La sentenza dice chiaramente che Ambrosio nell’esercizio della sua professione non ha diffamato nessuno, che i suoi articoli non hanno inteso danneggiare l’immagine del Comune, hanno denunciato, con un corretto lavoro d’inchiesta, alcune vicende importanti di rilevanza pubblica. Una bella soddisfazione, anche se ci sono voluti sette lunghi anni e oltre 12 udienze. Protagonista suo malgrado di questa vicenda giudiziaria a dir poco kafkiana è il giornalista Leonida Ambrosio, da anni direttore responsabile di Una pagina news, periodico indipendente di fatti e commenti, un giornale, una voce libera e scomoda che si occupa del difficile territorio della cinta dei comuni Vesuviani in provincia di Napoli.

Giornalismo d’inchiesta – Il cronista denunciò alcune pratiche illecite che riguardavano una discarica. Nel 2004 il Commissariato di governo per l’emergenza rifiuti, per motivi urgenti e di estrema necessità, aveva ordinato l’occupazione di un’area abbandonata in via Vasca al Pianillo, in contrada Beneficio, per allestirvi un sito di stoccaggio provvisorio per il trasferimento di rifiuti urbani. La decisione fu adottata d’intesa con l’amministrazione comunale di San Giuseppe Vesuviano, retta all’epoca dal sindaco di centrodestra Ivan Pasquale Casillo. La decisione – stando agli atti – fu indotta dalla chiusura della discarica di “Paenzano 2” di Tufino (Na), sottoposta a sequestro preventivo da parte della Procura. Di fronte a quella improvvisa decisione il giornale di Leonida Ambrosio diede voce ai dubbi, alle perplessità, al disagio e alle polemiche dei residenti della zona per l’apertura del sito. Poi, con una serie di articoli e servizi di approfondimento, “Una pagina news” indicò una serie di criticità e di problemi che accompagnavano la gestione del sito.

Denunciate l’impiccione – Di fronte quelle critiche, il sindaco Casillo e i suoi assessori denunciarono il giornalista impiccione. Il 20 aprile 2005, convocò una seduta della Giunta comunale mettendo all’ordine del giorno: “Conferimento mandato ad avvocato per la tutela in sede civile dell’immagine di questo comune per le gravi diffamazioni perpetrate nei suoi confronti dal giornale periodico “Una pagina” del 7-8 ottobre 2004”. L’amministrazione deliberò “di conferire mandato ad un avvocato di fiducia per verificare la sussistenza dei presupposti di fatto e di diritto che possano legittimare un’eventuale azione giudiziaria in sede civile contro i responsabili legali del giornale “unapagina”, edito da Unive.s per il risarcimento dei danni morali e materiali ed, in caso positivo, attivare tale azione legale…”.

Citazione in tribunale – Il processo fu incardinato, Leonida Ambrosio ricevette la citazione, e per lui cominciò il lungo calvario. L’iter del processo fu lento ma inesorabile. Il Comune chiese al giornalista un risarcimento di 200 mila euro perché gli articoli del periodico – questa la tesi dei denuncianti – avevano creato danni d’immagine e diffamato il buon nome dell’amministrazione comunale

Colpo di scena – A febbraio del 2009 l’allora Ministro dell’Interno Roberto Maroni chiese al prefetto di Napoli di procedere alla convocazione di una Commissione di accesso per accertare possibili infiltrazioni della criminalità organizzata nel comune di San Giuseppe Vesuviano. Un’accusa non nuova, per la verità. Già nel 1993 era stato adottato un provvedimento analogo. Le accuse vertevano sul fatto che alcuni componenti della Giunta comunale erano considerati referenti “politici” del clan. Il Comune fu sciolto.

Sciolto il Comune – Valutate le risultanze della documentazione e il giudizio dei commissari, il ministro dell’Interno Roberto Maroni accolse la proposta e propose al consiglio dei Ministri lo scioglimento del Comune di San Giuseppe Vesuviano. Motivo? Gravi infiltrazioni criminali nell’attività amministrativa. Il provvedimento fu adottato dal Consiglio dei ministri con voto unanime e il 3 dicembre 2009 il Comune fu sciolto per la seconda volta nella sua storia. Ma il primo cittadino, indomito, si appellò al TAR che, con una decisione clamorosa, lo rimise in sella. Ma a gennaio del 2011, il Consiglio di Stato stabilì con sentenza definitiva che la decisione adottata dal Consiglio dei ministri era giusta, e perciò il Comune di San Giuseppe Vesuviano fu sciolto definitivamente per accertate infiltrazioni camorristiche.

Nominati i commissari – Furono nominati tre commissari prefettizi incaricati di ripristinare la legalità, ma la causa contro il giornalista Leonida Ambrosio incredibilmente continuò senza segnare alcuna battuta d’arresto, nonostante il cronista – alla luce dello scioglimento dell’amministrazione comunale – avesse informato i commissari della vicenda. I commissari risposero con sei righe scarne e insignificanti per confermare che la causa doveva andare avanti lo stesso.

Appello al Prefetto e al Ministro degli Interni – Leonida Ambrosio non è un tipo che si arrende facilmente. Il 14 dicembre 2011, dopo che la sua vicenda era stata divulgata daOssigeno sottolineandone l’aspetto paradossale, inviò una lettera-appello al Prefetto di Napoli e al ministro dell’Interno Cancellieri. In quella lettera, fra l’altro, affermò: “… gli uomini della legalità inviati dal signor Prefetto di Napoli, sembrano insensibili al fatto che chi veramente si è opposto alla tracotanza e al malaffare, rischia a breve di dover sopportare un costo (duecentomila euro) troppo grande. Sembra una beffa dover continuare a combattere anche con l’avvento della legalità al Comune di San Giuseppe Vesuviano”. E poi aggiunse con amarezza: “Un’azione prettamente privata frutto di una chiara intimidazione tesa a frastornare in modo abnorme la vena creativa e il diritto di cronaca del sottoscritto. Eccellentissimo Signor Prefetto, non so come questa vicenda finirà, comunque per il sottoscritto sarà un fardello troppo grande. Ma nonostante ciò continuerò a difendere la mia terra. Quello che sicuramente non farò sarà di insegnarlo anche ai miei due figli, perché, quando li vedrò il più lontano possibile da questi paraggi, sarò l’uomo più felice della Terra”.

La sentenza di assoluzione –  E finalmente qualche giorno fa è arrivata la decisione liberatoria dei giudici della seconda Sezione Civile del Tribunale di Nola che, dopo aver approfondito la vicenda, constatato i fatti ed i documenti e spulciato il lavoro del cronista, hanno rigettato la richiesta di risarcimento danni inoltrata dal Comune di San Giuseppe Vesuviano contro il giornalista nel suo ruolo di autore e direttore del periodico “Una pagina news”, e hanno ritenuto giusto condannare l’amministrazione pubblica rappresentata dai commissari prefettizi al pagamento delle spese processuali sostenute.

(tratto da Ossigeno per l’informazione)


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