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Arrestato in Portogallo latitante sannita affiliato al clan Pagnozzi

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maggio 3, 2012 by admin

(Sanniopress) – E’ stato arrestato in Portogallo  Giovanni Capone Perna, affiliato al clan Pagnozzi, che, a seguito di una condanna a trenta anni di reclusione per l’omicidio di stampo camorristico di Francesco Esposito, avvenuto a Solopaca il 30 luglio 2003, si era reso latitante, espatriando in Portogallo.
L’arresto è avvenuto ieri pomeriggio ad opera del personale della prima sezione “Criminalità organizzata ” della Squadra Mobile di Benevento nella città di Holivera do Hospital, nella regione di Coimbra,  in Portogallo.
Maggiori particolari dell’operazione saranno diffusi nel corso di una conferenza stampa che si terrà stamane in questura.
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Ecco di seguito quanto riferisce il sito Il Vaglio a proposito dell’arresto:

Quando i poliziotti lo hanno fermato, nel parcheggio in un supermercato nel piccolo centro di Holivera do Hospital, nella regione di Coimbra, in Portogallo, ha temuto che quelle persone che lo avevano accerchiato gli avessero teso un agguato. Una vendetta nei suoi confronti, dopo un omicidio del 2003, per il quale era stato condannato a 30 anni di reclusione.

Ha tirato quasi un sospiro di sollievo, Giovanni Capone Perna, 37 anni, di Frasso Telesino, latitante affiliato al clan Pagnozzi, quando ha sentito pronunciare “polizia”. Lo hanno arrestato ieri sera gli agenti della Squadra Mobile – I Sezione “Criminalità organizzata” della Questura di Benevento, in collaborazione con il personale del Servizio Centrale Operativo, del Servizio Cooperazione Internazionale di Polizia e investigatori della polizia portoghese ).

Capone Perna deve scontare la condanna per concorso nell’ omicidio di stampo camorristico di Francesco Esposito, commesso il 30 luglio del 2003 a Solopaca. Poco dopo le nove del mattino, Esposito fu ucciso da alcuni colpi di arma da fuoco, all’interno della sua tabaccheria in via Roma. Per commettere l’omicidio erano state usate due pistole, una calibro 357/38 e una calibro 9. II delitto venne immediatamente inquadrato nell’ambito di un regolamento di conti della criminalità organizzata, in considerazione della personalità della vittima, pluripregiudicato ritenuto a capo di un gruppo che esercitava il predominio delinquenziale nella zona tra Solopaca e la Valle Telesina e che intratteneva fitti rapporti con il clan Pagnozzi, a sua volta consociato con il clan dei Casalesi.

“Il delitto – ha spiegato la Questura di Benevento in una nota – fu commesso nel quadro di un più ampio disegno strategico ideato dai vertici del clan Pagnozzi, finalizzato al riassetto degli equilibri economici tra le consorterie mafiose della zona, con particolare riferimento all’aggiudicazione di importanti appalti pubblici”.
Il questore La Porta e la dirigente della Squadra Mobile Salerno

“Esposito – ha affermato nel corso di una conferenza stampa Giovanna Salerno, dirigente della Squadra Mobile di Benevento – siera ribellato al clan Pagnozzi che, avvalendosi del supporto del clan dei Casalesi, organizzò l’omicidio”. Giovanni Capone Perna aveva avuto un ruolo attivo la mattina del 30 luglio del 2003. Era entrato nella tabaccheria per avvisare i complici che la vittima era all’interno. E’ stato condannato a 30 anni di reclusione: la sentenza, emessa dalla Corte di Appello di Napoli, è diventata definitiva il 28 settembre del 2011. Dal mese di ottobre, Capone Perna si era reso latitante.

E’ stata proprio la dirigente Salerno a spiegare, nei dettagli, come si sono svolte le indagini che hanno portato all’arresto di ieri. Una ricostruzione laboriosa con tecniche telematiche sofisticate, al fianco delle tradizionali indagini compiute sul territorio. Un pedinamento con accertamenti sul Web, in particolare sui più comuni social network come Facebook che ha permesso di rintracciare l’uomo in Portogallo.

Nella regione di Coimbra, in un paese di 22mila abitanti, si era rifatto una vita insieme a una giovane donna portoghese di 25 anni che lo ha reso anche padre di una bambina, lo scorso mese di gennaio. Le indagini hanno consentito di localizzare l’abitazione del latitante e di ricostruire nei dettagli le giornate tipo dello stesso, dai locali che frequentava con la compagna, all’asilo nido dove accompagnava la figlia, agli istituti bancari dove si recava per ricevere le somme di denaro inviate da fiancheggiatori che sostenevano la sua latitanza.

Così, l’operazione si è concretizzata nella giornata di ieri. In Portogallo, il personale della Squadra Mobile sannita, insieme all’Interpol e a investigatori portoghesi giunti da Lisbona – in tutto una ventina di persone – hanno pedinato tutto il giorno la compagna dell’uomo: Capone Perna è stato bloccato, verso le ore 19,30 locali, all’uscita di un supermarket, in compagnia della stessa donna. I due vivevano in una palazzina di quattro piani, insieme ai suoceri della donna che, hanno riferito gli inquirenti, non conoscevano lo stato dell’uomo. Le fasi della cattura non sono state agevolate dal tempo: un diluvio si è abbattuto sulla città del Portogallo rendendo, inizialmente, difficile l’opera di identificazione dell’uomo.

Dopo l’iniziale smarrimento dello stesso dovuto, come detto, al timore che qualcuno avesse organizzato un agguato nei suoi confronti, ha mostrato un atteggiamento collaborativo con le forze dell’ordine. E’ stato condotto, in carcere, a Coimbra, in attesa dell’estradizione in Italia.

Più volte, nel corso della conferenza, Salerno ha voluto ringraziare gli agenti della Squadra Mobile per “l’encomiabile lavoro svolto”, affermando di aver ricevuto attestati di stima per l’operazione anche da parte della Direzione Distrettuale Antimafia. E’ stato sottolineato anche il ruolo importante avuto dalla componente femminile della Polizia di Stato, con due donne protagoniste: la stessa Salerno e un sostituto commissario del Servizio Centrale Operativo che ha partecipato materialmente alla cattura del latitante in Portogallo.

Molto soddisfatto anche il questore Salvatore La Porta, intervenuto alla conferenza. “Una soddisfazione che nasce – ha detto – dal fatto di aver arrestato un latitante capace di potersi sottrarre a investigazioni e di andare all’estero, grazie a anche a una cospicua disponibilità economica. Questo è un dato da non trascurare: più è potente un latitante, più riesce a nascondersi. Va anche sottolineato il lavoro svolto nelle indagini, con tecniche sofisticate che hanno consentito un pedinamento telematico. E’ il segno che la polizia è attenta e non intende mollare su questi soggetti appartenenti ai clan anche in questa provincia”.


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