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ALLA SCOPERTA DI BENEVENTO / 4: Triggio

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maggio 8, 2012 by admin

di Lucia Gangale

(Sanniopress) – Il nome della zona più suggestiva e anche discreta di Benevento deriva dal latino trivium, che significa “incrocio di strade”. Il quartiere è di epoca medievale ed è cinto dalle poderosa mura longobarde.

Vi si accede attraverso Port’Arsa, se si arriva dalle mura longobarde di Via Torre della Catena, oppure imboccando la strada dietro il Duomo tramite l’Arco del Sacramento. Un’altra entrata è la strada che si dirama a scendere dal convento delle suore Orsoline, posto a via Gaetano Rummo.

Il fascino di questa zona un po’ defilata dal centro cittadino consiste nell’intrico di vicoli sui quali si affacciano palazzi antichi, nonché dalla presnza in esso di quel gioiello unico ed in quasi completo abbandono che è il Teatro Romano. Fu fatto costruire nel II secolo d. C. sotto l’imperatore Adriano, che lo inaugurò, per la precisione, nell’anno 126. Incastonato proprio come un gioiello nel cuore del quartiere Triggio, iIl teatro è a pianta semicircolare, con un diametro di 90 metri ed una capienza originaria di quindicimila persone. Sulle rovine del Teatro Romano è costruita la chiesa di Santa Maria della Verità, in piazza Caio Ponzio Telesino. Per la verità pochi sanno che la questa piazza si chiama così, visto che i passanti ai quali abbiamo chiesto ci hanno risposto: “Questa piazza non ha un nome, si chiama solo via Port’Arsa”… La chiesa fu fatta erigere nel 1782 dal cardinale Francesco Maria Banditi (Rimini, 1706 – Benevento, 1796). Danneggiata dai bombardamenti del 1943 e dal terremoto del 1980, la chiesa ha subito nel tempo vari interventi di ristrutturazione, tra i quali quelli che si debbono al compianto arcivescovo monsignor Carlo Michiatti. La piazza antistante, anch’essa ristrutturata, comunica con via Torre della Catena. In zona si trovano un panettiere ed un pub. Nelle immediate vicinanze della chiesa si erge il convento delle suore Battistine, con annessa scuola materna privata paritaria e pensionato universitario. La storia del convento – ricavabile dal sito www.battistine.it – è la seguente: a Benevento esisteva una fiorente Scuola Normale femminile. Il Beato Alfonso M. Fusco, amico del provveditore, ottenne dal Vicario dell’Arcidiocesi un appartamento in via Cortile dei Bagni sul Calore e nel maggio 1887 vi inviò sei tra postulanti, novizie e suore, con a capo Sr Liguori Grassi. Presto tre di loro superarono gli esami e tornarono in Angri. In quell’anno suor Crocifissa, su impulso di molte famiglie beneventane, stabilì definitivamente la nuova casa in città, allo scopo di qualificare le suore. Casa ed oratorio furono benedette l’8 settembre 1887 da Mons. Cardona-Albini.

Non è l’unica isola di spiritualità nel quartiere Triggio. Dalla parte opposta si trova la chiesa ed il convento di San Filippo Neri, in stile barocco, dove ha condotto una vita santa suor Raffaellina Borruto, spentasi in questo convento all’età di 103 anni nel 2007. Innamorata del Bambino Gesù di Praga, la cui statua campeggia al lato della chiesa, suor Raffaelina, originaria di Cittanova in Calabria, ha trascorso 81 anni della sua vita a Benevento, vivendo molti episodi straordinari ed avendo frequenti visioni mistiche. A lei si deve la diffusione del culto del Bambino di Praga. Si è occupata del collegio delle orfanelle (la cui scritta campeggia ancora sulla facciata principale del convento) e della scuola materna ed elementare. Il collegio per fanciulle orfane e povere era stato costruito nel 1820 per iniziativa del cardinale Spinucci ed aperto nel 1831 dal dal cardinale viterbese Giovanni Battista Bussi. Ospitò anche orfane di guerra. La chiesa, invece, è più antica, in quanto costruita nel 1724 su progetto dell’architetto Filippo Raguzzini, per volere dell’arcivescovo Vincenzo Maria Orsini, poi papa Benedetto XIII.

Nel quartiere Triggio, nella parte che immette in piazza Santa Maria, si trova anche la casa natale di San Gennaro.

Anticamente la zona era piuttosto malsana, tanto che, secondo un vecchio detto, Chi passa p’ ‘u Triggio e nunn è criticato, è triggiaiole o stanno ‘ncarcerate o stanno malate. Un’opera di massiccio risanamento ci fu nel 1888-89 ad opera del sindaco Gian Battista Bosco Lucarelli, il quale effettuò una spesa complessiva di poco più di 65mila lire.

L’intervento più recente ad oggi è quello portato a compimento l’11 giugno del 2010, con la realizzazione di una piazzetta chiamata “Largo Manfredi di Svevia”, posta a nord del Teatro Romano, fra Piazza Manfredi Di Svevia e via Degli Orti. L’amministrazione comunale ha così riqualificato un’area di notevole interesse storico, che era abbandonata da molti anni. L’impronta artistica, con writing e panchine dipinte, dona un tocco particolare alla piazza stessa.

Il “Rione Triggio” ha oggi una propria community su facebook con oltre cento iscritti.


1 comment »

  1. davide ha detto:

    vi è sfuggita una presenza non da poco, nel quartiere Triggio è ospitata la facoltà di Scienze dell’ateneo sannita.

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