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CRONACA | Le mani del clan Pagnozzi e dei Casalesi sulla Valle Telesina

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giugno 8, 2012 by admin

(Sanniopress) – “I delitti contestati sono molteplici e commessi nel territorio della provincia di Benevento, in particolare nella Valle Caudina e nella Valle Telesina: associazione armata di tipo camorristica riconducibile al clan Pagnozzi; estorsioni, detenzione e porto illegale di esplosivi e di armi da sparo (delitti aggravati dal metodo mafioso ed al fine di agevolare la citata consorteria criminale); usura, tentato omicidio: traffico di sostanze stupefacenti, detenzione e cessione continua di stupefacenti”.

Sono questi, in sintesi, i reati alla base  dell’operazione coordinata dal procuratore aggiunto della Dda di Napoli, Federico Cafiero de Raho, che ha portato stamani all’arresto di 24 persone. “I molteplici episodi delittuosi emersi nelle attività investigative – spiegano gli inquirenti – hanno confermato che il clan Pagnozzi ha mantenuto da sempre intatta la sua carica attiva e di perdurante intimidazione sul territorio di appartenenza, attualizzandosi negli stessi termini e con i medesimi connotati mafiosi della vecchia associazione operante sin dal 1991 come cristallizzato in precedenti sentenze di condanna definitive”.

A confermarlo sono le conversazioni ambientali effettuate all’interno di una masseria ubicata in località Ciesco Mennella di S. Martino Valle Caudina, conosciuta come la “masseria di zì Tore”, di proprietà di Salvatore Pagnozzi, zio del capoclan Gennaro Pagnozzi, detto “o’ giaguaro”.  Nel corso delle indagini è, infatti, emerso che Domenico Pagnozzi (detto “O professore”), proveniente da Roma, si è recato più volte nella masseria dove ha tenuto riunioni con gli altri componenti del clan per pianificare attività delittuose, per essere ragguagliato sullo stato delle attività del clan e per consegnare lo “stipendio” mensile agli affiliati.

L’attività investigativa ha consentito di accertare i Pagnozzi hanno rafforzato il controllo egemonico su altri territori, in particolare nella Valle Telesina, attraverso l’individuazione di referenti locali, che ragguagliavano poi i vertici del clan. “Anzi – spiegano gli inquirenti – alcuni clan camorristici locali si pongono in totale dipendenza del clan Pagnozzi”. Il riferimento è ai clan Sparandeo e Iadanza-Panella.

Il core business del sodalizio è rappresentato dal racket delle estorsioni, imposto basandosi soprattutto sulla nota carica di intimidazione esercitata storicamente in Valle Caudina: “Non avevano bisogno di ricorrere ad attività violente per piegare il commerciante o l’imprenditore edile e per recuperare crediti vantati da terzi. Bastava evocare solo il nome del clan o convocarli al cospetto di Domenico Pagnozzi per raggiungere l’obiettivo”.

Emblematico dell’espansione del clan Pagnozzi su altri territori risulta essere la vicenda estorsiva attuata ai danni del proprietario di un costruendo complesso turistico-ricettivo a Telese. Quest’ultimo, condotto al cospetto di Domenico Pagnozzi, veniva da questi informato che “stavano loro a controllare la zona” e che “quando finite di costruire se ci volete favorire… quando incominciate a guadagnare qualcosa, se ci volete favorire quando aprite…”.

“Le indagini – spiega infine il procuratore de Raho in una nota  – hanno, altresì, accertato la commissione di episodi estorsivi da parte di soggetti non ritenuti intranei al clan Pagnozzi ma che hanno agito sempre con modalità tipicamente mafiose; a volte sono risultati appartenenti ad organizzazioni camorristiche alleate al gruppo Pagnozzi, comprese organizzazioni camorristiche casertane”.  Ovvero, il clan dei Casalesi.


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