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RASSEGNA STAMPA | Bufale casertane e prodotti sanniti

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luglio 9, 2012 by admin

(Epicentro) -L’articolo del talentuoso Francesco Piccolo, apparso domenica 8 luglio a pagina 11 del Corriere della Sera, con il titolo Ai casertani non piacerà la mozzarella di Benevento rappresenta una geniale e simpatica provocazione sul futuro, ipotizzato e/o minacciato, accorpamento di alcune province della Campania, in particolare di quella sannita e quella di Terra di Lavoro. Piccolo, in sostanza, si rammarica del fatto che con un’eventuale fusione sarebbe favorevole per Caserta, ma scatenerebbe il mal di pancia ai suoi conterranei, gelosissimi della loro “mozzata” e poco inclini a condividerne paternità e produzione.

Provocazione per provocazione, si potrebbe rispondere che ai beneventani potrà non piacere la condivisione con i casertani del liquore Strega, del torrone, della divina Falanghina e del robusto Aglianico del Taburno, tanto per citare qualche prodotto tipico delle nostre parti che vorremmo sì vendere e valorizzare ma non confondere in e con altri territori.

Ci tocca, invece, dare una piccola delusione al bravo Francesco Piccolo, che, probabilmente, non ha avuto il tempo di approfondire l’ultimo provvedimento del ministero delle politiche agricole, datato 2008. Laddove si legge che la mozzarella di bufala campana (dop), quella che lui chiama “casertana” si può produrre anche in provincia di Benevento, in particolare nei comuni di Limatola, Dugenta e Amorosi. Non solo. Possono fregiarsi del titolo di “produttori” non solo quelli dell’intera provincia di Caserta e di Salerno, ma anche nove centri del Napoletano e una svariata quantità di comuni della provincia di Roma, Frosinone, Foggia e Isernia.

Non è la mozzarella, dunque, il fattore identitario preminente. E magari il problema della fusione per incorporazione delle province interne della Campania, a corto di popolazione e di estensione geografica, si potesse risolvere a colpi di tipicità agroalimentari.

Qualcuno, inoltre, potrebbe pure incaricarsi di ricordare che il decreto luogotenenziale n. 373 dell’11 giugno del 1945, con il quale venne ricostituita la provincia di Terra di Lavoro, trovò concreta attuazione con la cessione a Caserta, da parte di Benevento, di 52.649 ettari di sovranità territoriale lungo i sentieri di Ailano, Alife, Alvignano, Caiazzo, Castel D’Alife, Castel Campagnano, Dragoni, Gioia Sannitica, Piano di Caiazzo, Piedimonte d’Alife, Raviscanina, Ruviano, San Gregorio, San Potito Sannitico, Sant’Angelo di Alife e Valle Agricola.

La soppressione delle Province, in particolare quella di Benevento, fondata nel 1860, con decreto di Giuseppe Garibaldi, prima, quindi, dell’Unità d’Italia, tocca i cittadini ma investe la sfera della politica e il problema, se è un problema, va risolto là dove si puote. Saranno governanti e parlamentari a stabilire se la spending review passa per davvero attraverso la cancellazione e il depauperamento istituzionale dei territori più piccoli. E se il “sacrificio” è indispensabile e indifferibile.
A noi toccava, per una questione di orgoglio beneventano, solo “rispondere” a Francesco Piccolo e alla sua divertente teoria sulla “casertanità” della mozzarella da difendere a oltranza, rimpiangendo il fatto che magari il motivo del contendere potesse essere solo la paternità e l’esclusività di questa prelibatezza che investe l’onore e la tradizione di Terra di Lavoro. Non è così, purtroppo. (bru.men.)


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