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RASSEGNA | Lo scandalo della strada provinciale Cerreto-Cusano

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agosto 3, 2012 by admin

di Nicoletta Vitelli

(Sannio Week) – È ormai diventato un appuntamento estivo quello dell’incendio che puntualmente divampa sul costone del Monte Cigno che sovrasta la SP 76 Cerreto Sannita-Cusano Mutri. Dal lontano 2007 cambiano i sospetti, le motivazioni, le amministrazioni comunali e provinciali, ma le conseguenze e i disagi rimangono immutati.

Lo scorso 14 luglio le squadre del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco sono intervenute per estinguere l’incendio in questione, dichiarando la strada “non transitabile e chiusa al transito” almeno fino a cessata emergenza e bonifica dell’area. Da quel momento, teoricamente, l’ente Provincia avrebbe dovuto decretare la chiusura al traffico. Ma così non è stato. Il dirigente del Settore Infrastrutture e Viabilità della Provincia di Benevento, Liliana Monaco, ha inizialmente cercato di scaricare la responsabilità sul Comune di Cerreto, forse non considerando che la strada in questione è provinciale e che nel 2007 la Provincia era già intervenuta nell’analogo caso. Così 3 giorni dopo l’incendio si stava ancora parlando di competenza, nonostante i numerosi precedenti. Il rimpallo da una parte all’altra si conclude il 17 luglio, con la definitiva assegnazione dell’onere alla Provincia di Benevento.

Il 19 luglio si ha la svolta: la Provincia prende in mano la situazione e dispone per le operazioni di disgaggio dei massi pericolanti e per l’esecuzione di lavori migliorativi (di competenza comunale) della strada alternativa “Truocchio-Madonna della Libera-Pezza di Perno”. Informa anche che il lavoro per la galleria paramassi è stato “predisposto e finanziato dalla Regione Campania”, ma che l’inizio di questi è posticipato a data da definirsi perché manca (ancora) tra i pareri raccolti nel giro di 5 anni, quello favorevole da parte dell’Ufficio regionale del Genio Civile. Fatto di per sé incomprensibile, ma persino ovvio se si considera che per il parere della Commissione Edilizia del Comune di Cerreto si è dovuto attendere per ben 6 mesi.

Il giorno successivo la Provincia decreta l’inizio dei lavori e la contemporanea chiusura totale al traffico, invece della soluzione del senso unico alternato prevista dal progetto migliorativo presentato dalla ditta aggiudicataria dell’appalto (Rillo Costruzioni). Questo ha ovviamente sollevato grandi proteste, compresa quella ufficiale del Sindaco di Cusano, che ha chiesto la revisione del provvedimento, procedendo alla chiusura totale solo durante le operazioni di disgaggio e quelle pericolose per gli utenti. Le motivazioni addotte sono state molteplici e hanno ben interpretato il dissenso popolare: le difficoltà nel trasporto sanitario in primis, soprattutto dopo la chiusura dell’ospedale di Cerreto e del Saut (presidio di pronto soccorso) di Cusano, e delle attività economiche: dato che non c’è una ragionevole alternativa per i mezzi pesanti, le aziende si ritrovano a non poter ricevere materie prime, né ad esportare il loro prodotto.

La questione rimasta irrisolta ha portato il malcontento alle stelle, situazione culminata nella convocazione di un consiglio comunale straordinario, aperto ai rappresentanti delle istituzioni interessate alla vicenda, in data 23 luglio. L’affluenza è stata massiccia data l’importanza del tema, ma nonostante la complicatezza delle problematiche c’era stata una quasi totale unità di intenzioni e di idee, forse non del tutto spontanea. Il Vice Presidente della Provincia Antonio Barbieri ha sottolineato lo stato di avanzamento dei lavori della Provincia, esortando i presenti a non lasciarsi prendere dalla criticismo, quasi come per far passare sotto silenzio le eventuali contrarietà, in nome della celere realizzazione del progetto. Sulla stessa linea il Presidente del Consiglio provinciale Giuseppe Maria Maturo, che ha inoltre puntualizzato che il ritardo dei lavori è stato causato da un ricorso pervenuto alla fine della gara d’appalto per i lavori nel 2010 che ne ha ritardato l’inizio. Affermazione non vera, dato che l’impresa ricorrente non ha chiesto la sospensiva al TAR, ma soltanto il giudizio di merito. Infatti l’iter amministrativo è proseguito, tant’è che l’11 agosto 2011 c’è stata l’aggiudicazione definitiva. Pertanto il ricorso risulta ininfluente. Alla seduta ha partecipato anche il sindaco del comune di Pietraroja, Lorenzo di Furia, che, essendo anche assessore della Comunità Montana, ha manifestato la disponibilità di quest’organo ad intervenire con mezzi e personale nella bonifica delle aree colpite dall’incendio.

Disponibilità smentita il 26 luglio. In questa data infatti, su richiesta del sindaco di Cerreto è stato effettuato un sopralluogo, al quale erano presenti rappresentanti dei Comuni di Cerreto e Cusano, della Comunità Montana. I tecnici della Comunità Montana, dal canto loro, hanno constatato l’impossibilità di intervenire per “mancanza di disponibilità economica conseguente alla revoca della delega in materia di forestazione e bonifica montana da parte della Regione Campania”. A chi spetti attuare una fase che è ancora preliminare del progetto resta un mistero. D’altronde anche prima di perdere la delega, la Comunità Montana non ha ottemperato pienamente ai suoi doveri di manutenzione, come puntualizzato in sede consiliare dall’ing. Emilio Venditto. Infatti i detriti che immancabilmente vengono lasciati sul costone dopo un incendio costituiscono enorme carico d’incendio per il successivo.

Le altre costatazioni sono state invece volte a confutare la necessità di una chiusura totale della strada. Infatti pur essendoci state piogge torrenziali nei giorni seguenti l’incendio, non si sono verificate cadute di massi , tronchi o frane, né dove erano presenti le reti paramassi installate negli anni 2007/2008/2009, né dove esse non erano presenti. In più è stato appurato che non erano presenti materiale pericolante. Il sopralluogo ha dato luogo ad un’altra proposta: usare i tronchi rimasti, posti a distanza quasi regolare, come impalcatura per una palizzata di contenimento in ferro, che sarebbe una soluzione economicamente sostenibile e da raggiungere in breve tempo.
Il resoconto è stato trasmesso alla Provincia ma, nonostante la costatazione da parte di vari tecnici dell’inesistenza di pericoli imminenti, i dirigenti della Provincia hanno ancora una volta rifiutato di assumersi un po’ di quella responsabilità che il loro impiego talora richiede, confermando la chiusura totale al transito.

Ad oggi questi sono gli avvenimenti. Per quanto riguarda i progetti, è quello della galleria ovviamente a destare i maggiori dubbi. La galleria paramassi che dovrebbe essere costruita copre 85 metri, ciò vuol dire che ci sarebbero 670 metri di area interessata dall’incendio che continueranno a costituire un pericoloso problema. I lavori in quest’area spetterebbero alla Regione, dato che non possono essere svolti né dalla Comunità Montana, né dal Comune di Cerreto per mancanza di fondi, e nemmeno dal Comune di Cusano o dalla Provincia perché non sono gli organi di competenza in quell’area.

Inoltre una parte della popolazione disagiata ha espresso dubbi sull’utilità di un’opera che copra una così ristretta parte di area incendiata, e che comporta una spesa così ingente (circa 5 milioni). Le perplessità hanno radici profonde. Nel 2008 infatti fu costituito un Comitato Civico “Per la Liberazione del Monte Cigno” che raccolse 3.000 adesioni. Il comitato presentò un progetto alternativo che prevedeva la realizzazione di una galleria di circa 200 metri che attraversasse il monte nel punto più pericoloso che coincide con i 670 metri rimasti scoperti dal progetto attualmente in corso d’opera. Nell’aprile del 2008 fu formulato il “Patto per il superamento del Monte Cigno”, firmato tra gli altri dal dott. Maturo, dal dott. Rubano, dal Sen. Izzo e dall’On. Mazzoni. Con la loro firma si impegnavano a realizzare il progetto di continuazione della galleria. L’occasione si presentava su un piatto d’argento dato il numero relativamente alto di rappresentanti delle comunità coinvolte nel Consiglio Provinciale. Ovviamente il “patto” non è stato rispettato e ci ritroviamo ora, con gli enormi cambiamenti nell’assetto delle province, in una situazione non altrettanto comoda (per usare un eufemismo)

Le varie vicissitudini non sono altro che l’inizio di un periodo di disagio di cui non si vede una ragionevole fine.


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