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IL RACCONTO| Una cartolina caduta dal cielo

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agosto 15, 2015 by giancristiano

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di Giancristiano Desiderio

Il 17 luglio 1943 veniva spedita da Reggio Calabria a Sant’Agata dei Goti una cartolina postale per le forze armate indirizzata “ai piccoli Claudio e Fausto”. La cartolina non arriverà mai a destinazione. Vi giungerà molto, ma molto tempo dopo, per altre vie, il 4 febbraio 2015. A spedire la cartolina fu il soldato “autiere Giovanni Desiderio”, partito per il fronte africano e da quattro mesi diventato per la seconda volta papà. I piccoli Claudio e Fausto erano i suoi figli: il primo, Claudio, era nato nel febbraio del 1941, mentre il secondo, Fausto, era venuto al mondo alla fine del marzo del ’43. Due anni dopo, il 21 aprile 1945, mentre la guerra giungeva finalmente a conclusione, nasceva il terzo figlio di Giovanni e Antonia Desiderio: Ettore. Il soldato era ritornato dall’Africa a Sant’Agata dei Goti tra la fine del 1943 e l’inizio del 1944, mentre la cartolina imboccò altre strade e non trovò la via di casa. Ma, seguendo le infinite vie del mondo e del suo Signore, è giunta a destinazione settantadue anni dopo ed a riceverla non sono stati, inevitabilmente, i “piccoli Claudio e Fausto” ma a leggerla sono stati i figli dei loro figli che portano i loro stessi nomi, mentre a rintracciare la cartolina e acquistarla su eBay è stato il figlio di Ettore, nipote diretto dell’autiere Desiderio, che porta il nome del nonno. Così dopo settantadue anni quella cartolina spedita da Giovanni Desiderio è giunta a Giovanni Desiderio.

In quelle poche righe, scritte per un tenero saluto e una trepidante rassicurazione, c’è la storia di un soldato e della sua famiglia. Quel soldato era il mio nonno paterno. Mio nonno Giovanni era autiere: svolgeva il suo lavoro militare come addetto ai servizi e trasporti automobilistici. Una malattia di famiglia, quella dei motori, che dura tuttora. Una delle poche, rare, uniche motociclette del dopoguerra santagatese era la sua: una Mars 175. A cavallo della motocicletta dovette affrontare la polvere e la sabbia del deserto africano. Il sole in fronte e il motore sotto il culo: anche così si può fare la guerra e salvare la pelle. Morì giovane, mio nonno Giovanni – come giovani sono morti i suoi “piccoli Claudio e Fausto” – aveva solo 56 anni. Ma io feci in tempo ad essere scorrazzato su e giù per il paese sul primo Ciao che abbia circolato sotto i platani e sopra il Martorano. Si fermava sotto casa e insieme al suo primo nipotino maschio che portava almeno la metà del suo nome – Gian – chiamava nonna: “’Ntune’, ‘Ntune’, ‘Ntunettaaaa!”. E nonna Antonietta, che mi dava le zollette di zucchero e mi diceva “tu sei il primo, devi dare il buon esempio”, si affacciava per vedere e salutare i due giovanotti a cavallo della tigre a due ruote della Piaggio. Nonna era maestra elementare e, come le maestre di un tempo, credeva fermamente nella virtù pratica del cristiano buon esempio. Proveniva dalla famiglia Del Basso ed era la sorella del pittore Ferdinando e dell’ostetrica Alessandra detta Santella a mano che fece nascere mezza Sant’Agata, noi nipoti la chiamavamo zia Bionda e ci recavamo con una certa forzata allegria in visita da zia Bionda e zia Melina che abitavano nella prima casa che sorge a strapiombo sul Martorano ed è tutt’uno con il Ponte Picone.

Giovanni Desiderio nacque il 22 ottobre 1914. Quando partì per la guerra era sposato, aveva famiglia, meno di trent’anni e un mare di speranze e paure nel cuore e nella testa. Era il quarto figlio di una famiglia numerosa, visitata dalla morte. Il padre e la madre si chiamavano Giovanni, commerciante di cereali, e Giovannina, donna di casa, e i loro figli, con poca fantasia e molta tradizione, ebbero i loro nomi: Maria, Giovanna, Aurelia, Giovanni, Normanno (e in quest’ultimo caso la fantasia c’è tutta). Aurelia morì piccolina mentre Normanno era destinato ad essere il burbero, simpatico e geniale gelataio dell’ancora esistente Bar Normanno di via Roma e l’inventore del raffinato Normangelo. Nonno Giovanni lasciò per sempre, e improvvisamente, il suo Ciao il 24 ottobre 1970. La sua corsa durò poco, ma il suo passo fu intenso e vitale. Ogni tanto da ragazzo, col permesso di zio Claudio che lo custodì e lo rimise a nuovo, salivo in sella al Ciao e risentivo la voce di nonno Giovanni: “’Ntune’, ‘Ntunettaaa!”.

Giovanni Desiderio nipote ha rintracciato, con comprensibile emozione, la cartolina di Giovanni Desiderio nonno su eBay. A segnalargliela è stato un amico, il resto l’ha fatto lui aggiudicandosi l’asta. Quando mi ha comunicato la notizia, tramite WhastApp e spedendomi la cartolina caduta dal cielo, avevo già ultimato il libro ma l’idea istintiva di raccontare la storia della cartolina di mio nonno che non giunge a mio padre Fausto ma a mio figlio Fausto e a mio nipote Claudio – e al figlio di mio fratello, Fausto piccolo – è nata ad un parto con la notizia. C’è un eccesso di amore in questa storia, tanti nomi, tanti figli, nipoti e pronipoti, tuttavia quella cartolina militare che rispunta fuori dalla sabbia del tempo è il lato chiaro e oscuro della storia che siamo, che si anima e che ci anima ogni volta che siamo capaci di toccarne un tasto che ancora suona. Scriveva nonno dall’altra parte del Mediterraneo: “Sempre benissimo; e voi? Bacioni cari dal vostro papà”. Alla cartolina che giunge dall’eternità viene voglia di rispondere: “Caro nonno, tutto sommato va bene anche qui. Bacioni anche a te, Ciao”.

tratto dall’Appendice del libro Storia di Sant’Agata dei Goti nel Ventennio fascista che sarà presentato a Sant’Agata dei Goti il prossimo 6 settembre


2 comments »

  1. francesco lubrano ha detto:

    che bella storia mi ha toccato particolarmente tua zia santella ha fatto nascere anche me grazie x avermi fatto rivevere un passato che mi è caro x un verso e amaro x altro perchè mi ricorda la poverta’ in cui naqui,ma ne sono fiero e saro sempre onorato di essere nato a s. agata dei goti

  2. donato razzano ha detto:

    Come spesso accade Giancristiano, a noi che siamo “emigranti”, ci fa rivivere gioie e nostalgie della nostra S.Agata! zi’ Santella e zi’ Normanno (mi redarguiva così: “guaglio’ fa’ ampress: comm u’ vuo’ stu gelat”). Un abbraccio.

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BLOGGER:

Giancristiano Desiderio

Giornalista e saggista. È stato cronista parlamentare di Libero, vicedirettore de L’Indipendente, notista politico di Liberal. Collabora con Il Giornale e Corriere del Mezzogiorno

     

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Giornalista e saggista. Ha diretto il Secolo d'Italia e L’Indipendente. Ha fondato la rivista Percorsi.
 

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