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#Beneventofallita | Sull’autobus di Pepe

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gennaio 29, 2016 by giancristiano

di Giancristiano Desiderio

Fausto Pepe ha guidato l’autobus comunale per vie impervie e oscure e alla fine della corsa lo ha condotto fuoristrada in un burrone. Sull’autobus c’era una città intera ma il conducente, che non voleva essere disturbato, ha sempre avuto una guida distratta e a tratti spericolata e incurante dei beneventani che oggi si accorgono di essere appiedati. Il fallimento dell’azienda del trasporto urbano è soltanto l’ultimo di una lunga serie di disastri comunali annunciati – dalle finanze alle scuole, dalle strade alle acque, dalla cultura al calcio – che di fatto fanno di Benevento una città fallita. Tutta colpa del conducente? Non proprio. Su quell’autobus sono saliti in tanti e ne sono scesi altrettanti dopo aver usufruito del servizio senza pagare. La classe digerente del Pd lo ha usato come un taxi. Ecco perché Benevento è fallita.

Il peccato originale di Pepe è nella sua presunzione di innocenza politica. Fin dal suo primo mandato, al repentino manifestarsi delle difficoltà, ha scherzato con il fuoco e ha gridato al lupo al lupo: “Tutta colpa di quelli che c’erano prima”. Ma quelli che c’erano prima – ossia Viespoli e D’Alessandro – anche se non erano Minghetti e Sella, sono stati amministratori seri, hanno lasciato un comune in buona salute e i beneventani glielo riconoscono. I guai sono arrivati proprio con Pepe e i Pepe boys quando al comune è giunta da un lato l’improvvisazione dei singoli e dall’altro l’organizzazione di partito.

E’ da tempo ormai – con fatti e misfatti alla mano – che su queste colonne scrivo che il Pd è il partito del potere inutile. La logica che lo muove è semplice: ogni ente che tocca è trasformato in una sezione di partito. Sia che si tratti di una municipalizzata, sia che si tratti un’azienda partecipata, sia quel che sia ogni cosa è casa loro e ogni cosa è cosa loro. Dove arrivano allungano le mani con nomine, consulenze e prebende. Se il sindaco di Benevento fosse stato soltanto un cattivo amministratore – come testimonia lo stato dell’arte del bilancio comunale – allora al peggio si poteva dare una mano con il meglio o, almeno, il meno peggio ma al comune di Benevento, come in gran parte della provincia, è andata in scena un’altra commedia in cui l’autore e il regista, il protagonista e tutta la compagnia sono nient’altro che le figure e i figuri del potere del Pd che si è specializzato nel portare a sistema il settarismo social-comunista e il familismo meridionale. Il problema caratterizzante della classe digerente del Pd non è mai stato quello di rafforzare il comune ma l’altro di usare il comune per rafforzare se stessa. In una prima fase, il tempo ha dato loro ragione, ma era solo un’illusione ottica perché il potere inutile col tempo diventa anche dannoso. E qui, come sapete e vedete meglio di me, è ovunque lacrime e sangue – con a volte anche la merda nel ventilatore, per dirla con Formica – è tutto un danno generale e il male che più fa male non è la dissipazione delle risorse del presente ma la scomparsa del futuro.

Le polemiche intorno alle dimissioni di Pepe non hanno molto senso. Se desidera restare alla guida di un autobus immobile lo faccia pure. Il problema è un altro: tutti gli attori del Pd, dallo sceneggiatore alle controfigure, hanno condotto l’autobus tra un’osteria e l’altra verso il burrone. Tutti, nessuno escluso. Ci sono persino le telefonate – il citato ventilatore – che ne danno conto. Il fallimento di Pepe è figlio del disastro di un’intera classe politica che ha messo le mani sulla città. Signori, si scende (ma il danno è fatto).


1 comment »

  1. Giuda Barsabba ha detto:

    Non pare che il problema dei dirigenti sanniti del pd sia sistemare gli apparati di partito. E’ tutt’altro: Curare i propri percorsi personali facendosi paravento del partito. Il partito come pretesto e non come motivazione delle scelte. Ma la domanda è: qual è l’alternativa? L’improvvisazione demagogica grillina o il mastellismo di ritorno?
    Direi che forse il men peggio è proprio il PD, se fa il pd.
    Dubito tuttavia che un partito ancora troppo pieno di ex-comunisti falliti cinquantenni e giovani democristiani rampanti e arrivisti possa arrivarlo ad essere-….ma mai disperare.
    Anche dal letame nascono fiori.

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Giancristiano Desiderio

Giornalista e saggista. Ha diretto Il Sannio, è stato cronista parlamentare di Libero, vicedirettore de L’Indipendente e notista politico di Liberal. Scrive per il Corriere della Sera e Il Giornale.
     

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