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#Negazionismi| Indietro Savoia, avanti briganti

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marzo 8, 2016 by giancristiano

di Giancristiano Desiderio

Indietro Savoia, avanti briganti. La formula antirisorgimentale riassume quanto accaduto a Cerreto Sannita, il paese dove nacque nel 1839 il brigante Cosimo Giordano. Il sindaco, Pasquale Santagata, non potendo rifare la storia – facoltà che neanche Dio possiede – ha rifatto la toponomastica: via i nomi dei Savoia – da Vittorio Emanuele II a Umberto I – dalle principale strade e piazze del paese e spazio al feudatario Marzio Carafa, che ricostruì il paese dopo il terremoto del 1688, a San Martino vescovo e, appunto, a Cosimo Giordano che a cavallo tra il 1860 e il 1861 fu a capo di una banda di briganti che diede filo da torcere all’esercito dei Savoia che con la fine del Regno delle Due Sicilie realizzò l’unità d’Italia. Il luogo intitolato al brigante, che con le sue gesta e massacri diede il là ai fatti di Pontelandolfo dell’agosto del 1861 che condussero alla rappresaglia “piemontese”, è uno slargo dove c’è tuttora la casa in cui nacque nella notte del 15 ottobre. Quale il senso del revisionismo toponomastico? Per il sindaco, che dopo la delibera di giunta attende il benestare della prefettura, è un’operazione-verità e un modo per riproporre la “questione meridionale”. Che cosa s’intenda dire non l’ho ben chiaro, a meno che non si sostenga che Giordano fu un legittimista e il brigantaggio una “Vandea napoletana” o, in questo caso, sannita. Ma, forse, gli atti valgono più delle parole: la cacciata dei Savoia da Cerreto è una sorta di negazionismo cambiato di segno. I Savoia – diceva Montanelli – hanno tante colpe, ma anche il merito di aver fatto l’Italia una e indipendente. Povero Montanelli; non gli era ben chiaro che proprio il merito era ormai già diventato la maggior colpa attribuita ai Savoia: l’Italia.

La decisione del comune sannita, al netto di qualche venatura neoborbonica, risale molto indietro nel tempo. Nel 1986 a Cerreto Sannita si tenne il convegno “Brigantaggio e Circondario cerretese 1799-1888” – come ha scritto puntualmente Billy Nuzzolillo, cerretese come il brigante e lui stesso un po’ romantico ammiratore del brigante sannita – e vi prese parte anche Franco Molfese i cui studi sul brigantaggio sono importanti per capire i motivi di una diffusa ribellione contadina che si ebbe dopo il 1860 nel Mezzogiorno. Il malessere contadino, figlio della stessa condizione sociale del Regno di Napoli, diede manforte ai briganti ma non va confusa con una politica legittimista che era semplicemente lontana dai bisogni e dai pensieri sia dei contadini sia dei briganti. Se ne resero conto non solo i “piemontesi” ma anche gli stessi legittimisti, ad esempio il catalano José Borjes, che avrebbero voluto ricondurre le bande di briganti a una disciplina militare per riconquistare comuni, città e capitale napoletana ma si dovettero arrendere di fronte alla ribelle indisciplina dei briganti che con scorribande e guerriglie non lottavano né per il trono né per l’altare, né per Franceschiello né per Maria Sofia ma unicamente per se stessi e con le loro donne, non meno agguerrite e libere giacché non avevano nulla da perdere, avevano il cuore nel bosco (come recita il bel titolo di un recente libro di quel brigante e amico Giordano Bruno Guerri).


2 comments »

  1. Michele ha detto:

    Quello che e successo a Cerreto Sannita e assurdo.
    Un bandito che si e macchiato di numerosi crimini elogiato come un eroe.
    La cosa più assurda e che nessun sindaco dei paesi vicini abbia detto nulla, delle violenze e omicidi di Giordano e i suoi balordi, prima e dopo 1860.

    P.S.
    Legge le pubblicazioni inglesi e francesi del periodo per sapere chi era Cosimo Giordano e i sui amici.

  2. Nicola Ciaburri - Cerreto - Roma ha detto:

    finalmente una parola chiara, al di là del becero ‘risorgimentalismo’ e dell’ancora più becera ed approssimata revisione storica in chiave ‘brigantista’. Si poteva tranquillamente intitolare una strada ai morti post-unitari, vittime ignare di un modo di condurre l’unificazione, senza rinnegare l’unità d’Italia e senza dimenticare le vittime ‘non illustri’ di questa unità e soprattutto senza esaltare i Borbone responsabili di aver annegato nel sangue l’unica rivoluzione italiana, quella del 1799.

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Giancristiano Desiderio

Giornalista e saggista. È stato cronista parlamentare di Libero, vicedirettore de L’Indipendente, notista politico di Liberal. Collabora con Il Giornale e Corriere del Mezzogiorno

     

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Giornalista e saggista. Ha diretto il Secolo d'Italia e L’Indipendente. Ha fondato la rivista Percorsi.
 

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