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#Gourman | Franco Pepe, il sacerdote della pizza

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giugno 11, 2016 by admin

di Antonio Medici

Si può andare a mangiare la pizza e si può andare in pellegrinaggio per la pizza. Nel primo caso ci si può orientare in qualsiasi direzione conduca verso una delle tante eccellenti pizzerie campane e d’Italia, nel secondo caso bisogna mutuare il criterio del “Versum Solem Orientem”, usato sin dagli albori del cristianesimo nella costruzioni dei luoghi di culto per orientarne l’abside ad oriente, lì dove nasce il sole, e parafrasarlo con “Versum Caiazzo Orientem”. A Caiazzo, infatti, Franco Pepe, in un antico palazzetto edificato lungo una delle tante suggestive, scoscese e sconnesse calate del centro storico, ha eretto il tempio della pizza e vi esercita il sacerdozio con dedizione assoluta, assistito da chierichetti impeccabili.

La liturgia è perenne come perenne è la folla e la fila dei fedeli che vi partecipano. Il sole della pizza sorge qui e difatti una delle proposte, presente anche nel menù degustazione, è “il sole nel piatto”, pizza con mozzarella di bufala Dop, piennolo del Vesuvio Dop, olive caiazzane, acciughe di Cetara – divine -, origano dell’alto casertano.

Spontaneo, disponibile, affabile, Franco Pepe ripete più volte la parola progetto, che troppo spesso in gastronomia come in altri contesti è usata per coprire il vuoto assoluto di idee, risultati, investimenti. Non così in questo caso; in collaborazione con l’agronomo Vincenzo Coppola, Pepe investe sul territorio con idee e stupefacenti risultati, arrivando a fare della pizza l’occasione per una superba esposizione della ricchezza e della varietà del territorio campano e per esprimere la sua coraggiosa creatività. La “pinsa conciata del ‘500”, anche detta “mastunicola”, rappresenta sintesi e apoteosi di questo approccio: sugna di maiale nero casertano, pepe, conciato romano, basilico, origano dell’Alto Casertano e confettura di fichi del Cilento. Giustapposizioni che si coniugano in un grande immenso equilibrio di odori, sapori, sensazioni tattili, attraverso una creazione che afferisce, più che alla gastronomia, al sovrannaturale, al divino, all’arte.

Il progetto, dunque, esiste ed ha riflessi inconsapevoli che si riverberano in positivo sulla comunità. Così capita che l’antiquario di paese trasferisca in centro la propria bottega, restando aperto sino a tarda sera per rivolgersi, fermo a Caiazzo, ad un pubblico ultraregionale e talora internazionale, altrimenti per lui irraggiungibile.

Menzione speciale per i crocchè  di patate e la “riccia nero ripiegata” con fior di latte, scamorza affumicata, salsiccia di maiale nero casertano – poetica – e origano.

Ambiente curato in ogni dettaglio, servizio eccellente – Rosaria davvero insuperabile per simpatia, tempestività, competenza e pazienza. Carta dei vini e delle birre orientata al territorio.

I menù degustazione, composti  di cinque pizze, sono consigliati per tavoli di 3 o 4 persone, ma la leggerezza assoluta dell’impasto e la disponibilità a servire anche pizze mignon rendono questa esperienza accessibile anche a chi è in coppia.

Indispensabile prenotare, consigliabile puntare al turno di apertura delle 19.30, magari restando digiuni o quasi a pranzo in modo da assaporare quante più delizie possibile.

Pepe in Grani

Vico San Giovanni Battista, 3 – Caiazzo

Tel. 0823 862718

www.pepeingrani.it


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Giornalista e saggista. È stato cronista parlamentare di Libero, vicedirettore de L’Indipendente, notista politico di Liberal. Collabora con Il Giornale e Corriere del Mezzogiorno

     

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