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#Mosconi| Il bestiario della maturità

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luglio 7, 2016 by giancristiano

di Giancristiano Desiderio

Bisogna prendere molto sul serio quel che Leo Longanesi diceva dei suoi studi: “Tutto quello che non so l’ho imparato a scuola”. Infatti, si andrebbe a scuola per imparare ma niente meglio della scuola infonde un odio verso la lettura e senza il gusto della lettura non si potrà mai imparare a scrivere in modo passabile. La cosiddetta maturità – che in realtà sarebbe un esame di stato scolastico ossia un controsenso – è ormai giunta alle provi orali ed i maturandi si produrranno nel loro pezzo forte: la tesina o – peggio ancora – la mostruosa mappa concettuale. Si tratta di un argomento scelto da loro sul quale ne diranno di tutti i colori. Un po’ come hanno fatto con il compito d’italiano che è sempre uno sciocchezzaio, un bestiario che fa piangere e fa ridere. Peggio del compito d’italiano c’è quello di matematica in cui gli studenti dimostrano di non saper far di conto. Insomma, si esce dalla scuola che non si sa scrivere, non si sa leggere e non si sa calcolare. Appunto, tutto quello che non so l’ho imparato a scuola.

Una volta ascoltando una bella ragazza che, alla prova orale, parlava di Leopardi sentii dire che il poeta di Recanati scrisse La finestra o fiore del deserto. Naturalmente, la studentessa voleva dire La ginestra ma è ancor niente in confronto a quanto disse un giovanotto che sentendosi in vena di discorrere di filosofia da Parmenide ad Heidegger citò quel cane di Diogene ma invece di dire Diogene di Sinope cambiò il nome della città turca e disse Diogene di Senape. Forse, il ragazzo fece un po’ di confusione tra la senape, la maionese e il ketchup che metteva sulle patatine dimostrando, in fondo, che il cane non era Diogene ma lui. Tuttavia, è ancora nulla in confronto alla confusione in cui cadde una ragazza che interrogata sull’aristotelismo rinascimentale citò il filosofo Pietro Pomponazzi chiamandolo Pietro Pompinazzi. Con che cosa si confuse la ragazza è meglio lasciar perdere.

Gli esami di maturità vanno presi con ironia altrimenti si rischia il fegato. Il loro valore è prossimo allo zero dal momento che i promossi sono destinati a passare tutti in cavalleria: tutti promossi, todos caballeros come disse Carlo V che non poteva immaginare che la sua frase – semmai la pronunciò veramente – sarebbe servita per certificare l’ignoranza. Uno degli argomenti preferiti dei liceali durante le prove orali è la filosofia di Arthur Schopenhauer. Purtroppo, quasi sempre ne storpiano i connotati, a cominciare dal titolo dell’opera Il mondo come volontà e rappresentazione che diventa Il mondo come volontà e presentazione. Sempre meglio di quel tale che al professore che gli chiedeva lumi sul superuomo di Nietzsche rispose dicendo che si trattava di Superman, al che il professore rincarò la dose e citò i Fantastici Quattro e il supereroe preferito: la mostruosa e possente Cosa. Ma ciò che per gli studenti – e non solo per gli studenti – è proprio una cosa sconosciuta è la storia. Fu Luigi Berlinguer a voler dedicare l’ultimo anno di scuola esclusivamente alla storia del Novecento perché – disse – non è possibile che i nostri ragazzi non conoscano nulla della storia contemporanea. Risultato? Provate a chiedere a un liceale qualcosa sull’età giolittiana. Vi guarderà stralunato e vi risponderà come Lorenzo di Corrado Guzzanti: “Maddecheaò”.

tratto da Libero del 5 luglio 2016


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Giancristiano Desiderio

Giornalista e saggista. È stato cronista parlamentare di Libero, vicedirettore de L’Indipendente, notista politico di Liberal. Collabora con Il Giornale e Corriere del Mezzogiorno

     

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