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#QuelliDelPd| Maria Elena Bostik e il cervello in fuga di Poletti

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dicembre 21, 2016 by giancristiano

di Giancristiano Desiderio

Maria Elena Bostik ha dimostrato con i fatti di essere incollata alla poltrona. Ha contraddetto con le azioni le sue dichiarazioni e le sue false intenzioni e ha mostrato al Paese che ciò a cui tiene è il Potere. Ora che è entrata a Palazzo Chigi in posizione di comando è scomparsa dalla scena per dedicarsi al retroscena. E’ una tattica già sperimentata in passato: quando l’aria che tira è pessima si eclissa per poi riapparire con il bel sorrisino e l’avvenenza e fare la lezioncina a tutti. Ma il tempo della morale agli altri è passato perché la Boschi diventando Bostik ha perso la verginità politica che le consentiva di dire, alla maniera del Grillo – nel senso del marchese Onofrio -, “io sono io e voi non siete un cazzo”. E che dire dell’ineffabile ministro del Lavoro Giuliano Poletti? Per le cose che ha detto – i giovani cervelli che vanno via? “Bene così. Conosco gente che è andata via e che è bene che stia dove è andata, perché sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi” – le opposizioni e i giovani del Pd esigono le dimissioni ma a chiedergli di lasciare il ministero dovrebbe essere Paolo Gentiloni. Non so se i giovani che vanno via sono “cervelli in fuga”, senz’altro sono intelligenze, volontà, passioni, risorse e sofferenze italiane come Fabrizia Di Lorenzo che aveva lasciato l’Italia per la Germania e si trovava a Berlino in cerca di lavoro e occasioni ma vi ha trovato la morte nell’ultima strage terroristica. Secondo il misurato, ragionato e appassionato parere del ministro Poletti l’Italia non soffrirà a non avere più definitivamente tra i piedi la ragazza di Sulmona? Qui l’unico cervello in fuga è quello del ministro.

L’apparizione sulla scena politica del gruppo dei trentenni toscani sembrava dovesse cambiare il profilo culturale e antropologico della sinistra. Ma al peggio davvero non c’è fine. In fondo, questi bravi ragazzi con la pratica inelegante della rottamazione venivano a dire che era ora di farla finita con il complesso di superiorità della sinistra perché destra e sinistra pari sono e in poco tempo, con le giuste riforme, si sarebbe potuto fare di tutta l’erba un fascio e mettere su una cosa nuova chiamata Partito della Nazione per arginare la crescita dell’Antipolitica. Ma era solo un’illusione ottica che aveva il grave limite di fare rientrare dalla finestra il complesso di superiorità della sinistra fatto uscire dalla porta. Silvio Berlusconi se ne accorse in tempo e, nonostante i cattivi consigli, ruppe il patto del Nazareno quando la presunta superiorità si manifestò nella volontà primaria del Pd: l’occupazione totale delle istituzioni. Mentre per Berlusconi il Nazareno doveva essere un metodo di governo, per il Machiavelli di Pontassieve era un cavallo di Troia. Così il Partito della Nazione è nato morto perché il governo della riforma costituzionale non è mai riuscito a fare ciò che Montanelli ben sapeva: “L’Italia si governa dal Centro”.

La parabola politica e umana della sottosegretaria del presidente conte Gentiloni è il compiuto destino del renzismo che, alla maniera dei pifferi di montagna, è andato per suonare ed è stato suonato. Purtroppo, però, Maria Elena Bostik vuole continuare a suonare nonostante disastri e batoste, mentre Poletti è passato direttamente dal complesso di superiorità alla strafottenza e alla noncuranza per i problemi reali e seri del ministero che non si sa perché ancora amministra. I democristiani di una volta – ben studiati anche da Massimo D’Alema che sconfitto si dimise e lasciò il Palazzo – avevano più stile e se perdevano stavano fermi un giro. Invece, la Bostik gira ancora sulla giostra di governo in attesa che il Pd sia pronto con la zattera elettorale e il ministro del Lavoro è al lavoro nel tentativo di recuperare almeno un cervello: il suo. Ma i casi umani hanno in sé un caso politico: è il Pd che, come partito del potere inutile, funziona così. Si presenta al Paese per salvarlo e lo finisce di inguaiare alimentando a ogni giro di giostra l’Antipolitica. La Bostik ne è la metafora: era la castigamatti della Casta e ora ne è la vestale. Mentre Poletti ha la soluzione in tasca per la disoccupazione giovanile: togliersi i giovani dai piedi.


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Giancristiano Desiderio

Giornalista e saggista. È stato cronista parlamentare di Libero, vicedirettore de L’Indipendente, notista politico di Liberal. Collabora con Il Giornale e Corriere del Mezzogiorno

     

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Giornalista e saggista. Ha diretto il Secolo d'Italia e L’Indipendente. Ha fondato la rivista Percorsi.
 

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