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#Gourman | I piaceri dei vini di Libano e Israele

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giugno 6, 2017 by Antonio Medici

Una bottiglia può condurre lì dove un immaginario di conflitto, disumanità e polvere, costruito sul susseguirsi di notizie di guerra, tramortisce qualsiasi idea di prosperità e piacere: Libano e Israele, la valle della Bequà, le alture del Golan.

Qualche sera fa, quello straordinario narratore che è Guido Invernizzi, medico a Novara, uomo di vastissima cultura enoica e non solo, ha raccontato la magnificenza di quelle terre lontane, polverose e insanguinate come dei luoghi in cui migliaia di anni fa è nato il vino e dove oggi si producono ottimi nettari.

Il Libano è la culla del vino. Lì, secondo molti archeologi, si sarebbe prodotto a partire dal 6000 a.c. Il Libano è anche la terra degli antichi Fenici che nel 3000 a.c. iniziarono con la loro flotta a trasportare e commerciare vino nel mediterraneo. La dominazione ottomana, durata quattro secoli (1516 – 1918), sostanzialmente abolì la produzione vinicola, vietando la coltivazione della vite se non per fini religiosi. In era più recente, invece, sono le prescrizioni religiose a limitarne il consumo e la produzione. Terminato il dominio ottomano, tuttavia, i francesi, Iddio li preservi sempre, portarono il Libano tecnologia, know-how, vitigni.

Nella Valle della Beqà, con 300 giornate di sole in media, i vini vengono prodotti ad altitudini oscillanti tra i 900 e i 1500 metri sul livello del mare con escursioni termiche tra le ore diurne e quelle notturne che raggiungono i 20°. Condizione climatica, questa, che favorisce le concentrazioni aromatiche.

Lo Chateau Musar bianco è forse uno dei vini più rappresentativi della produzione libanese ed è prodotto a partire dai vitigni Obaideh e Merwah, riconosciuti rispettivamente come “padri”, per caratteristiche genetiche ed organolettiche, dei famosissimi Chardonnay e Sauvignon. Il millesimo 2007 presenta, dopo dieci anni, un color paglierino ancora vivace e aromi intensi di erbe aromatiche ed officinali oltre una spiccata mineralità di pietra focaia a sorreggere una persistenza davvero entusiasmante. Con lo Chateau Kefraya 2007, una sorta di melange tra vini di borgogna e della valle del Rodano, a base di Cabernet Sauvignon, Syrah, Mourvedre, Carignan, Grenache, si passa al rosso di colore rubino intenso, speziatura dolce al naso e note mentolate frammiste a sentori di macchia mediterranea. Un vino di grande equilibrio, molto raffinato. Pregiato ma un po’ overloaded il Wardy Private Selection 2006 prodotto a partire da Cabernet Sauvignon, Syrah e Merlot.

I vini libanesi sono oggi penalizzati da dazi elevati che si traducono in pezzi sopra la media per ciascuna tipologia.

In Israele la migliore produzione è concentrata nell’oasi vitivinicola del Negev e sulle alture del Golan, dove le condizioni del terreno e delle escursioni termiche, seppure con temperature sensibilmente più elevate, sono analoghe a quelle della valle della Beqà con cui confinano. Si dice che la storia di Israele sia stata condotta da Dio e dal vino, bevanda sacra in numerose liturgie. Benché il vino sia prodotto da 5000 anni è solo dal 1983 che il livello qualitativo ha registrato una svolta. La facoltà di enologia dell’Università di Tel Aviv è oggi accreditata come una tra le migliori al mondo.

Il Viognier 2013 di Yarden è prodotto a 1200 metri di altitudine, in una delle zone più fredde del paese con temperature che in inverno arrivano a -17, su terreno vulcanico. Fermentazione per 2/3 in rovere di primo passaggio, colore paglierino con riflessi dorati, al naso presenta si presenta con note odorose di frutta gialla, sambuco, legno. Un vino opulento, strutturato, morbido, soave. Straordinario. E’ forse la miglior DOC di Israele.

Il Pinot Noir 2014 Yarden presenta il tipico affascinante colore di quello che è considerato il più prezioso vitigno al mondo. Perfettamente in linea con la tipologia anche le sensazioni odorose e gustative. Un vino elegante.

Lo Yarden Traminer Eis Wein, un vino aromatico dolce, è di particolare pienezza gusto olfattiva con richiami di dattero, zenzero, noce moscata, frutta esotica.

Terre confinanti, ricche di storia e di conflitto, unite da vini a volte entusiasmanti. Un risvolto inaspettato del Medioriente.


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Giancristiano Desiderio

Giornalista e saggista. Ha diretto Il Sannio, è stato cronista parlamentare di Libero, vicedirettore de L’Indipendente e notista politico di Liberal. Scrive per il Corriere della Sera e Il Giornale.
     

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Giornalista e saggista. Ha diretto il Secolo d'Italia e L’Indipendente. Ha fondato la rivista Percorsi.
 

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Fondatore del blog Gourman.it, racconta “esperienze” enogastronomiche senza tecnicismi anche sui quotidiani Roma e Sannio.

     

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