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#LiberiLibri| L’anarco-capitalismo per capire il tabù: lo Stato

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maggio 10, 2018 by giancristiano

di Giancristiano Desiderio

I beni pubblici sono tali perché creati dallo Stato o lo Stato è tale perché garantisce i beni pubblici? Se si sceglie il primo corno del dilemma, allora, i beni pubblici – ad esempio, la scuola, la sanità, i trasporti ma anche la giustizia e persino la sicurezza – sono statali; se, invece, si sceglie il secondo corno, allora, non vi è equivalenza tra Stato e beni pubblici e lo Stato è soltanto un gestore di beni tra una pluralità di gestori e di beni. Nel primo caso abbiamo gli statalisti, nel secondo i liberali che nella loro espressione più radicale diventano libertari. Per capire cosa sostengono costoro non c’è di meglio che leggere L’anarco-capitalismo di Pierre Lemieux ora pubblicato per la prima volta in Italia dalla Liberilibri di Macerata.

E’ bene andare al cuore del problema. Pierre Lemieux individua in Gustave de Molinari (1819 – 1912) il primo anarco-capitalista. Nel suo celebre articolo Sulla produzione della sicurezza de Molinari espone in modo stringente la questione: o il comunismo è meglio della libertà e allora bisogna statalizzare tutto; o la libertà è preferibile al comunismo e allora vanno rese libere tutte le industrie ancora statalizzate come scuola, trasporti, giustizia, polizia. Per de Molinari non solo è ingiustificato razionalmente ma è anche pericoloso praticamente riconoscere al governo il monopolio della sicurezza che sfocia spesso nel comunismo, nel terrore e nella guerra. Stato e violenza, infatti, sono la stessa cosa e questa identificazione è la radice dell’avversione anarchica allo Stato. Tuttavia, privare lo Stato del monopolio della violenza non significa eliminare la violenza. Piuttosto, vuol dire ammettere “che se lo Stato implica la violenza, la violenza non implica necessariamente lo Stato”. Se lo scopo è la riduzione al minimo della violenza, bisogna ammettere che il monopolio statale della violenza non è né l’unico né il miglior mezzo per ottenere il fine.

L’anarco-capitalismo non è una teoria per attuare l’anarchia. E’ un’occasione per mettere in questione il nostro problema culturale e politico: lo Stato. Per gli italiani lo Stato è un totem, un tabù, un mito al quale chiedono salvezza e per il quale fanno sacrifici senza avvedersi che armano il loro carnefice. Criticando “i nostri Stati mostruosi”, Pierre Lemieux usa l’anarco-capitalismo per ripensare le teorie collettiviste, stataliste ed egalitarie che hanno caratterizzato il Novecento e ancora formano la nostra anima a scapito della libertà.


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Giancristiano Desiderio

Giornalista e saggista. Ha diretto Il Sannio, è stato cronista parlamentare di Libero, vicedirettore de L’Indipendente e notista politico di Liberal. Scrive per il Corriere della Sera e Il Giornale.
     

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