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#Gourman | Cibi cotti alla Torretta

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ottobre 1, 2018 by Antonio Medici

La Torretta di Chiaia fu edificata, pare, nella seconda metà del ‘500, come punto di avvistamento per difendersi dalle incursioni saracene, segnava e segna, tutt’oggi, il punto in cui la Riviera di Chiaia inizia a diramarsi nella via di Piedigrotta e nella strada che porta a Margellina. Rimaneggiata dal tempo e nel tempo, durante il ventennio fu sostituita da un edificio che ne ricalcava la struttura architettonica e che fu adibito a Casa del Fascio Rionale.
Dalla Torretta mutua il nome il mercato coperto cui si accede da via Galiani, la strada, oggi pedonale, che collega il signorile viale Gramsci con la più caotica via Giordano Bruno e che affaccia proprio sulla Torretta. Come tutti i pochi mercati coperti ancora esistenti, anche questo conserva il suo fascino fatto di colori, suoni, odori, movimenti, voci. Un’atmosfera umana, un mondo di relazioni opposto a quello dei non luoghi alienanti e omologanti quali i centri commerciali, gli outlet e i grandi magazzini.
Contrapposta, nei mercati antichi e quelli moderni, anche l’offerta dei ristori: spacciatori di surgelati rigenerati e altri alimenti sapidi e senza sapore operano nei grandi centri dello shopping compulsivo sotto insegne pompose e falsamente evocative di una naturalità plastificata del tipo “Pomodoro Vermiglio” o “Pepe Scuro” o anche “Bufalotti brothers”, semplicità ed immediatezza delle trattorie nei mercati tradizionali.
Segue questo modello essenziale Cibi Cotti, al mercato della Torretta, aperto dall’agosto del 1963. Mai nome fu più semplice e suggestivo nella sua banalità.
Bisogna attraversare tutto il mercato, arrivare in fondo, per trovare la lavagnetta esposta ad annunciare le proposte. Una sfilza di primi classici che varia ogni giorno, dalla pasta e spollechini ai tubettoni cozze e patate, dal sartù di riso alla pasta e piselli, passando per i tubettoni cozze e patate e le pennette coi peperoncini verdi (strepitose). Altrettanto casalinghi e tradizionali i secondi: polpette fritte, carne al ragù, fravaglie fritte, salsiccia e friarielli, provola a cotoletta e l’immancabile pesce in bianco.
Tavoli con tovaglie a quadrettini, servizio veloce e scanzonato, aria di una cucina di famiglia, quelle numerose di una volta in cui ci si riuniva anche con i parenti. Clientela per lo più abituale, facile alla socievolezza. Alessandro, impiegato in un ufficio finanziario di viale Gramsci dice: “Vengo a mangiare qui da vent’anni, tutti i giorni.” Gli fa eco, dal banco, la figlia di Anna Pappalardo, l’epica cuoca, spentasi nell’agosto dell’anno scorso, ai fornelli qui per oltre mezzo secolo, dal 1963, dicendo: “Come ripeteva mamma, se uno torna vuol dire che lo stomaco è stato bene, sazio e soddisfatto”.
Lontano dal clamore e dalle mode, un angolo, davvero un angolo, autentico e semplice dove mangiare cibi cotti saporiti come quelli di casa, senza la retorica delle materie prime, delle cotture, del chilometro zero e di tutta la solfa fuffosa della narrazione della tradizione e delle origini di ogni ingrediente.
Il pesce in bianco è l’apoteosi della quotidianità, il merluzzetto lesso, condito con olio, prezzemolo e aglio e il comfort di casa ritrovato nel mercato della Torretta, offerto dagli epigoni della grande tradizione di nonna Anna.
I prezzi dei primi oscillano tra i due euro e cinquanta e i quattro euro, i secondi tra uno e cinque euro.
Con dodici euro al massimo si va via, avendo scelto anche qualche contorno.
Cibi cotti
Via Ferdinando Galiani – interno Marcato della Torretta
081 682844


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Giornalista e saggista. Ha diretto Il Sannio, è stato cronista parlamentare di Libero, vicedirettore de L’Indipendente e notista politico di Liberal. Scrive per il Corriere della Sera e Il Giornale.
     

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Giornalista e saggista. Ha diretto il Secolo d'Italia e L’Indipendente. Ha fondato la rivista Percorsi.
 

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