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#VinoCultura| La falanghina e il “diritto” alla storia

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gennaio 2, 2019 by giancristiano

di Alessandro Liverini

Il prestigioso riconoscimento Sannio Falanghina European Wine City 2019 può rappresentare l’occasione per riscoprire e raccontare le storie che continuano ad abitare la terra sannita.
Raccontarle prima a noi stessi, per ritrovarci e per dare un senso alla decisione di non partire o di ritornare. Poi agli ospiti, i quali – di certo – non verranno solo per godere del buon vino e del buon cibo, ma anche e soprattutto per conoscere la terra e gli uomini che li hanno generati. Infine al mondo intero, ove dimorano inattivi i semi dell’interesse per la nostra area geografica.
Una delle storie vocate ad oltrepassare i confini del Sannio è quella della tabula alimentaria, dei liguri bebiani e del giurista Labeone.

Nel 1831 in località Macchia, presso Circello, in un fondo appartenente al cavalier Giosuè De Agostini, alcuni contadini estrassero dal terreno una lastra di bronzo.
Il proprietario del fondo, avvedutosi dell’importanza del reperto, informò il conte Federico Cassitto di Bonito – consigliere della Provincia di Principato Ultra e studioso di letteratura latina – il quale, a propria volta, ne parlò con l’amico archeologo Raimondo Guarini. Fu così avvisato Olao Kellerman, segretario del celebre Istituto di corrispondenza archeologica, il quale ne diede pubblica notizia nel Bullettino del 1832. Qui si legge che tra le «notizie di scoperte antiquarie […] merita principale considerazione la notizia fornita dal sig. abb. Guarini al dott. Kellerman della scoverta fatta di una tavola alimentaria nel comune di Circello in un fondo detto ancor esso bebiano, e che conferma la conghiettura fatta da parecchi anni dal Guarini, esser là la sede degli antichi Liguri Bebiani. La tavola spetta a Traiano ed è lunga palmi sette, larga cinque e tutta scritta, ma parte ne manca. Finora non ci furono comunicate che le quattro prime linee scritte in lettere più grandi; il resto ci verrà comunicato subito che quel dottissimo nostro collega ne avrà ricevuta un’accurata copia».

Successivamente, era il 1835, nel medesimo Bullettino, l’epigrafista Bartolomeo Borghesi pubblicò il primo studio organico della tabula. Egli inaugurò una vera e propria stagione di studi, alla quale presero parte il gesuita Raffaele Garrucci, l’archeologo tedesco Heinrich Brunn, l’epigrafista Johann Heinrich Wilhelm Henzen ed il premio Nobel Theodor Mommsen.
La Tabula alimentaria ligurum bebianorum – così fu poi denominata convenzionalmente dalla comunità scientifica che si occupò di studiarla – fu conservata presso il palazzo De Agostini di Campolattaro fino al 1875, allorquando fu venduta allo Stato italiano e trasferita a Roma presso il Museo Kircheriano, oggi Museo nazionale romano – terme di Diocleziano.

La tabula alimentaria bebiana – unitamente alla tabula alimentaria traianea ritrovata a Velleia nel 1747 e conservata presso il Museo archeologico nazionale di Parma, ad un pannello dell’Arco di Traiano di Benevento e ad una serie di monete di epoca traianea – costituisce una delle poche testimonianze della institutio alimentaria. Si trattava di un prestito di denaro, assistito da ipoteca (obligatio praediorum) e concesso ai piccoli proprietari terrieri, al fine di disincentivare lo spopolamento delle campagna nel periodo della crisi economica e demografica. Il denaro mutuato, ad un tasso di interessi del 5% annuo (nel caso della Tabula veleiate) e del 2,5% annuo (nel caso della Tabula bebiana), era preso dal fiscus, cioè dal patrimonio personale dell’imperatore. In effetti, il provvedimento mirava a raggiungere l’ulteriore obiettivo di donare ai bambini bisognosi gli interessi corrisposti dai mutuatari. Ecco perché in una dei pannelli dell’arco di trionfo beneventano, l’imperatore Traiano compare circondato dai bambini.
La tabula alimentaria bebiana costituisce – inoltre – per il luogo del suo ritrovamento – la prova inconfutabile della esatta collocazione geografica della res publica Ligurum Baebianorum. Fino al momento del suo ritrovamento, infatti, gli storici e gli archeologi disputavano sul tema, mossi da malcelate esigenze campanilistiche.

I ligures bebiani furono un gruppo etnico di liguri apuani, deportati nel 180 a.C., su ordine del console Marco Bebio Tamfilo, nei pressi dell’odierna Circello, ove nel 298 a.C. il console Lucio Cornelio Scipione Barbato, conquistando le città sannite di Taurasi e Cisauna, ne ebbe espropriato il territorio, trasformandolo in ager publicus.
Ai ligures bebiani appartenne il celebre giurista Marco Antistio Labeone. Egli visse al tempo di Cristo, nel mezzo della grande frattura storica del passaggio dalla repubblica al principato di Ottaviano. Sposò Nerazia della vicina Sepino e fu allievo di Trebazio Testa, giurista originario di Velia, l’antica Elea, sede della scuola filosofica di Parmenide. Da questi apprese il diritto e la filosofia greca. Trebazio Testa era, infatti, amico intimo di Cicerone, dal quale ebbe dedicati i Topica ed alcune celebri lettere in cui gli fu suggerito di non vendere le sue proprietà veliensi.
Labeone fu giurista teorico e pratico. Sei mesi all’anno li passava a Roma ad esercitare le funzioni giurisdizionali di praetor e di consulente e gli altri sei mesi li trascorreva nella sua terra natia – la valle del Tammaro – per studiare e scrivere libri. Fondò la celebre scuola giuridica proculiana. È considerato il pioniere della tradizione occidentale del diritto naturale, nonché l’importatore di nozioni filosofiche nel campo del diritto. Come, ad esempio, il sinallagma aristotelico, innestato prolificamente sul terreno giuridico, fino a divenire il fondamento della moderna teoria del contratto.

Sia Labeone che la tabula alimentaria bebiana – e così decine e decine di persone, di idee e di luoghi che hanno alimentato lo spirito sannita – sono oggi estranei al senso comune. Nella migliore delle ipotesi, giacciono sepolti negli studi d’accademia.
L’esposizione temporanea della tabula alimentaria bebiana nel nostro Sannio o, meglio ancora, l’organizzazione di un’iniziativa sponsorizzata dal Sannio Falanghina European Wine City 2019 al Museo delle terme di Diocleziano a Roma potrebbe andare nella direzione che ho indicato in premessa. E così anche la organizzazione a Benevento di un convegno su Labeone e sul diritto romano. Ricordo, infatti, che il governo cinese è attualmente alle prese con la redazione del codice civile e che per far ciò ha avviato una collaborazione con i giusromanisti italiani della Sapienza.


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Giornalista e saggista. Ha diretto Il Sannio, è stato cronista parlamentare di Libero, vicedirettore de L’Indipendente e notista politico di Liberal. Scrive per il Corriere della Sera e Il Giornale.
     

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