RASSEGNA STAMPA | Gestione rifiuti, il Sannio ha urgente bisogno di impianti
(BeneComune.info) – “Il sistema di gestione integrata dei rifiuti non può prescindere dalla costruzione di impianti per lo smaltimento. Se nel 1994 la Regione Campania, invece di concentrarsi sull’individuazione di siti-discarica per gestire le varie emergenze, avesse operato una scelta differente oggi saremmo potuti essere la regione più all’avanguardia d’Europa in questo settore”. E’ quanto sostiene Massimo Romito, direttore tecnico di ASIA Benevento SpA, che ha affrontato per BeneComune i punti dolenti che restano ancora sul tavolo dell’infinita questione rifiuti: gli impianti.
Perché Benevento e il Sannio non hanno un impianto di compostaggio?
Nel 2007 l’ASIA di Benevento presentò un progetto preliminare per la costruzione di un impianto di compostaggio anaerobico con recupero di energia, il meglio che si potesse progettare per la gestione dell’umido. Era stata individuata e messa a disposizione dell’azienda anche un’area nella zona industriale. Si trattava di un impianto in grado di lavorare 25.000 tonnellate di rifiuto organico all’anno (comprensive, dunque, sia della produzione cittadina sia di quella di altri centri) a fronte di un costo di gestione pari a 15 milioni di euro, compensato anche dalla generazione di energia elettrica. Il progetto fu presentato in Regione Campania che aveva aperto un bando di circa cento milioni di euro; ad un certo punto fu addirittura annunciato, con un comunicato stampa, che l’impianto di Benevento era stato finanziato ma poi non è stato fatto più nulla.
Come è possibile ricavare energia da un impianto di compostaggio anaerobico?
Il trattamento anaerobico dell’umido organico favorisce la creazione di biogas che, utilizzato in un motore di cogenerazione, genera energia elettrica. L’impianto di compostaggio progettato dall’ASIA era simile, anche se la tecnologia differisce leggermente, a quello realizzato a Salerno. In pratica c’è un primo trattamento dell’umido organico dal quale si sviluppa un gas metano dopodiché avviene un processo di post compostaggio in biocella che genera compost.
Qualche anno fa si era parlato di un impianto di selezione e trattamento dei rifiuti da insediare nello stabilimento ex Laser di contrada Olivola. Cosa è stato fatto in proposito?
L’impianto di selezione di contrada Olivola risale al periodo antecedente al 2006. Il progetto riguardava l’adeguamento di un capannone a struttura prefabbricata in cemento armato da destinare a impianto di selezione semiautomatica di rifiuti secchi. La realizzazione dell’impianto era la naturale conseguenza del vecchio piano rifiuti di Benevento che prevedeva una raccolta differenziata stradale in due tipologie: secco e organico.
Oggi le esigenze della città sono mutate. Con un sistema di raccolta differenziata “porta a porta” – i cui risultati migliorano mese dopo mese – è evidente che un impianto di selezione servirebbe soltanto a vagliare la residuale frazione multimateriale visto che tutte le altre sono già separate.
L’avviamento di un impianto di selezione – per il quale servirebbero poche centinaia di migliaia di euro – avrebbe la sua ragion d’essere nel momento in cui si ragionasse in termini territoriali più ampi. I volumi di rifiuto da trattare, in quel caso, ne giustificherebbero la messa in funzione.
In questo momento storico, però, investire in qualcosa di cui è impossibile prevederne le sorti non conviene a nessuno. Ci troviamo in una situazione di incertezza assoluta che riguarda non soltanto l’ASIA di Benevento –che è un’azienda in house del Comune e, pertanto, secondo le norme di legge e il decreto Monti dovrebbe essere privatizzata (deciderà l’Amministrazione se parziale o totale) – ma anche la Provincia di Benevento, la Samte e le altre società provinciali. Questa incertezza impedisce di prendere decisioni e fare programmazione.
Quali sarebbero oggi i vantaggi di un impianto di selezione?
L’impianto di selezione tornerebbe utile nell’ottica di un ciclo integrato dei rifiuti che servirebbe un territorio più vasto della città. L’ASIA conferisce alla filiera nazionale Conai – Consorzio Nazionale degli Imballaggi – che, in base alla qualità della raccolta differenziata, riconosce incentivi economici. Il contributo è direttamente proporzionale alla purezza della frazione conferita. Avere a disposizione un impianto in grado di pretrattare il rifiuto prima che entri in filiera garantirebbe la permanenza in fasce di eccellenza e, di riflesso, alti contributi economici. Bisogna però considerare i costi del processo; per cui ribadisco che un impianto del genere non sarebbe economicamente vantaggioso se funzionasse soltanto per la città di Benevento.
Quali, invece, i vantaggi derivanti da un impianto di compostaggio anaerobico della città?
I vantaggi di un impianto di compostaggio anaerobico sono evidenti: produzione di energia elettrica, abbattimento dei costi di gestione, diminuzione dell’impatto ambientale, servizio di raccolta non influenzato da eventi esterni (scioperi, blocco tir etc.). Smaltire l’umido organico, infatti, oltre alla raccolta, oggi costa 150 euro a tonnellata di cui 90 per il conferimento e circa 60 per il trasporto – gasolio, pedaggio autostradale etc. Con un impianto di compostaggio si risparmierebbero i costi legati al trasporto e non si dovrebbe più girare mezza Italia per il conferimento. Attualmente, infatti, noi campani siamo costretti a smaltire l’umido fuori regione.
Perché la Campania si trova in questa situazione?
Per fare in modo che regga il sistema della raccolta differenziata deve garantire vantaggi ai cittadini; ciò significa che il ciclo deve costare meno del conferimento in discarica. Il sistema regge in quelle regioni virtuose che possiedono gli impianti e dove conferire in discarica costa 200 euro a tonnellata. L’ideale sarebbe assicurare ai cittadini un servizio di raccolta differenziata gratuito stabilendo, allo stesso tempo, una tariffa molto alta per ogni chilogrammo di rifiuto indifferenziato conferito. Oggi il cittadino non si sente motivato a fare la raccolta differenziata perché non riesce a trarne benefici economici; non riesce a spiegarsi, infatti, il motivo per cui, a fronte del continuo aumento della percentuale di raccolta differenziata, si ritrova a pagare sempre di più. La questione è che per la gestione integrata dei rifiuti l’impiantistica è fondamentale: diciassette anni di emergenza rifiuti non hanno portato da nessuna parte. In questo lasso di tempo la Regione Campania non si è assolutamente preoccupata dell’impiantistica ma soltanto di predisporre discariche – lo spazio a disposizione prima o poi si esaurisce. Nel 1994 bisognava subito optare per la costruzione degli impianti. Se fosse stato così la Campania oggi sarebbe stata la regione più dotata dal punto di vista degli impianti, invece è quella che ne ha meno.
Se qualche impianto campano esiste perché portare l’umido organico fuori regione?
Nei pochissimi impianti di conferimento campani si spendono 130, 140 euro a tonnellata; più o meno quanto costa smaltire a Milano con la differenza che gli impianti campani ogni tanto vengono sequestrati e hanno un limite quantitativo oltre il quale non si può conferire.
Quanto costa smaltire il rifiuto indifferenziato?
Il rifiuto indifferenziato viene portato a Casalduni. Smaltirlo costa all’incirca 120 euro.
Casalduni è l’ultimo anello della catena?
No. Casalduni non è una discarica ma un impianto di tritovagliatura che prepara i rifiuti per la combustione. Tutto il nostro rifiuto va in recupero, solo una piccola parte va in discarica.
A quanto ammonta la produzione giornaliera pro capite di umido organico e di secco?
Secondo il dato nazionale la produzione giornaliera di umido organico ammonta a 400 grammi per abitante (umido). Questo dato risente, evidentemente, della stagionalità (d’inverno si produce meno umido organico) e delle differenti abitudini alimentari esistenti tra nord e sud (al sud si preferisce acquistare il prodotto fresco, non confezionato).
Ogni cittadino beneventano produce, ogni giorno, 1,3 kg di rifiuti di cui il 37% finisce in discarica e il 63% viene differenziato. Di questo 63% l’organico è la metà.
In termini assoluti a Benevento si producono circa 30.000 tonnellate annue di rifiuti, delle quali cui 10.000 di rifiuto organico. Ciò significa che l’Asia spende quasi un milione e mezzo di euro annui per smaltire l’umido e circa un milione per il secco.
Antonella Jannuzzi








